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Legionella: due casi sospetti nel fine settimana. Da inizio anno 48 quelli confermati

16 ottobre 2019, 08:55

Legionella: due casi sospetti nel fine settimana. Da inizio anno 48 quelli confermati

Due casi sospetti di legionella sono stati registrati lo scorso fine settimana: uno in città e uno in provincia. 
Per avere però la conferma che si tratta  del batterio, bisognerà attendere i tempi tecnici delle analisi, che richiedono diversi giorni.  Sono 48 dall'inizio del 2019 i casi di legionella  confermati  a Parma e provincia.  Venti sono i casi   notificati nel Distretto Ausl di Parma, di cui l'ultimo  risale al 30 settembre;  nel Distretto di Fidenza 16   casi; nel Distretto sud est 9 casi;  nel Distretto Valli Taro Ceno 3 casi.
«Questi i numeri di casi di legionella registrati nel nostro territorio dal 2013 - secondo i dati diffusi dall'Ausl - sei nel 2013, di cui 4 a Parma città; 15 nel 2014, di cui 3 a Parma;  21 nel 2015, di cui 7 a Parma;  71 nel 2016, di cui 55 a Parma;  28 nel 2017, di cui 11 a Parma;  68 nel 2018, di cui 36 a Parma».
«L'aspetto positivo, riguardo ai casi segnalati quest'anno - fanno notare all'Ausl - è che  nessuno  è risultato collegabile ad altri, nel tempo e nello spazio».
«Questo significa - spiega Paolo Cozzolino, responsabile del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl - che non è stato identificato un focolaio. Questo avviene quando i batteri isolati nei pazienti  risultano geneticamente  gli stessi in più malati».
Cozzolino definisce i 48 contagi di quest'anno «rumore di fondo», spiegando che l'aumento dei casi dal 2016 non è tanto imputabile ad un'effettiva escalation, ma «ad un'aumentata sensibilità dei clinici e dei medici ospedalieri e ad un aumento delle diagnosi. Diciamo che in precedenza c'era una sottostima del fenomeno: l'anziano (poiché spesso la Legionella colpisce gli over 60) che finiva in ospedale con tosse, influenza e problemi respiratori non veniva sottoposto ad ulteriori indagini. E la presenza del batterio non veniva quindi rilevata».
Oggi, con le affinate tecniche diagnostiche, è possibile non solo isolare il batterio, ma tracciarne un profilo genetico e comparare i casi di contagio per arrivare a capire eventuali correlazioni e quindi ipotizzare l'esistenza di un focolaio. 
Ciò che resta ancora molto difficile, continua Cozzolino, «è tracciare un collegamento fra i malati e la fonte del contagio. Di certo possiamo dire che finora quest'anno, al contrario del 2016 e del 2018, non siamo in presenza di focolai».
L'Ausl rassicura quindi che al momento non ci sono indicazioni di particolari precauzioni per la popolazione. Il  contagio avviene solo per inalazione di minuscole gocce (aerosol) di acqua contaminata. L’infezione non si trasmette da persona a persona, né bevendo acqua anche se contaminata, e l’acqua del rubinetto può essere bevuta tranquillamente. r.c.