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Teatro Due Cacciari: «Le sardine dovrebbero leggersi Machiavelli»

05 febbraio 2020, 11:58

Teatro Due Cacciari:     «Le sardine dovrebbero leggersi Machiavelli»

CHIARA CABASSI 
Giacomo Giuntini, manco a dirlo di Firenze, regista de La Mandragola, prima produzione 2020 della Fondazione Teatro Due, ha accompagnato in scena Massimo Cacciari per l’ultimo incontro di approfondimento dedicato alla commedia cinquecentesca.
 
Il teatro della crudeltà, titolo preso da Arnaud, dal suo teatro di cura e sollievo dell’anima, ha mantenuto una promessa. Quella della Fondazione, nell’anno in cui la cultura batte il tempo, di opere classiche in dialogo con la contemporaneità. 
Machiavelli, il narratore di un’epoca di straordinaria crisi, il ritrattista del collasso dello splendore comunale contro la potenza degli stati nazionali che si divideranno l’Italia, resuscita la passione politica in questi nostri tempi di magma mediatico ed ideologico. 
Venuta alla luce durante l’esilio dell’Albergaccio, questa commedia «è la più grande introduzione alla tragedia che verrà» spiega Cacciari che piroetta tra citazioni e rimandi agli scrittori successivi, ma tiene fermo un punto. 
«Un fine politico non si raggiunge in solitaria. La Mandragola racconta la sinfonia discordante del volgo. Le monadi diverse, che si rispecchiano, solo, nell’identico appetito di beni. Come può una società civile così farsi Stato? Sono birbanti che si sono uniti. Una lega, non un esercito».
 La citazione politica forse scappa, forse è voluta, e strappa l’applauso alla platea stracolma. 
L’oratore passa da Leon Battista Alberti, a Spinoza, alla natura degli uomini di Leopardi e appoggia sulla Mandragola tinte sempre più fosche. «Un colpo di Stato che si trasforma in un colpo di letto, ma dove appare la bile nera del mondo». La Mandragola insieme ai fogli di appunti che scorrono tra le mani di Cacciari muta il suo scenario erotico-cortese nel controcanto del disegno politico del Principe. «I pensieri vani sulla corte di birbanti che popolano il mondo ci devono mettere in allerta: un mondo senza passione politica è un mondo senza morale». Proprio a Machiavelli dobbiamo l’idea di Stato come la concepiamo. Ci vuole una virtù sovrumana per crearlo. «Stare quieto agli ordini di chi comanda» insegna invece il borghese Nicia. La sinistra carnevalata condotta dall’amante, dalla madre, dal frate e dal parassita che garantisce all’infertile Lucrezia un erede si conclude con una marcia trionfale di tutti i protagonisti. Macchiavelli riconosce la natura umana in modo disincantato. «C’è una parte di noi che ci spinge a combattere un mondo in cui ognuno è lupo all’altro. Ogni uomo ha la virtù per uscire dalla maggioranza che si adatta alla corrente del mondo». Machiavelli mai dimenticato. La politica di oggi che stagna in una crisi che non sembra avere vie d’uscita. “Sarebbe bello che le sardine seguissero corsi di studio su Machiavelli, su Marx su Weber”. Dalle traiettorie alte della filosofia il politico Cacciari passa volentieri ad un commento sul presente. “Nelle elezioni regionali da una parte c’è stata la mancanza di senso della misura di Salvini. Dall’altra si è vinto a Bologna, e, non, in Emilia Romagna. L’Appennino e le periferie sono andate a destra come negli ultimi vent’anni. Rimane una drammatica contraddizione, non recuperata, tra centri storici e le altre aree territoriali più fragili. In Toscana si vincerà ancora, ma il problema è che si vincerà solo in Toscana». 
Come ci ricorda Machiavelli lo statista deve essere anche profeta.