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la testimonianza

"Noi, che al centralino del 118 raccogliamo storie di disperazione senza volto. E piangiamo'

23 marzo 2020, 10:10

Ospitiamo una testimonianza intensa, difficile e anche sofferente: è quella di Emanuela Zanni, infermiera in servizio alla centrale operativa del 118 a Parma. Parte raccontando un dialogo al telefono, una delle tante telefonate - migliaia - arrivate in questi giorni così complicati. Lo fa per sottolineare quanti dolori, quante solitudini, quante disperazioni sta affrontando la comunità. Quante vicende umane strazianti si accavallino. Lo fa per far passare ancora una messaggio: a rispettare le regole. E sì, anche a prendersi cura gli uni degli altri.

Ecco le sue parole.

 

 

- 118 emergenza. Buongiorno, da quale comune mi chiama?

- Buongiorno, chiamo da XXX, via XXX, numero X e mi chiamo XXX.

- Mi dica Signora, cosa succede, chi è che sta poco bene?

- La mia mamma ha la febbre e fa fatica a respirare..abbiamo in casa quello strumento che misura l'ossigeno, segna 85...

...85% di saturazione (ossigenazione del sangue)... Troppo bassa, febbre... Deve andare in ospedale...

- Signora la sua mamma è cosciente?

- Sì.
- ..............?

- Sì. Senta, questa mattina è morto il mio papà per Covid 19, e ho mio   fratello in Terapia Intensiva per Covid 19.

...COVID 19... questo mostro per cui si può morire.. Questo mostro che ci ha stravolto la vita. Resto per qualche secondo in silenzio.." è morto questa mattina il papà, il fratello in Terapia Intensiva, e la mamma fa fatica a respirare". Prendo fiato, ma soprattutto coraggio..perché dall'altra parte del telefono, serve coraggio nel dover dire a questa Signora che anche la mamma deve andare in ospedale.

- Signora, anche la mamma con questi parametri deve essere portata in Pronto Soccorso, lei è d'accordo?

...Questa volta è la Signora che resta per qualche secondo in silenzio.

- Cosa vuole che le dica... Va bene, portiamo anche la mamma.

... Avverto la compostezza di questa Signora, la sua silenziosa disperazione. Io sono sicura che questa Signora ha le lacrime agli occhi,  le stesse lacrime che ha fatto scendere a me in quel momento. Di certo non piene di così tanto dolore, ma di estrema commozione verso le tante persone che ci chiedono aiuto in questo drammatico momento. Io non vedrò mai il volto e gli occhi di questa educata Signora, come non vedrò mai il volto di tante persone che ci chiedono aiuto. Perché noi siamo quelli dall'altra parte del telefono, noi le persone non le vediamo, le immaginiamo.
Io ci penso a questa Signora. Questa Signora non ha potuto accompagnare nessuno dei suoi familiari. Non ha potuto salutare per l'ultima volta il suo papà, non può salutare suo fratello e deve salutare la sua mamma che sta per andare in ospedale da sola. Proprio così, DA SOLA. Nessuno può accompagnare queste persone. Vengono accompagnate solo da persone vestite con tute e mascherine che le avvolgono. Estranei.

Questo è il Covid 19.. Questo è uno dei tanti drammi che vivono oggi le persone. Questa è una delle tante chiamate e riflessioni che toccano a me e ai miei colleghi. Questi siamo noi ai tempi del Covid 19.. Quelli che siamo e saremo sempre, anche quando avremo sconfitto questo mostro, INFERMIERI DI CENTRALE OPERATIVA 118.

Per favore, rispettate le norme..nel rispetto di tante persone che soffrono in questo momento, nel rispetto di chi lavora col cuore.