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Lauro Grossi, il sindaco vicino alla gente che sapeva guardare lontano

Trent'anni fa l'improvvisa morte del primo cittadino  
durante una riunione di partito. Per nove anni è stato alla guida della città con due giunte sostenute da partiti diversi
fra cui la prima senza la presenza del Partito comunista 
 

di Gian Luca Zurlini -

03 giugno 2019, 11:25

Lauro Grossi, il  sindaco vicino alla gente che sapeva guardare lontano

In politica trent'anni sono un'era geologica. Ma la figura di un sindaco come Lauro Grossi resta ancora attuale oggi, anche se moltissimi cittadini di Parma non erano ancora nati o erano bambini quando ha guidato la città.
Perché Grossi, prima che sindaco, è stato un personaggio a tutto tondo. Lui, borgotarese di origine, è riuscito nella non facile impresa di essere «adottato» dalla città e far scomparire come d'incanto la distinzione tra parmense e parmigiano. La sua passione politica era nata da giovane, ma prima di arrivare a essere politico a tempo pieno era stato dirigente industriale, quando ancora la parola manager era di là da venire.
Un dirigente capace, che era poi riuscito a trasferire, almeno in parte, i suoi metodi all'interno della macchina comunale. Fra le cose di cui andava fiero c'era il periodo alla Salvarani, durante il quale era stato uno degli artefici dei grandi successi della squadra di ciclismo, sport di cui era grande appassionato e nel quale aveva portato in anticipo sui tempi il concetto di sponsorizzazione.
Grossi, in politica, ha militato con passione per tutta la vita nelle file del Partito socialista. E anche l'improvvisa scomparsa, avvenuta durante un'infuocata riunione di partito in una sezione dell'Oltretorrente nel pieno del suo secondo mandato da primo cittadino, è emblematica dell'uomo.  Lauro Grossi è stato sindaco dal 1980 al 1989 in un'epoca in cui il primo cittadino veniva eletto dal consiglio comunale, quindi dai partiti. Ma la sua capacità comunicativa e il suo saper dominare anche le situazioni più difficili lo avrebbero quasi certamente portato a ricoprire l'incarico anche nell'epoca dell'elezione diretta. Perché Grossi è stato prima di tutto il sindaco della «gente», intesa come cittadini. 
E questa autorevolezza gli era riconosciuta dai partiti, tanto che dopo aver guidato per 5 anni una giunta di sinistra, è stato scelto dal suo partito per guidare la prima storica giunta senza il Pci nella Parma del dopoguerra, con un pentapartito uguale a quello del governo nazionale.
Ma il garante di un accordo rivoluzionario per quei tempi (si parla del 1985) in cui per la prima volta la Democrazia cristiana arrivava a governare un capoluogo di provincia nel cuore dell'Emilia «rossa» era proprio lui.  A trent'anni dalla sua morte, rimane il ricordo di un politico all'avanguardia per l'epoca. È stato il sindaco che ha saputo gestire l'emergenza del post terremoto del 1983 ottenendo i fondi che in pratica hanno consentito di risistemare in tempi brevi buona parte degli edifici della città danneggiati dal sisma dando un nuovo volto all'Oltretorrente. 
È stato in anticipo sui tempi su tante cose. E per questo, anche se sono passati 30 anni, è giusto che la città celebri un uomo che ha contribuito a cambiarne la storia, in positivo.