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TEATRO

Senza «casa» né pace: il Cerchio sospende l'attività

di Claudia Olimpia Rossi -

20 dicembre 2019, 11:46

Senza «casa» né pace: il Cerchio sospende l'attività

Scoppia il caso Teatro del Cerchio con la conferenza stampa tenuta dal direttore artistico Mario Mascitelli, davanti alla platea dell’auditorium Toscanini, sede provvisoria assegnata alla Compagnia da quattro mesi. Una sistemazione, che comporta un affitto di 800 euro mensili per l’utilizzo, “limitato ai momenti in cui non serva alla scuola Toscanini”, definita “non funzionale ad una programmazione professionale”. 
La situazione di reiterata precarietà, alla vigilia della scadenza della convenzione con l’Amministrazione comunale, il prossimo 31 dicembre, ha indotto la dirigenza a sospendere la maggior parte delle attività fino ad una nuova conferenza stampa, già fissata per giovedì 16 gennaio. Nell’occasione, “verrà aggiornata la cittadinanza sulle condizioni per il prosieguo dell’attività”. 
La vicenda del Teatro del Cerchio di Parma, che fino allo scorso giugno aveva sede in via Pini, si pone da oltre quattro anni, in vista del rifacimento della scuola Anna Frank, cui afferiva. La mancanza di altra collocazione aveva quindi portato “all’intimazione di uno sgombero quasi immediato - si dichiara - per l’inizio del cantiere, mettendo letteralmente in mezzo ad una strada i 21 dipendenti fino alla provvisoria assegnazione all’auditorium Toscanini”. 
Chiara la petizione di Mascitelli: «Dopo 20 anni di attività sul territorio, 15 dei quali di programmazione, con le nostre produzioni premiate e riconosciute in Italia e all’estero, forti di 300 allievi della scuola di teatro e oltre 40 scuole in cui svolgiamo percorsi formativi, chiediamo la tranquillità di una sede dove lavorare. Oltre al Comune, che si sta adoprando ma cui chiediamo soluzioni, ci rivolgeremo al presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Le istituzioni si impegnano, giustamente, per risolvere le difficoltà del Teatro delle Briciole. Dispiace vivere questa situazione alla soglia di Parma capitale italiana della cultura 2020, cui siamo pronti. Il teatro resti per tutti la fabbrica dei sogni».