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I QUADRI DI PIETRO

La Collezione Barilla svelata: una tela al mese. Il debutto con Ensor - Foto

24 gennaio 2020, 16:25

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Percorso espositivo tra dodici capolavori dell'arte moderna e contemporanea. Domani alle 18 alla Pinacoteca Stuard inaugurazione aperta a tutti

Si parte con un Ensor, si chiude con un Picasso. Un quadro al mese per avere il tempo di ammirarlo, gustarlo, capirlo. Debutta  domani  alle  18 - inaugurazione aperta a tutti, ingresso gratuito sempre - alla Pinacoteca Stuard, il progetto espositivo «I quadri di Pietro. Capolavori dalla Collezione Barilla d’Arte moderna», a cura di Giancarlo Gonizzi, voluto e organizzato dal Comune di Parma e dalla famiglia Barilla che mette in mostra, per un anno, alcune delle più interessanti opere della Collezione Barilla.
Dodici delle opere più amate da Pietro Barilla verranno esposte a cadenza mensile nelle sale della  Stuard (lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 10-17.30; sabato, domenica e festivi: 10.30-18.30)  fino a dicembre 2020, per raccontare  la passione di una vita, vissuta all’insegna dell’eccellenza.
Il primo dipinto esposto sarà «Coquillages» di James Ensor, nei mesi successivi verranno presentate opere di Alberto Savinio, Atanasio Soldati, Chaim Soutine, Max Ernst, Giorgio Morandi, Fernand Leger, Ennio Morlotti, Renato Guttuso, Jean Dubuffet, Lucio Fontana e Pablo Picasso.
Pietro Barilla nasce a Parma il 16 aprile 1913. Dopo la licenza media completa la sua esperienza con due anni di studio in Germania. Dal 1931 affianca il padre in azienda occupandosi delle vendite e della comunicazione. Dopo aver preso parte alla campagna di Russia, e con la fine della guerra, guida l’azienda assieme al fratello Gianni in una fase di sviluppo e innovazione tecnologica comprendente la costruzione dello stabilimento di Pedrignano, entrato in funzione nel 1969. Dal 1980 fino alla sua scomparsa, il 13 settembre 1993, porterà la Barilla a un forte sviluppo anche nei mercati europei.
L’amore per la cultura, e in particolare per l’arte, aveva accompagnato da sempre la sua attività imprenditoriale. Dagli anni del dopoguerra, il supporto di Pietro Barilla alla vita culturale parmigiana è stato rilevante, a fianco di personaggi come Attilio Bertolucci, Pietro Bianchi, Erberto Carboni, Carlo Mattioli, Roberto Tassi. Come galleria d’arte utilizza gli uffici e il prato che circonda lo stabilimento di Pedrignano viene impreziosito negli anni da sculture, come il monumento «Campi di grano», di Pietro Cascella, posato nel 1982 per ricordare i 100 anni di lavoro dell’impresa.
Chi cammina oggi per gli uffici può godere di una mostra permanente composta da oltre 300 opere, selezionate personalmente da Pietro Barilla, che abbracciano la storia dell’arte del Novecento, toccando correnti e movimenti artistici dal Divisionismo al Surrealismo, integrando pittura e scultura in un mix di grande intensità.
La scelta di un’opera rappresentava per Pietro, oltre che una gioia profonda, anche l’occasione di nuovi rapporti, spesso destinati a trasformarsi in amicizie durature capaci di lasciare «traccia» anche nel tessuto della collezione.
Artisti come Burri, Cascella, Guttuso, Maccari, Manzù, Marini, Mattioli, Morandi, Morlotti, Pomodoro, Vangi, sono rappresentati con un numero cospicuo di opere distribuite nel tempo ed in grado di raccontarne in sintesi la parabola artistica; nella collezione inoltre compaiono dipinti di Chagall, De Chirico, Ernst, Picasso, Sutherland e sculture di Moore, Rodin e di altri grandi maestri.
Quanto contasse l’arte nella sua vita di imprenditore è lui stesso a dichiararlo: «L’arte… è il mio orizzonte e il mio respiro, mi dà calore e mi fa guardare in avanti. L’arte non racconta solo il presente, i nostri bisogni, le nostre necessità pratiche. È infinitamente più ricca, descrive la nostra anima in tutta la sua complessità, i suoi tormenti, i suoi dubbi, la sua fede, le sue aspirazioni. Mostra come vorremmo vivere, ciò che vorremmo essere. Ci ricorda ciò che possiamo diventare. L’arte è una strada che tracciamo davanti a noi, una strada di perfezione, un insegnamento, un monito, un comando, una chiamata. Io però non ho mai cercato solo l’oggetto d’arte, ho desiderato anche il rapporto con gli artisti, che mi hanno sempre trasfuso il gusto della creazione e, nello stesso tempo, il bisogno di perfezione».