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CRISI DI GOVERNO

Corsa al voto? I politici di Parma quasi tutti pronti

Cavandoli (Lega): «No a strane maggioranze». Cesari (Pd) frena: «Meglio un esecutivo tecnico». Il sindaco Pizzarotti: «Dai 5 Stelle errori continui»  

di Michele Ceparano -

10 agosto 2019, 10:42

Corsa al voto? I politici di Parma quasi tutti pronti

«Al voto, al voto». È partita la corsa.   L'accelerazione impressa dal leader della Lega e ministro dell'Interno Matteo Salvini che, di fatto, giovedì  ha aperto la crisi di governo, sancendo la fine dell'esecutivo formato dal Carroccio e dai 5 stelle,    fa discutere anche    il mondo politico parmigiano. La posizione degli esponenti locali  fotografa infatti le posizioni  a livello nazionale, pur con qualche distinguo. 
 Per quanto riguarda il centrodestra  prevale l'auspicio  che, dopo la mozione di sfiducia depositata ieri mattina dalla Lega,  il prossimo,  e l'unico passo, sia quello di andare alle  elezioni anticipate. Senza passare  per governi tecnici  o altre alchimie «perché sarebbe contro il popolo italiano». 
 Lo spiegano  due parlamentari leghisti parmigiani, l'onorevole Laura Cavandoli e il senatore Maurizio Campari, il secondo  sempre insieme a Salvini nei recenti comizi  come quello di   Sabaudia e di Pescara.   Sia la Cavandoli che Campari  sono per il voto, senza indugi. 
«Strane maggioranze - spiega la Cavandoli - andrebbero contro la volontà degli italiani».  Prima, però, i 5 Stelle chiedono di votare la riduzione  dei parlamentari.  «Bloccherebbe il parlamento per otto-dieci mesi -  aggiunge -. Il voto è l'unica possibilità. Credo, inoltre, che anche nel Pd ci sia la voglia di andare alle urne». Niente ferie, dunque. «Quando si è parlamentari, non bisogna pensare alle ferie - continua -. Lunedì andiamo a Roma  perché  Salvini ha detto che siamo disponibili a votare anche a ferragosto».      Ma  solo  per arrivare al  voto, come auspica anche Campari.  
«I 5 stelle - ripercorre gli ultimi tempi  - hanno votato contro il loro primo ministro com'è accaduto per il tav. È la dimostrazione delle difficoltà che ci sono a governare assieme a loro».  L'accelerazione di Salvini, secondo il senatore parmigiano, «ha l'approvazione della gente. Finché si riusciva  a lavorare, infatti,  si poteva anche andare avanti. Ma ultimamente troppe cose sono cambiate». 
Sotto accusa i «tanti no dei 5 Stelle: non solo sul tav, ma anche sulla giustizia e la sicurezza». Campari ribadisce che «la Lega è solo per il voto. L'abbiamo già detto in ogni modo. Altra soluzione davvero non c'è».
Se si andasse al voto  e se, come ha puntualizzato ieri il ministro dell'Interno, si dovesse optare per una coalizione, senza dubbio  un  alleato del partito di Salvini potrebbe essere Fratelli d'Italia. 
«Un'alleanza basata, però,  su pari dignità e rispetto  - chiede  Massimo De Matteis,  presidente provinciale del partito guidato da Giorgia  Meloni -. Noi, infatti, non siamo gregari di nessuno.  Oltre alla Lega, chi aumenta  è solo Fratelli d'Italia. Cresciamo con gradualità ed equilibrio.  Il motivo? Non abbiamo  mai rinnegato il nostro passato e fatto tesoro degli insegnamenti dei  nostri illustri predecessori. Oggi le parole di   Almirante e Rauti sono ancora attuali».  De Matteis  vede elezioni anticipate  «all'ottanta per cento. Noi siamo pronti». 
Questa  crisi viene salutata positivamente anche da Maria Vittoria Valdrè  commissario provinciale seniores di Forza Italia.  «Attesa e molto auspicata» puntualizza. Secondo l'esponente del partito di Silvio Berlusconi «ora è grande l'attesa su cosa farà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La cosa migliore per Forza Italia,  ma soprattutto per gli italiani,  è comunque che si ricomponga quel centrodestra già sperimentato e, soprattutto, vincente».  
Secondo Nicola Cesari, segretario provinciale del Pd, «ha fatto tutto  Salvini e lo ha fatto perché i 5 Stelle glielo hanno concesso».  Poi   «Salvini di questo esecutivo è stato il killer».  Cesari sul voto subito è freddo.  «Il Pd non è pronto -   dice in controtendenza rispetto ai vertici  -.  Almeno, in questo   preciso momento non è in grado di rappresentare un'alternativa di governo». Per Cesari la soluzione migliore, prima di votare,  sarebbe quella «di un governo tecnico.  Prima di tutto   perché il Pd, come ho detto,  non è pronto, e  poi  perché non può essere sempre il nostro partito ad assumersi  le  responsabilità di rimediare ai disastri fatti da altri. Devono assumersele tutti. Infine,  il Pd si deve riorganizzare».
«Salvini -   dichiara, invece,   Maria Edera Spadoni, deputato reggiano dei 5 Stelle  e vicepresidente della Camera - si prenderà le sue  responsabilità  per  aver aperto questa crisi. Il premier Giuseppe Conte  è stato molto bravo mettendo al centro il parlamento. Chi deciderà di sfiduciare Conte si prenderà, dunque,  anche diverse  responsabilità politiche, da quella  di un sicuro aumento dell'Iva alla mancata realizzazione del salario minimo». Per la Spadoni «pensando al bene del Paese, andare al voto adesso  non  ha  senso. Sarebbe infatti  meglio proseguire. Non potendo, il voto è l'unica  strada che sembra percorribile. A meno che non si mettano tutti contro i 5 Stelle». E un'alleanza grillini-Pd? «Mi sembra che vogliano andare a tutti i costi a votare» conclude. 
Chi è stato uno dei pionieri dei 5 Stelle ma dal dicembre scorso ha detto addio al movimento fondato da Beppe Grillo è Mauro Nuzzo.  L'ex consigliere comunale e  candidato alla Camera alle scorse elezioni ora si toglie qualche sassolino dalle scarpe. «Avevo avvisato i vertici che l'abbraccio con la  Lega era mortale -  rivela  -. Chi non ha ascoltato e  ha  commesso  questi errori strategici, dovrebbe trarne le conseguenze».            
Nel dibattito ieri, sul web e in tv, è intervenuto anche  Federico Pizzarotti e non ha perso l'occasione per  attaccare  il suo vecchio  movimento. 
«I 5 Stelle hanno  sbagliato dall’inizio - ha dichiarato il sindaco di Parma - perché forse non avevano calcolato che gli altri erano più capaci di governare, perché erano al governo da tanti anni e quindi conoscevano i trucchi del mestiere, mentre il Movimento 5 Stelle ha fatto un inciampo dopo l’altro».  Per Pizzarotti i 5 Stelle  «arrivando al governo hanno perso quella che era la loro  spinta propulsiva del “se governassimo noi risolveremmo tutto”, mentre dalla tav alla tap all’Ilva sono state decine gli obiettivi non raggiunti e le promesse mancate. Governare vuol dire inevitabilmente scontrarsi con la realtà, con cui  non  hanno mai fatto i conti prima e non li hanno fatti adesso».