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Caso Tommy, il permesso alla Conserva grazie a una sentenza della Corte Costituzionale

24 gennaio 2020, 16:05

Caso Tommy, il permesso alla Conserva grazie a una sentenza della Corte Costituzionale

 Il permesso premio ad Antonella Conserva, condannata a 24 anni per il sequestro di Tommaso Onofri, bimbo ucciso a Casalbarancolo nel 2006, è la conseguenza di una decisione della Corte costituzionale: sono state ritenute illegittime norme che altrimenti le avrebbero impedito di usufruire del beneficio, dopo oltre 13 anni di detenzione. 
Era stato il magistrato di Sorveglianza di Milano a valutare il caso della detenuta a Bollate, difesa dall’avvocato Corrado Limentani e a investirne la Consulta. La Corte a ottobre ha giudicato incostituzionale, perchè viola gli articoli 3 e 27 della Carta, la legge che non consente di concedere permessi prima di aver scontato due terzi della pena, per il reato per cui è stata condannata. Il giudice aveva già sottolineato il percorso della donna che, pur continuando a negare di aver partecipato all’ideazione del rapimento, si è mostrata «assolutamente consapevole della gravità del reato» e manifesta «profondo dolore nei confronti della vittima e dei familiari».

 In particolare la Consulta dice che la preclusione ai benefici stabilita dalla norma per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione che abbia cagionato la morte della vittima è in contrasto con il principio costituzionale che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Questo perchè una disposizione rigida come quella della norma, che non tiene conto cioè del caso concreto, «sovverte irragionevolmente la logica gradualistica sottesa al principio della 'progressività trattamentale e flessibilità della pena'». Fissando come unica soglia per concedere i benefici l’aver espiato due terzi della pena (e non metà come per altri reati ostativi), la legge opera «in senso distonico rispetto all’obiettivo, costituzionalmente imposto, di consentire alla magistratura di sorveglianza di verificare gradualmente e prudentemente» anzitutto attraverso proprio la concessione di permessi premio e l’autorizzazione al lavoro esterno, «l'effettivo percorso rieducativo», prima di ammettere un detenuto a benefici ulteriori come ad esempio la semilibertà. 
E’ stato inoltre violato l’articolo 3, sull'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, perchè già in precedenza la Consulta si era espressa sullo stesso reato, nel caso però di condanna all’ergastolo, e giudicando già allora la preclusione ai benefici incostituzionale. Con una «irragionevole conseguenza», perchè chi è condannato all’ergastolo godrebbe di un trattamento penitenziario più favorevole rispetto a quello riservato ai condannati a pena temporanea. 
Nel recepire la sentenza della Consulta, il giudice di Sorveglianza ha nuovamente evidenziato che Conserva «ovviamente lontanissima da contesti criminali e degradanti, è animata da profondi sensi di colpa», soprattutto per il legame con il convivente Mario Alessi, condannato all’ergastolo per l'omicidio, «dal quale ha subito preso le distanze». Inoltre vive un «profondo autentico dolore per la sorte della piccola vittima e della sua famiglia identificandosi con loro anche grazie al proprio ruolo di madre che non ha mai dismesso». E allora la prosecuzione del suo rapporto con il figlio minore, motivo del permesso premio, è giudicata come importante occasione di progressione nel trattamento.

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