Sei in Parma

Premio Sant'Ilario, il sindaco: "Parma è la città dei diritti, nessun passo indietro. Occupiamoci dei giovani e del futuro"

Ganapini ricorda Pietro Barilla e don Valentini - Interviste ai protagonisti

13 gennaio 2019, 11:18

Chiudi
PrevNext
1 di 40

Si è svolta all'Auditorium Paganini la cerimonia del Premio Sant'Ilario 2019. Dopo l'inno nazionale, il presidente del Consiglio comunale Alessandro Tassi Carboni fa "gli onori di casa". Aspettando la premiazione, ecco un coro che canta a cappella ed Enrico Maletti che intona una poesia in dialetto di Luigi Vicini. 

La premiazione inizia con la menzione speciale alla famiglia Spaggiari. Poi le civiche benemerenze e infine la medaglia d'oro ad Albino Ivardi Ganapini, che nel suo discorso ricorda, tra l'altro, Pietro Barilla e don Luigi Valentini e i risultati ottenuti a Parma nel tempo, come i Musei del Cibo (video-intervista). 

Video
Albino Ivardi Ganapini, medaglia d'oro: "Mi sento fortunato nella vita. Auguro a Parma di continuare a valorizzare i suoi punti forti"

Davide Bollati (benemerenza): "Questo premio insegna a impegnarsi oltre l'interesse personale. E non è scontato" 

La famiglia Spaggiari (menzione speciale) spiega com'è nata l'idea di un "bosco urbano" parmigiano


Il discorso del sindaco 
Poco prima di mezzogiorno, il discorso del sindaco Federico Pizzarotti. Il primo cittadino sottolinea che Parma è stata fatta con "sacrificio, impegno e tenacia". "Il detto Roma non fu fatta in un giorno - continua - vale per ciascuno di noi. Per prosperare, una città ha bisogno di molti anni. Anni in cui le maniche devono essere rimboccate. Eppure questa è l’epoca in cui le certezze si sono spezzate, in Europa e nel mondo il paradigma del progresso è stato ribaltato. Non più la pazienza di edificare, non più il tempo di imparare, non più il sangue freddo del realizzare: oggi si è convinti che i problemi abbiamo soluzioni facili, per giunta che si potrebbero risolvere di colpo. Che si devono risolvere di colpo. Si ha sempre meno fiducia nel progresso perché il progresso deve essere immediato. Non si vive più per edificare la società del domani ma per vivere il qui e ora. Di questo disegno distorto tutti condividiamo un pezzo di responsabilità: l’Europa, le istituzioni, la politica, la società, ogni cittadino". 

"Ormai ci chiediamo solo cosa la Stato può fare per noi - dice ancora Pizzarotti - ma non cosa possiamo fare per lo stato. Abbiamo abbandonato la via del progresso per ricevere in cambio parole accomodanti e promesse immediate. In controtendenza rispetto alla moda dell’epoca, negli ultimi anni Parma ha scelto il progresso, consapevole che è un viaggio difficile ma redditizio. Siamo tutti in attesa e in grande fermento per Parma Capitale della Cultura 2020. Abbiamo trascorso mesi di lavoro incessante per la candidatura, quando la sfida sembrava impossibile. Davanti a noi ci saranno altrettanti mesi che richiedono impegno e dedizione comuni. Nelle strade, nelle piazze, negli uffici e nei luoghi della cultura c’è fermento, si respira voglia di vita. C’è il sogno di poter regalare all’Italia che ci osserva l’anno più bello che Parma avrà da almeno 20 anni". 



Il sindaco sottolinea che l'anno della Capitale non è arrivato per caso, per fortuna o per fatalità ma "grazie a un mix di competenza e intuizione", "compiendo i passi giusti uno alla volta, perché essere Capitale italiana non è un premio ma un merito". Pizzarotti ricorda Bertolucci: "Bernardo, ovunque tu sia, Parma ti ringrazia perché l’hai portata nel
mondo e dal mondo l’hai fatta amare". 

"Il merito della nostra città è che in 6 anni si è rimessa in carreggiata, raddrizzando le strutture e lanciandosi consapevolmente verso le sfide del mondo odierno. Ecco cosa significa essere Capitale della Cultura: il progresso di chi ha saputo essere formica e non cicala, avendo la pazienza di costruire passo dopo passo il proprio successo. E il 2020 non è come l’ultimo giro di valzer ma sarà l’anticipazione di cosa sarà Parma nei prossimi 10, 20, 30 anni".

"Faccio appello alla gente di Parma che si rimbocca le maniche, alle forze imprenditoriali, a Università e istituzioni e a tutti i parmigiani che amano questa grande città. Il futuro non appartiene a chi si accontenta dell’oggi, noi prepariamo la città che ci meritiamo secondo i nostri sforzi. Se viviamo nella passività e nelle pigrizia, domani i nostri figli vivranno nella frustrazione. Il futuro appartiene a chi sa mescolare sudore, passione, ideali e visione. Il domani va edificato nello stesso modo in cui abbiamo ottenuto i successo più importanti: con una salda alleanza tra pubblico e privato, che da questo palco sancisco e rinforzo. Certo, potremmo dirci: restiamo una città di provincia e accontentiamoci di vivere dei nostri bisogni: un Festival Verdi a misura di parmigiano, un’industria a misura di parmigiano, una qualità di vita da città media, un’offerta turistica di corto respiro.
C’è chi oggi ha preso questa strada, liberissimi di farlo. Ma guardiamoci negli occhi: noi nella storia ci siamo mai accontenti di questo? No. Perciò per aFfermarci in Europa e in italia, parma nel 2030 dovrà reggersi su tre pilastri: qualità della vita, vocazione internazionale e salvaguardia della parmigianità.  
Qualità della vita? La difesa dell’ambiente è una delle grandi sfide di quest’epoca, forse la più grande e difficIle e noi ci saremo. Come? Con una raccolta differenziaTA all’80%, un consumo di suolo pari a zero, periferie legate al centro da corridoi ciclabili e autobus ecologici, un pass digitale di accesso alla città e una mobilità nuova, libera per il cittadino ma limitata alle auto sin dalle tangenziali. E poi scuole ecosostenibili, luoghi della perifieria riqualificati. Le imprese sceglieranno Parma perché metterà al primo posto il benessere di tutti. E non dovrà più accadere che la politica faccia dietro front di fronte alle rivoluzioni, come recentemente fatto sul blocco degli euro 4 da parte dei Comuni della Romagna". 

"Vocazione internazionale? Oggi la sfida non è guardare alle città vicine ma pensare in grande. Lo faremo saldando alleanze con le antiche rivali Reggio e Piacenza. Con loro abbiamo condiviso le opportunità di capitale della cultura. L’area vasta dell’emilia occidentale come polo di sviluppo. Dipenderà tanto anche dalle scelte politiche del governo che ha il dovere di non tagliarci le risorse. Se saprà ascoltare le esigenze dei comuni avrà parma come interlocutrice. 
Parmigianità? Parmigianità e dimensione internazionale devono convivere. Essere campanilisti vuol dire non tenere gli occhi aperti per il progresso. Il nostro si chiama orgoglio. La parmigianità è l’affermazione di una realtà che si è fatta storia. Siamo
e saremo sempre la città dei diritti. E sui diritti Parma non compirà nessun passo indietro, perché un diritto in più significa un passo in più verso il progresso". 

In conclusione, dice il sindaco, "tutti e tre i pilastri sono legati a un unico destino. Ci arriveremo continuando a unire mondi diversi ma complementari: le istituzioni, le forze private, la città coi suoi cittadini. Non va ascoltato il canto delle sirene di chi garantisce una vita migliore adesso, ma serve la pazienza per edificare una Parma migliore domani. Quando si parla di futuro nulla è scritto e tutto è da fare, ogni generazione eredita un mondo che non ha scelto. Non me la sento di dire ai giovani: sbrigatevela voi, noi viviamo l’oggi. Ecco perché dobbiamo occuparci di loro, se necessario ricominciando dall’inizio e guardando a un domani che non è immediato ma va costruito".

 La cerimonia è stata contraddistinta dell'esecuzione dell'Inno Nazionale e dall'esecuzione di alcuni brani a cura del Coro Storie dai Monti, diretto dal Maestro Gianluigi Giacomoni.

Da Albino Ivardi Ganapini a Kiara Fontanesi: ecco chi sono i premiati

(Foto di Annarita Melegari)