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IL COMMENTO

Da Mihajlovic a Nadia Toffa: inguaribile è la retorica

di Chiara Cacciani -

14 agosto 2019, 11:55

Da Mihajlovic a Nadia Toffa: inguaribile è la retorica

Prima Mihajlovic, che - come tanti - inizia un cammino. Poi Nadia Toffa, che - come alcuni - da quel cammino tristemente si congeda.

Parlare di tumore, in particolare quando riguarda un personaggio pubblico, ci riconsegna sempre puntuale la retorica della battaglia: guerrieri ed eroi, vittorie e sconfitte, combattimenti e ko. Dimenticando che di fronte a una malattia del genere non si vince e non si perde: si vive. Finché si può. E come in salute, anche in malattia si ha diritto di scegliere come farlo. Nessuno nega che l'atteggiamento sia importante, che possa migliorare la qualità dei giorni e che trovare le parole e le risorse interiori per provare ad infondere coraggio a se stessi e ad altri sia prezioso. 
Detto questo, esistono anche il diritto a disperarsi e quello alla rabbia, il diritto al silenzio e quello alla fragilità. Meno socialmente accettabili (e di certo più difficili per chi sta accanto), ma questo non modifica ciò che è: l'inesistenza di una classifica finale a decidere i destini.

Che non si guarisce e non si muore per merito o per colpa. Valgono, per tutti, il diritto alla cura e, quando possibile, l'opportunità immensa della prevenzione e della diagnosi precoce. E il comune stare di fronte al fatto che in fondo la vita resti un mistero ed esista anche un insondabile, nel sondabile sempre e fortunatamente in progresso della scienza.