Sei in Parma

C'erano una volta i vecchi cinema

13 febbraio 2017, 20:12

Chiudi
PrevNext
1 di 28

C'erano una volta i cinema «monosala». Oggi a resistere stoicamente rimangono solo l'Astra, l'Edison e il D'Azeglio, unico sopravvissuto nella cerchia della città storica, ma sino all'inizio degli anni Ottanta erano più di una quindicina i cinema a Parma. Proviamo a elencarli in ordine sparso: Ariston, Capitol, Lux, Centrale, Verdi, Orfeo, Ducale, Jolly, Roma, Odeon, Olimpico, Piccolo Teatro e il Ritz «a luci rosse», cui vanno aggiunti i tre (anche se l'Edison ha una storia molto più recente) «superstiti». Intere generazioni di quarantenni e cinquantenni di oggi sono cresciute andando a vedere i film più importanti in sale divise tra «primi» e «secondi» posti, o, se si preferisce, tra platea e galleria dove non c'erano posti assegnati e si poteva entrare anche a proiezione iniziata per poi vedersi l'inizio del film dopo che se ne conosceva già la fine. Erano sale in cui se si arrivava in ritardo nei giorni più affollati si era costretti al torcicollo perché gli unici posti disponibili erano in prima fila. Nell'epoca delle sale multiplex che anche a Parma hanno letteralmente «fagocitato» i vecchi e romantici cinema, sembra impensabile che un tempo l'intervallo fosse usato per fare la fila alle macchinette automatiche distributrici di Coca Cola e Fanta, uniche bibite disponibili, cercando affannosamente alla cassa il cambio della moneta. Era un tempo in cui le cassiere e le «maschere» erano personaggi autentici, conosciuti da tutti e in cui i cinema avevano un'anima. Ma anche un tempo in cui le poltroncine erano, come al Ducale di via Bixio o all'Ariston di via Petrarca, in legno. Certo, c'era anche il velluto rosso del «Supercinema Orfeo» di via Oberdan, ma era l'eccezione. Era il tempo in cui alcuni locali erano «vietati» ai disabili: basti pensare alla lunga scalinata che portava alla sala dell'Ariston dopo aver pagato alla cassa oppure a quella del Trento, cinema a fianco del dopolavoro ferroviario in cui si sentiva il rumore dei «rapidi» che passavano in stazione senza fermarsi. E poi c'erano i cinema di «prima» e di «seconda» visione: e in questa categoria, in cui rientravano il Roma di viale Tanara, o il Piccolo Teatro di borgo della Trinità si potevano vedere a un costo minore i titoli usciti qualche settimana prima. Per i giovani di oggi, abituati agli enormi bar delle multisale, difficile pensare a schermi in cui non si poteva entrare in sala neppure con un minuscolo pacchetto di patatine in mano, perché si poteva creare disturbo agli altri. Non parliamo delle bibite: erano in bottigliette di vetro con vuoto a rendere e in sala non si potevano portare. E all'Orfeo, l'unico con il bar, si dovevano mangiare i toast alla svelta nell'intervallo. Adesso è la periferia il regno dei nuovi cinema: fino a qualche anno fa, invece, era il centro ad essere animato dalle sale, tutte scomparse una dopo l'altra. In poche decine di metri c'erano il Capitol di via Cavour, il primo a chiudere a inizio anni Ottanta per lasciare il posto a una banca, il Centrale di piazzale della Macina, il Verdi di via Paciaudi, l'Orfeo di via Oberdan e il Lux di piazzale Bernieri, ultimo ad arrendersi all'avanzata delle multisale e ancora visibile all'esterno nella sua struttura originaria. E sembravano lontani l'Ariston di via Petrarca, cui poi si era aggiunta la minisala Capitol o il Jolly all'inizio di via Cocconcelli e il Ducale di via Bixio e persino il Piccolo Teatro di borgo della Trinità. Adesso è cambiato il modo di andare al cinema, ma resta ancora viva la memoria di quelle sale buie e ovattate, in cui si sperava di non capitare dietro a una persona alta per non rischiare di non vedere lo schermo oppure ci si doveva alzare per far uscire qualcuno dalla fila delle poltroncine, dove lo spazio per le gambe era ristretto. Oggi, certo, la comodità che offrono le multisale è molto maggiore: ma il fascino dei vecchi cinema «monosala» al cui interno sono cresciute intere generazioni di parmigiani resta intatto e irripetibile nel loro ricordo che cerchiamo di far rivivere in queste due pagine.