Sei in Parma

MORTO A 44 ANNI

Addio al regista e sceneggiatore Amedeo Guarnieri

Tanti i progetti realizzati con Lucrezia Le Moli,  compagna di arte e vita:  «Era mente e istinto, la sua sincerità ti migliorava»
 

di MARA PEDRABISSI -

17 marzo 2020, 11:17

Addio al  regista  e sceneggiatore Amedeo Guarnieri

E' venuta la morte e si è presa i suoi occhi, gli occhi profondi con cui guardava e leggeva il  mondo.
L'altra notte il cuore di Amedeo Guarnieri ha lanciato, senza preavviso, una fitta mortale; a nulla sono valsi i soccorsi: lo sceneggiatore e regista si è spento tra le braccia dell'amata Lucrezia Le Moli, da dodici anni compagna di vita e di arte.
Una morte stonata, acerba e inopportuna. Amedeo Guarnieri aveva 44 anni appena, e tante cose da dire. Proprio sabato sera Rai5 manderà in onda «Principi e prigionieri» il documentario sulla meravigliosa avventura, iniziata mezzo secolo fa, di Teatro Due, con la sceneggiatura di Amedeo e la regia di Lucrezia.
Insieme, negli anni, avevano  sviluppato bei progetti nell'impervio terreno del documentario d’autore e del video design per il teatro. Come «Con cuore puro», del 2012, sul tema dell'incerto universo amoroso, raccogliendo riflessioni e pensieri  di filosofi, registi, poeti come Umberto Galimberti, Marc Augè, Silvano Agosti,  Maria Luisa Spaziani (prodotto da Fondazione Teatro Due e Rai Cinema). Nel 2013, sempre in coppia, realizzano «Il diario di Chiara» nella Venezia del 1700, da un’idea di Fabio Biondi, con Tania Rocchetta, Federica Sandrini e l'orchestra Europa Galante. 
Del 2017 è «Le figlie di coro»,  menzione speciale al Premio Solinas come migliore sceneggiatura e sul quale sono aperti importanti progetti nazionali. «Se ne va il compagno di tutto, se ne va la mente -.  smozzica le parole Lucrezia - Sapeva  mischiare mente, cuore, istinto e un'enorme sensibilità. Ti metteva all'angolo, perché ti costringeva a farti delle domande, ti stanava. Era una persona con una sincerità così violenta che ti migliorava».
 Laureato in filosofia, aveva la rara capacità di scrivere facendo vivere le cose. Un regalo lasciato nel dna dal papà Adriano, maestro, portato via da una brutta malattia quando Amedeo non aveva due anni. Un po' anche per quello è sempre stato il «piccolo» di casa, tra la mamma Gianfranca, che non c'è più, e i fratelli maggiori Alessandro ed Elena che ora ha solo il fiato per dire «sono orgogliosa di essere sua sorella, Amedeo viaggiava con pensieri molto  alti, nel lavoro come nelle relazioni. Aveva una rara capacità di introspezione che lo faceva disinteressare alla banalità del quotidiano. Ha inseguito un sogno e se ne va proprio ora che il suo lavoro comincia a dare frutti».
Avrebbe infatti dovuto  debuttare a fine marzo (ma poi l'emergenza sanitaria ci aveva messo lo zampino) al Teatro Menotti di Milano lo spettacolo «Mater dulcissima, vita, morte e delitti di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio», con la regia di Alessandro Averone. E' difficile parlarne - dice l'attore e regista, dalla sua casa di Roma - Oltre alla collaborazione lavorativa, c'era tra di noi un'amicizia molto stretta. La scrittura di Amedeo per questo spettacolo pescava dentro molti serbatoi, cinematografici e letterari, perché vari erano i suoi interessi. Va all'ossatura dell'emotività semplicemente facendo accadere delle cose, che è molto difficile. Lui lo poteva fare perché era aperto e sensibile al mondo. Senza di lui, sarà difficile».
Questa mattina, dalle 9.30 alle 12.30, alla sala del commiato di viale della Villetta sarà possibile  portare l'ultimo saluto, nel rispetto delle recenti norme. Quindi le esequie in forma privata.