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ANIMALI

Macachi, le polemiche sulla sperimentazione rimbalzano in città

Botta e risposta fra Lav e Università per uno studio sulla cecità
 

13 giugno 2019, 11:03

Macachi, le polemiche sulla sperimentazione rimbalzano in città

Rimbalza a Parma la   protesta delle associazioni animaliste sulla sperimentazione «Lightup – Turning the cortically blind brain to see» condotta dall’Università di Torino e finanziata dalla Ue. I test  vedranno l’impiego in laboratorio di sei macachi e si svolgeranno all’Università di Parma. Sulla questione, ospitiamo un botta e risposta della Lav   e dell'Università. 

 «Durante la sperimentazione i macachi verranno operati e resi ciechi – scrive la Lega antivivisezione -. I macachi verranno prima sottoposti a un training durante il quale, quasi ogni giorno, per ore, verranno immobilizzati su delle sedie e costretti a riconoscere delle immagini. Dopo questa fase verranno resi ciechi. L’intervento al cervello  si svolgerà in autunno e l’intera sperimentazione durerà 5 anni». 
«Lo studio  - prosegue la Lav - verrà condotto contemporaneamente anche su volontari umani: la ricerca su nuove cure per persone ipovedenti ha compiuto passi importanti solo grazie alle sperimentazioni su malati umani consapevoli. Quindi oltre a essere inaccettabile moralmente, che senso ha questa sperimentazione?». 
Per questo la Lav ha chiesto  al ministro della salute Giulia Grillo di fermarla.  Inoltre,  domani   si terrà un presidio di fronte all’Università  organizzato da molte associazioni animaliste.   L’appuntamento sarà   ripetuto  ogni settimana.
Dal canto suo, l’Università di Parma  sottolinea che «le più recenti posizioni della comunità scientifica internazionale riconoscono il valore e la validità della sperimentazione su modelli animali, quando questo si configuri come l’unico mezzo possibile per poter rispondere ad importanti domande di tipo scientifico o clinico non affrontabili mediante metodi alternativi, comunque nel rispetto delle normative nazionali ed europee». 
«La decisione di intraprendere un progetto con l’uso di animali  - prosegue la nota dell'Università - viene accuratamente ponderata in relazione alla specie necessaria, al numero di soggetti da impiegare e alla sofferenza potenzialmente arrecata agli stessi, nonché in relazione alla probabilità di successo del progetto e ai benefici attesi, sia in termini di progresso delle conoscenze biomediche, sia in termini di valore immediato per la salute, umana o animale».
«Tali valutazioni – prosegue la nota - non sono effettuate soltanto dai ricercatori coinvolti, ma devono essere condivise da esperti indipendenti, prima a livello locale dall’organismo preposto al benessere animale di Ateneo e, successivamente, dal Ministero della Salute, che autorizza le procedure. Scoperte di rilievo internazionale hanno dimostrato e continuano a dimostrare come le conoscenze prodotte dalla sperimentazione animale siano fondamentali per il progresso del sapere biomedico, portando a nuove conquiste in ambito clinico e neuro-riabilitativo, nonché per la validazione di nuove strategie terapeutiche. Recenti ispezioni da parte degli Organismi ministeriali preposti al controllo di strutture e procedure per la sperimentazione in questione, hanno confermato che l’Università di Parma opera in completa aderenza alla normativa in materia». r.c.