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Scomparso. La lirica, il teatro, la politica: tutte le passioni di Romano Del Poggetto

18 gennaio 2020, 10:41

Scomparso. La lirica, il teatro, la politica: tutte le passioni di Romano Del Poggetto

LORENZO SARTORIO 

Lui, di Parma, sapeva tutto. Proprio tutto. E non solo la toponomastica, la storia, i trascorsi. 
Di questa città, conosceva anche le piccole cose, le glorie, ma anche le miserie, le chiacchiere, i lati nascosti, i pettegolezzi. Insomma, era un archivio informativo umano come pochi, anzi come pochissimi. Poiché, specie oggi, Parma, la conoscono davvero in pochi. 
Romano Del Poggetto, figura notissima e popolare, è deceduto nei giorni scorsi all’età di 80 anni. Nato in via Mantova, Romano, per molti anni fu una delle colonne portanti, sul piano organizzativo della Democrazia cristiana quando aveva la sede in via Pelacani dopo una permanenza transitoria in viale Tanara.
 Impiegato solerte, attento ed informatissimo, Romano, conosceva tutti i meandri della «balena bianca parmigiana». E, quando erano alle porte congressi o elezioni, la sua impolverata Fiat Ritmo si trasformava in una sorta di ufficio viaggiante con tanto di manifesti, volantini, moduli di iscrizione ed altro materiale. 
Carattere gioioso, gaudente, battuta sempre e rigorosamente in «djalètt pramzàn», per essere stato anche animatore di una compagnia teatrale, Romano, fu pure per anni in quota al «Gruppo appassionati verdiani Grotta Mafalda» con sede in via Sauro. 
Nel club, fondato dall’indimenticato Emilio Medici, Romano, era la «Forza del Destino». 
«E’ stato un amico caro - ricorda il presidente del sodalizio verdiano Enrico Ghidini - oltre che un melomane attento, un assiduo loggionista e un socio molto collaborativo». 
«Con Romano - osserva commosso Alessandro Duce - ho perso un amico sincero, fedele e leale in tutte le stagioni: Natale, calvario e Pasqua. Desidero ricordare il suo impegno nella Dc e il suo cuore per Parma, per la musica classica e lirica. Nella sua semplicità ha insegnato molto a tanti».
 «Romano - aggiunge Eugenio Caggiati - con la passione e la disponibilità che lo contraddistinguevano, è stato uno dei punti di forza nella storia di Frontiera ‘70. Grazie all’esperienza che si era fatto come suggeritore della Compagnia di Bruno Lanfranchi diventò il regista della Compagnia dialettale Frontiera ‘ 70 portandola ad ottenere grandi successi. Svolse pure l’incarico di direttore sportivo della Polisportiva Frontiera ‘70 che raggiunse il successo in tanti sport e specialmente nel calcio». 
Erano gli anni della «nuova frontiera kennediana» che assegnava ai giovani il compito e la fiducia di costruire un mondo più nuovo e più pulito.
 Erano gli anni in cui sem-
pre di più stavano emergendo nei giovani il desiderio e la volontà di sentirsi partecipi delle scelte culturali, ricreative politiche della società di allora.
 Erano gli anni in cui una generazione, con aspirazione responsabile, tra ideali ed illusioni, sogni e speranze, guardava agli anni ‘70 come tappa importante per la costruzione di una società nuova, più umana, più giusta e più libera. 
Già, Frontiera ‘70, un’intuizione di alcuni giovani parmigiani di allora come  Elvio Ubaldi, Eugenio Caggiati, Daniela Bandini, Dante Fontechiari, Arnaldo Bia, Paolo Poletti, Silvano Milioli e Romano Del Poggetto.