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CORONAVIRUS

Protezione civile, in dieci ai fornelli: pasti per chi vive in trincea

30 marzo 2020, 09:51

Protezione civile, in dieci ai fornelli: pasti per chi vive in trincea

Niente colonne mobili, nessun lungo viaggio verso il disastro. Stavolta è stato il virus a invaderci: siamo in  guerra, si dice. E senza l'adeguato vettovagliamento le guerre non si vincono. Così, la cucina della Protezione civile in via del Taglio è uno dei capisaldi della nostra resistenza al covid-19. Da quasi venti giorni vi si avvicenda  una decina di volontari: tutti con lo stesso spirito, tutti con lo stesso sorriso sotto la mascherina. Non si limitano a far da mangiare: distribuiscono coccole. Ed è una bella sfida, con le mani coperte dai guanti, nella maniera asettica richiesta dalle regole contro la pandemia.
 «Siamo impegnati a cucinare e a igienizzare, a igienizzare e cucinare» spiega Claudio Pattini, veterano della Prociv. Tra i quattro perni fissi della cucina di via del Taglio oltre a lui, nel ruolo di coordinatore e jolly,  ci sono il figlio Andrea (cuoco di professione), Giovanni Gasparotto, Stefano Gelati e Maurizio Lori (uno dei cuochi sperimentali della Barilla). In media ogni giorno vengono preparati tra i 60 e i 70 pasti, ma presto si dovrebbe cominciare a servire anche Assistenza pubblica e Croce rossa, e allora i numeri prenderebbero un altro peso. La situazione è molto più complicata delle altre, e quei pasti al giorno hanno un valore ben diverso. Tutto va sigillato, ogni gesto va calcolato. E ci si è imposti di preparare piatti  che non solo sazino, ma che sollevino anche il morale. Così, oltre che dura, l'esperienza si fa positiva.
Quanto sia prezioso il risultato della «squadra fornelli» organizzata dal presidente Stefano Camin lo sanno tutti: dai colleghi della Prociv ai volontari del Seirs. 
Insieme con gli operatori della centrale operativa del 118 di via del Taglio. «Ne viene giù uno tutto bardato - spiega Pattini - e prende la cassetta con le monoporzioni per tutti: primo, secondo e a volte anche dolce. Per scaldare le vivande, ai ragazzi di Parmasoccorso abbiamo dato uno dei forni a microonde donati dalla Barilla pochi mesi fa». Inoltre, visto che la notte fa ancora freddo, dalla cucina partono thermos pieni di caffè e the caldi per i volontari impegnati a sanificare le ambulanze sotto il pronto soccorso del Maggiore: un lavoro nell'ombra, ma quanto mai utile. 
«Mi viene il magone a pensare a questa situazione -  conclude Pattini -. Vorremmo fare qualcosa anche per la terapia intensiva. Anche farci arrivare il dolce ci darebbe una grande gioia».
  rob.lon.