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'Mio padre, il cancro e il coraggio. Che le na fòla...': una testimonianza parmigiana

29 agosto 2019, 08:55

'Mio padre, il cancro e il coraggio. Che le na fòla...': una testimonianza parmigiana

"Qualche giorno fa, parlavo con mio padre dell'allenatore del Bologna Mihajlovic e del suo apprezzabile gesto di andare in panchina per la prima di campionato nonostante la grave malattia. Io gli ho detto che era stato forte,e coraggioso, lui ha annuito senza quasi commentare.Lo conosco mio padre,e quando fa così, vuol dire che non gli va di parlarne. 
A qualche giorno di distanza ho capito perché". Inizia così la testimonianza che un parmigiano, Andrea, ha affidato ai social network. Anche lui ha avuto il cancro, e anche lui lo ha portato al lavoro. Anche lui ha fatto chemioterapia e subito operazioni chirurgiche una via l'altra per sette o otto anni e non ha ancora finito. Anche lui ha avuto dignità e coraggio quando andava da solo in auto a sottoporsi ai cicli di chemio, e il giorno dopo in officina a lavorare. E mi ha detto lui,che il coraggio non c'entra nulla."

Una riflessione a due voci, di fatto - lui e il padre - sulle parole con cui vengono definiti Mihajlovic e altri: i guerrieri, e il coraggio appunto.
"La chemioterapia ha centinaia di effetti collaterali, che variano in base al tipo di tumore e in base al soggetto  - continua Andrea, dando voce anche ai pensieri del padre -. 
E lui,quando al mattino aspettava il suo turno per la cura,le ha viste le persone che piangono perché non ce la fanno. Ha visto ragazzi e ragazze giovanissimi arrendersi e andare a casa , e interrompere le cure. Ha visto gente in un mese morire nonostante le cure. Lui gli raccontava la sua storia e ascoltava la loro,rispettandoli. Lo sa che dietro la guarigione non c'è il coraggio o l'eroismo,ma uomini e donne fragili. Persone che diventano cadaveri ambulanti.  Ci sono medici infermieri e volontari che fanno di tutto per tenerti in vita. 
E che c'è una parte che è fondamentale nella vita. Per qualcuno è la fede in un Dio. Altri lo chiamano destino. Lui lo chiama culo".
"Ha girato i reparti del Maggiore di Parma, è stato in tour negli ospedali di mezza Italia manco fosse una Rock star...hanno filmato alcuni interventi che ha subito perché era un caso raro e per la scienza e la medicina dovrebbe essere morto. È tornato nei reparti dove è stato ricoverato, girando come un fantasma senza che nessuno lo potesse riconoscere perché pensavano fosse 2 metri sotto terra già da mo...Sa di avere una moglie assurdamente paziente e attaccata a lui con una dedizione che è solo delle donne. 
Insomma per lui,mister Sinisa non è più eroe di quella ragazza che avrà avuto 20 anni, che piangeva tutte le mattine che lui la vedeva in oncologia,e che un giorno non ha visto più perché aveva mollato. Perché "vedèt Andrea...colà cagh vòl dal coràg le na fòla cat conta cui ca sta bèn...perché cme in tuti el cosi ed la vita as fa bombèn cme s'pol e miga cmè s'nà voja..."

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