Sei in Parma

IL DIARIO DELL'ISOLATO

Stare in casa ci serve per ritrovare noi stessi

di Mauro Coruzzi -

02 aprile 2020, 11:57

Stare in casa ci serve per ritrovare noi stessi

Caro Diario, era da tanto che non ci frequentavamo, o meglio, che io non frequentavo te, che non t’aprivo, decenni di latitanza dopo averti riempito, fino all’adolescenza o giù di lì, con pagine e pagine di sfracelli amorosi, di annotazioni bardate, note a piè di pagina, corredi di foto attaccate con la colla, ospiti fiori  vari,  poi rinsecchitisi tra i residuati, come la rosa che, miracolo del destino, riuscii ad acchiappare al volo al primo mio concerto fuori le mura, quando con una mattata memorabile, andai a Milano per vedere i Rolling Stones nell’allora ancora eretto Pala Vigorelli.
Da vero invasato, mi buttai fino a ridosso del palco,arrivando tra i primi all’apertura dei cancelli: Mick Jagger, diabolico, lanciava mazzi di rose da far impallidire fin le già enormi quantità che distribuiva la leggendaria Wanda Osiris e quando un gambo quasi spetalato mi finì in mano, gli Stones suonavano «Let’s spend the night togheter».
Ecco, tra le tante mestizie di un presente difficile, lo starsene chiusi a casa per cautelare se stessi e gli altri (anche se poi non è che cambi di così tanto, dal punto di vista del tempo, quello che mi serve per andare a lavorare e tornare) può servire a mettersi maggiormente in relazione con noi stessi, con la nostra essenza e le nostre potenzialità , come fosse più un auto analisi che un auto isolamento. 
I ricordi che sono il nostro patrimonio e ciascuno ha il proprio, ci servono come terapia aggiuntiva e complementare al nostro proseguire guardando avanti, come per dire a se stessi «Ce l’hai fatta tante volte, sei stato sulla barricata per mille motivi e in mille modi, non è tempo ora di consegnare le armi». 
E così, Diario mio caro, questa è l’ultima pagina su cui vergare due righe perché la quarantena è finita e voglio che anche tu stia in pace per un po’, anzi, per un bel po’ ma lo dico non per prendere definitivamente le distanze, ma perché vorrei essere, da domani, da ora, molto, troppo occupato a vivere e ,magari, ad essere utile col mio lavoro da meretrice radio televisiva per alleviare e consolare il pubblico, i miei concittadini, tutti quelli che devono fare  un esercizio, non facile, che è quello di fare «spettacolo» per chi è in trincea, per chi sta davvero in prima linea …Come una Marylin degli anni ’40, in tour per le truppe americane nella seconda guerra mondiale, non vedo l’ora di cominciare, di ri-cominciare…Tolgo il segnapagina e ti chiudo, per ora, ma stavolta c’è un bacio sulla copertina, tranquillo, ho i guanti e la mascherina, è un bacio protetto.