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La storia: Alessandro Mussi

Ruba il camion dei rifiuti e...vola in Costa Azzurra: «Goliardica protesta contro il rumore» - L'intervista - Le foto

di Roberto Longoni -

07 settembre 2019, 08:46

Ruba il camion dei rifiuti e...vola in Costa Azzurra: «Goliardica protesta contro il rumore» - L'intervista - Le foto

Il ladro del rudo non è un rude delinquente, ma un cinquantenne sorridente dai modi gentili. Uno che non ha problemi con la polizia, ma con la pulizia (della città).  Ha la parlata fluente intercalata da battute in dialetto, ha i capelli mossi e  lunghi dell'eterno ragazzo.

Sono gli occhi arrossati a tradire la stanchezza: un'altra notte senza riposo, da una stazione all'altra fino a Parma, dopo che la precedente  era  trascorsa (per sua scelta) al volante. Il rientro in treno, dopo ore e ore in questura: logica conclusione di una fuga in Costa Azzurra su un camion dei rifiuti preso per strada. In realtà, il logorio da insonnia di Alessandro Mussi è di vecchia data. «Sono quattro anni che non dormo, tormentato dal chiasso della raccolta differenziata» spiega. E così, dopo che le lettere  spedite a destra e a manca hanno ottenuto solo silenzi, ha pensato di urlare. E lo ha fatto pigiando sull'acceleratore di un Isuzu della Sirio impegnato a raccogliere la plastica in borgo Santo Stefano. «Ho pensato a  chi dormiva e ho “spento” la fonte del frastuono. Una goliardica protesta: il camion l'ho preso solo in prestito».
Il giorno dopo, Mussi indica i due cassonetti per la raccolta del vetro sotto le finestre di casa in borgo Felino, di fronte alla Fra' Salimbene. «Oltre che gli abitanti di questa via, buttano qui i vuoti quelli di borgo Giacomo e vicolo dei Mulini. Una tortura cinese. Quando c'era la campana, il rumore era ben inferiore".

 

 

"Questa era un'oasi di quiete». La vicina di casa annuisce, mentre un'altra dà un'involontaria conferma scaricando quattro bottiglie nei cassonetti in questione. Sarà per l'acustica della strada, ma il rumore giunge amplificato anche al di qua delle finestre a doppi vetri. Di giorno lo stillicidio dei cocci; con l'oscurità  il tossicchiare dei motori dei camion fermi nello slargo di borgo Felino, proprio sotto casa. La notte di straordinaria follia nasce da qui. Ispirata dal desiderio di trasformare in riso materia da bile. In fondo, anche questa è una forma di riciclaggio.

Erano da poco trascorse le 23 di mercoledì, quando Mussi è uscito da un locale di via Farini dove aveva appena festeggiato con gli amici la «coda» del 53esimo compleanno. «Ma la birra non c'entra: ne avevo bevuta una sola - sottolinea lui -. Stavo andando da un'amica in via Saffi, quando, dopo averne incontrati tre o quattro, ho trovato un  camion per la raccolta differenziata in borgo Santo Stefano. Aveva il motore acceso: lo lasciano sempre così, anche quando stanno fermi a lungo». Tenere il motore acceso per otto ore per fare pochi chilometri, quando in otto ore arrivi a Saint-Tropez: e così la decisione di partire. «In realtà, avevo pensato di farci un giro breve - assicura Mussi -. Ma quando ho visto che il cambio era così duro ho pensato servisse un bel  rodaggio. Aveva solo tremila chilometri».

Così il programma è diventato  quello di andare a trovare un figlio in Costa Brava: Mussi ha imboccato l'A1 verso Piacenza e poi Torino. E quindi Genova. Un autogrill e un caffè dopo l'altro. Zelante, a un benzinaio che voleva dargli  le lattine vuote dell'olio ha risposto che quello era il camion della plastica. «Ripasso un'altra volta» gli ho detto. E poi è ripartito, ai 90 all'ora di crociera, con le due lucciole  accese sul tetto, nel timore di ribaltare il cassone pieno zeppo a premere il pulsante sbagliato per spegnerle.
E intanto, una nuova idea si è fatta strada. «Troppo lontana la Spagna: verso le 3 ho chiamato la  Fede, una mia vecchia amica a Imperia. “Ti porto a far colazione a Monaco” le ho detto». Lei ha acconsentito, dopo aver commentato «sei il solito matto». E ancora non sapeva che di lì a poco sarebbe salita su un camion per la raccolta della plastica. La frontiera, Mussi ha preferito attraversarla sull'Aurelia. Ma a Mentone la polizia francese l'ha comunque fermato. «Mi hanno chiesto se trasportassi migranti. “No, carico rifiuti a Montecarlo: sono d'accordo con il municipio” ho risposto». Il via libera gli è stato dato da una mano sotto il mento: il gesto internazionale del «chissenefrega». Poco dopo, l'Isuzu della Sirio era in sosta davanti al casinò di Monaco, tra Bentley, Lamborghini e Ferrari. «Abbiamo fatto colazione nel caffè accanto, verso le 5,30». Ma la corsa verso occidente  è proseguita, quasi a voler sfuggire al sorgere del sole.

E così Saint-Tropez. «Alle 7. E chi c'era per strada? Una flotta di camion dei rifiuti - sorride Mussi -. Dopo aver  salutato un po' di “colleghi”, ho pensato che fosse il caso di rientrare».

Troppa la luce, per non tornare alla realtà. Anche se il vero «risveglio» è avvenuto in autostrada, dopo che Mussi aveva fatto il pieno di gasolio a Mentone e  accompagnato l'amica a Ventimiglia al lavoro. «Volevo riportare indietro il camion: pensavo di lasciarlo in stazione a Fidenza, telefonare alla Sirio da una cabina e prendere il primo treno per Parma. Ma a  Imperia sono stato intercettato dalla Stradale. Volevo riaccendere le lucciole anch'io (nel frattempo avevo trovato il modo di spegnerle), quando mi sono trovato tra le due pattuglie che mi scortavano in caserma».
Superati i primi momenti di tensione, i poliziotti hanno faticato a trattenere le risa. Così in questura a Imperia, da dove Mussi è uscito con una denuncia per ricettazione. «Lo so, questa goliardata rischia di costarmi caro - dice - ma io  non volevo fare niente di male a nessuno. E poi credo che un po' di ironia e di sana follia aiuti tutti a resistere in questo mondo sempre più sordo, grigio e rabbioso». Anche i due responsabili della Sirio arrivati alle 17 a Imperia per recuperare l'Isuzu devono averlo compreso, guardando negli occhi il dirottatore di carichi di rudo. «Abbiamo scambiato un paio di battute, ma il passaggio a casa non hanno voluto darmelo. Posso anche capirli». A Parma, Mussi è arrivato nel cuore della notte. «Stanchissimo, ma ancora con la voglia di ridere, anche se la preoccupazione che magari venga detto qualcosa all'operatore a cui ho portato via il camion mi è rimasta per tutto il viaggio». È tornato in treno, e meno male che non ne ha trovato uno incustodito con il motore acceso.