Sei in Parma

donne

I Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna: 'Aumentano le richieste di ospitalità in emergenza'

17 aprile 2020, 13:09

I Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna: 'Aumentano le richieste di ospitalità  in emergenza'

Il Covid-19 non ha fermato l’attività dei Centri antiviolenza né in Emilia Romagna né in Italia, né altrove. Le modalità di lavoro si sono adeguate ai vari decreti emessi dal governo per affrontare l’emergenza sanitaria, ma le attività sono continuate sia nei Centri antiviolenza, sia nelle case rifugio ad indirizzo segreto. E’ continuato il sostegno alle donne che già avevano preso contatto con un Centro antiviolenza, attraverso colloqui personali, per chi poteva muoversi e raggiungere il Centro; telefonici o via Skype per le altre. E’ continuata l’attività con le donne nuove che si sono rivolte per la prima volta ad un Centro antiviolenza in questo periodo così difficile e duro per tutte e tutti, ma in particolare per chi si è trovata a convivere h24 con un uomo maltrattante.

Mettendo a confronto i dati relativi al mese di marzo 2020 con quelli dello stesso mese dell’anno precedente, il 2019, si registra complessivamente un calo delle richieste di aiuto provenienti da donne nuove, che non avevano mai preso prima contatto con un Centro – o che lo avevano fatto diversi anni or sono – di circa il cinquanta per centro (-53%). Un dato che si presenta simile – seppure con percentuali diverse – in quasi tutti i Centri.

Un’analisi a campione, fatta sui dati di 4 centri (Lugo, Ferrara, Modena, Reggio Emilia), così come la testimonianza diretta di diverse operatrici, evidenzia che in questo mese di marzo 2020 – rispetto allo stesso mese del 2019 - sono aumentate le richieste di ospitalità e specialmente le richieste di ospitalità in emergenza o le richieste avanzate in una situazione di emergenza. I dati raccolti dicono di una differenza di 17 punti percentuali, in relazione agli stessi Centri, sono il 28% delle donne che lo chiedono contro l’11% del 2019. Dalla stessa analisi emerge inoltre che le donne che hanno chiesto aiuto in questo mese di marzo 2020 sono un po' più giovani, l’età media è di 39 anni nel marzo 2020, contro i 43 del 2019; sono più spesso donne senza figli/e, nel marzo del 2020 le donne nuove vittime di violenza che hanno chiesto aiuto, con figli/e sono pari al 69%, nello stesso mese del 2019 erano l’82%; sono più spesso vittime di violenze fisiche, nel marzo del 2020 lo è il 67% delle donne nuove accolte, contro il 53% dello stesso mese del 2019. Come si può facilmente immaginare gli autori delle violenze sono più spesso che non nel 2019 coniugi e conviventi, lo è complessivamente il 57% degli autori nel 2019 contro il 70% attuale.

Come si può facilmente immaginare, spesso, le donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza lo fanno all’insaputa dei loro partner, per evitare di aumentare la tensione o l’esplodere di nuove violenze. Fra coloro che vivono situazioni di violenza più gravi, dove ciò che è in gioco è la propria integrità psico fisica o la vita stessa e/o quella dei figli/e, sappiamo dall’esperienza di accoglienza e da altre ricerche, che la percezione di pericolo per la propria incolumità e per quella dei figli/e fino ad un certo livello di gravità può agire da fattore scatenante la richiesta di aiuto, oltre un certo livello di gravità può agire da deterrente. Da qui l’importanza di far conoscere il più possibile le risorse che i Centri possono offrire, anche attraverso l’attivazione delle reti territoriali, laddove esistono. Da questo punto di vista, come sottolinea chi lavora prevalentemente con donne di altri paesi la situazione delle donne migranti risulta, in tempo Covid-19, doppiamente penalizzata, poiché alla scarsa conoscenza della lingua italiana può aggiungersi una scarsa informazione sulla conoscenza delle possibilità attivabili da parte delle istituzioni e della legge italiana.

Rimane, per tutte, il problema del “dopo ospitalità”, della difficoltà aumentata in modo esponenziale, in questo periodo di chiusura e di stallo generale, a costruire dei percorsi di autonomia oltre l’emergenza e l’ospitalità in luoghi preziosi come le case rifugio, che offrono protezione da uomini maltrattanti, persecutori e pericolosi, ma pensati per far fronte a situazioni contingenti di “temporanea” per quanto grave difficoltà.