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Trasporto a pagamento degli alunni 'traslocati': si apre il fronte dell'Albertelli Newton

di Chiara Cacciani -

26 luglio 2019, 10:24

Trasporto a pagamento degli alunni 'traslocati': si apre il fronte dell'Albertelli Newton

La prima campanella della protesta era suonata alla scuola Anna Frank: con la prospettiva del trasloco delle classi in via Saffi per il tempo della ristrutturazione, le famiglie contestano da settimane al Comune la decisione di non offrire gratuitamente il servizio di trasporto degli alunni. Stavolta sono invece i genitori dei bambini iscritti all'Istituto comprensivo Albertelli Newton a «scampanellare» aprendo uno scomodo, secondo fronte.
Anche in questo caso il tema è legato a una ristrutturazione e – come conseguenza - a chi tocca farsi carico del costo del trasporto degli alunni nel plesso ospitante. Con una variante: se nel primo caso si parla del futuro prossimo, ossia settembre, nel secondo caso, quello della Albertelli Newton, è a gennaio scorso che bambini e famiglie hanno debuttato con il cambiamento di sede. E fino a giugno il problema del bus navetta non si era mai presentato: gratuito per tutti, come promesso dall'Amministrazione comunale un anno prima, al momento di presentare il piano del trasferimento in via D'Azeglio.
«La notizia dei primi giorni di luglio è invece che il Comune, arbitrariamente, ha stabilito che a Parma, per circa 1000 famiglie, la scuola pubblica e dell’obbligo diventerà una scuola a pagamento», fanno sapere i genitori. Che rivendicano di aver accettato e affrontato con «senso di responsabilità e senza lamentele una situazione che per le classi coinvolte ha subito comportato rilevanti difficoltà organizzative e didattiche, e carenze strutturali». E dunque faticano ad accettare che un anno dopo i patti possano essere modificati unilateralmente «e le promesse rimangiate». Nella comunicazione arrivata alla dirigente scolastica è previsto – spiega il Comitato rappresentanti dei genitori - «che da settembre la spesa del trasporto degli alunni dovrà ricadere sulle famiglie, ed in maniera non simbolica: l’importo richiesto potrebbe arrivare a 37 euro mensili per  alunno (e molte famiglie hanno anche due figli). Noi riteniamo che non si possa chiederci di affrontare, oltre al disagio, anche una spesa. Ciò che si può legittimamente chiedere alle famiglie è il costo del trasporto verso la scuola originaria di assegnazione, non di certo il costo del trasferimento verso i lontani plessi di appoggio, che genitori e bambini non hanno scelto e che sono stati imposti dall'amministrazione».  
«Nella pianificazione e nella programmazione dell’intervento - insiste il Comitato -   andava prevista e gestita la copertura dei costi del trasporto scolastico».

Non apre grossi spiragli di ripensamento la risposta del sindaco Federico Pizzarotti, interpellato dalla Gazzetta: «Il tema è stato dibattuto in Consiglio Comunale e continuerà nelle sedi deputate al dialogo: l’obiettivo è venire incontro il più possibile alle famiglie. Stiamo riqualificando alcune scuole per consegnarle alla città come nuove – ha replicato -. Nel frattempo, durante il periodo di riqualificazione, abbiamo attivato un servizio di trasporto pubblico per i bambini che saranno ricollocati in un altro plesso. Il Comune - quindi i parmigiani - contribuirà alla spesa maggiore. I genitori che usufruiscono del servizio, invece, contribuiranno in misura minore e in base al proprio reddito: ritengo corretto che chi usufruisce di un servizio se ne faccia in parte carico».
Ma la battaglia dei genitori non andrà  «in vacanza»: «Pretendiamo che il Comune rispetti l’impegno preso  un anno fa. I genitori sono stanchi, ma non si piegheranno davanti ad una scelta ingiusta e dannosa».