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aldo ghidini

L'intervista a Patrizia Ginepri del 2012

24 dicembre 2019, 10:04

L'intervista a Patrizia Ginepri del 2012

 Patrizia Ginepri

Prima cosa, l'età. «Sono del 1928, dunque ho 84 anni» dichiara fiero Aldo Ghidini, consigliere delegato di Overmach. A Parma non ha certo bisogno di presentazioni: nella sua lunga esperienza lavorativa ha sommato diverse esperienze di rilievo. Chi lo conosce lo sa, è soprattutto un uomo d'impresa vecchio stampo, che bada alla sostanza e che in azienda continua a essere un punto di riferimento nonostante ammetta, sorridendo, di aver ridotto la marcia negli ultimi anni. Ci crediamo, ma ogni mattina è lì nel suo ufficio, pronto ad affrontare la giornata con la «sua squadra», nel quartier generale del gruppo a Moletolo. «In realtà è mio figlio Andrea a guidare Overmach - tiene subito a precisare Ghidini - è lui ad avere idee sempre innovative, a intravedere il business e a motivare le persone. E' lui che ha fatto diventare la nostra società prima in Europa nel settore di vendita delle macchine utensili, è un imprenditore di alto livello».

Torniamo indietro nel tempo. Quando iniziò a lavorare? 

Studiavo a Cremona come perito industriale, c'era la guerra. Il 13 maggio del 1944 un violento bombardamento distrusse la trattoria di famiglia in Via Trento (appesa in ufficio c'è ancora una splendida fotografia della trattoria di Ercole Ghidini che il signor Aldo mostra con orgoglio ndr). Ebbene, dopo quel tragico evento, iniziai a raccogliere rottami e a ripulire le strade. Allora eravamo in tanti a farlo vista la necessità di togliere le macerie dalla città.

Poi cosa successe?

Nel 1945 entrai come impiegato all'Ufficio provinciale del lavoro dove rimasi per 11 anni, esattamente fino al 1956, quando passai in Banca Emiliana, in veste di cassiere. Nell'istituto di credito cittadino restai fino al 1983, ricoprendo negli anni diversi incarichi. Sono stato, tra l'altro, direttore di due agenzie contemporaneamente, quella di via Gramsci e quella di via Montanara, e anche dirigente nel settore dei fidi.

Perché lasciò Banca Emiliana?

Presentai le dimissioni, o meglio fui messo nelle condizioni di andarmene, perché qualcuno non apprezzava il mio lavoro.

A quel punto accettò la sfida di diventare imprenditore?

Proprio così, avviai un'iniziativa con alcuni amici: comprammo la Fratelli Melegari, ma fu per me un'esperienza breve, perché decisi di seguire mio figlio Andrea che nel 1986 acquistò Overmach da Marchelli. 

Cosa vi spinse?

Avevamo iniziato a trattare le macchine utensili ma solo per le lamiere. Non avevamo avviato quasi nulla nel campo dell'asportazione del truciolo. Andrea mi disse che era difficile avere esclusive di vendita perché appartenevano tutte a Overmach. Iniziò la trattativa e in un mese mio figlio concluse l'acquisizione. Da lì ad oggi  in azienda mi sono sempre occupato della parte amministrativa e finanziaria, Andrea ha il merito di aver portato al successo il nostro gruppo. Oggi siamo leader e abbiamo 160 dipendenti motivati e partecipi.

Avete una ricetta?

Credo che sia stata decisiva l'idea di Andrea, da me condivisa, di mantenere sempre in azienda una parte degli utili per potenziare il patrimonio, migliorando sempre più le professionalità di tutti i collaboratori.

Il cambio generazionale la preoccupa?

Assolutamente no. In Overmach  lavora anche il figlio di Andrea, Giovanni. Forgiato dalla disciplina del rugby, che è anche una scuola di vita,  ha iniziato in officina, partendo da zero. Credo sia un'esperienza necessaria.

Overmach a parte, lei ha rivestito altri incarichi importanti

Dal 1995 al 1998 sono stato amministratore delegato dell'aeroporto di Parma. Se devo essere sincero non capivo perché dovesse esserci un aeroporto nella nostra città, una struttura che a mio avviso ha creato problemi alla collettività assorbendo importanti risorse. Dal 1992 al 2000 sono stato, invece, presidente del tennis Club Mariano, mentre dal 2002 al 2006 accettai l'incarico di presidente di Publiedi.

Cosa ricorda di quest'ultimo mandato?

Mi ero proposto due obiettivi: da un lato riorganizzare l'azienda secondo i miei principi e dall'altro fare gruppo con Gazzetta e Tv Parma. Il primo intento è riuscito e con dispiacere ho lasciato una squadra straordinaria. Il secondo proposito, invece, non è andato in porto.

Torniamo a parlare di crisi, c'è qualcosa che vuol sottolineare a questo proposito?

In pieno ciclone, negli anni 2008-2009, ci siamo trovati ad avere un valore di magazzino superiore al fatturato. In città qualcuno diceva che stavamo vendendo ai coreani o addirittura che stavamo portando i libri in tribunale. In realtà abbiamo acquistato denaro dalle banche e pur con fatica abbiamo continuato a vendere in settori e aree del paese in cui la crisi aveva comunque minori effetti. Abbiamo soprattutto continuato a investire sulle persone è questo è stato determinante.

Ai giovani che messaggio vuol lanciare?

Anche se hanno avuto la fortuna di essere bravi e di aver studiato, consiglio un rodaggio nelle attività manuali, per capire il valore del lavoro e la sua connotazione di forte dignità. Un'esperienza “dal basso” mette nelle condizioni di avere rispetto di chi lavora, ma anche dei ruoli e delle gerarchie. Questo dà il diritto di essere rispettati. 

Un'ultima domanda su Parma. In che acque naviga?

Parma deve capire che i soldi della comunità non vanno sperperati. Basta parlare solo dell'inceneritore, occorre piuttosto lavorare sodo per ridare vigore alla città. E gli amministratori devono smettere di fare gli imprenditori.