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CORONAVIRUS

Code, mani arrossate, mascherine: gli effetti collaterali

I consigli dei medici per limitare i disagi: creme  per i segni lasciati dai dispositivi di protezione,  gestire le lunghe attese se c'è il sole, igienizzare la pelle senza rovinarla

di MONICA TIEZZI -

20 aprile 2020, 10:27

Code, mani arrossate, mascherine: gli effetti collaterali

Ci dobbiamo preparare. Dopo il  totale isolamento, anche nella fase di riapertura  continueremo  a fare i conti con il distanziamento sociale e con i dispositivi di protezione: code per la spesa (e non solo),  mascherine, guanti,   pulizia delle mani.  Come attenuare i disagi e prevenire problemi?

«POVERE» MANI
Resterà fondamentale (a maggior ragione quando  riprenderemo  a frequentare l'esterno)  lavare spesso le mani e usare gel igienizzanti. Una pratica che   può  causare irritazioni, arrossamenti e prurito. Francesca Bocchi, medico di base del gruppo cittadino Athena e specialista in medicina estetica,  suggerisce  trattamenti idratanti. 
«Per ripristinare il film idrolipidico, consiglio  per le mani   una maschera protettiva che si ottiene mescolando 30 grammi  di burro di karitè, dieci gocce di olio di oliva, due gocce di olio essenziale di lavanda. Durante la notte si fa penetrare l’impacco  indossando guanti in puro cotone. Si può usare anche  la classica glicerina,   con ingredienti di derivazione naturale.   L’olio di mandorle e la vitamina E servono per rendere l’epidermide più elastica e protetta. Se le mani sono molto arrossate,  si possono fare   bagni in infusi di concentrato di camomilla o malva ad azione decongestionante ed ammorbidente». 
Per chi non ha tempo per preparazioni casalinghe, vanno bene (visto il prezzo abbordabile, anche in considerazione dell'uso frequente) anche le classiche creme per mani negli scaffali dei supermercati, dice il medico, purché «prive di profumazioni che possono dare allergie e preferibilmente senza siliconi».  Meglio, aggiunge il medico, le confezioni in tubo o con  dispenser, rispetto ai vasetti, «per  evitare la contaminazione con le dita». 

MASCHERINE E DERMATITI
«Lo scambio tra l’aria calda e umida della  respirazione e l’aria esterna crea  condensa  e  aumento dell’umidità relativa all’interno della mascherina. Indossarla a lungo fa si che la pelle dell’area bocca/naso si adatti all’ambiente caldo umido. Inoltre vi è un continuo sfregamento, con i bordi della  mascherina, che causa un’iniziale macerazione e il cambiamento del microbiota cutaneo», spiega Bocchi. 
Il risultato:  dermatiti, acne, arrossamenti e prurito. I rimedi?  «Applicare, prima di indossarla,  una crema lenitiva che assorbe l’eccesso di umidità, mantenendo la pelle asciutta, e  protegge la pelle dagli sfregamenti e quindi dalle infiammazioni».
Il medico suggerisce anche  di scostare  dalla pelle, per qualche secondo, la mascherina sollevandola dal lato inferiore per permettere un   ricambio d’aria senza compromettere la protezione, ogni dieci minuti.  Se il danno è fatto (soprattutto per chi, come medici ed infermieri, deve usare la mascherina a lungo e senza poterla mai scostare dal viso) «ci sono in commercio maschere  a base di acido ialuronico usate  nei casi post-operatori da dermatologi e chirurghi plastici.  Consiglio anche  fiale di collagene, una proteina naturale che fornisce il supporto strutturale alla pelle».

LA CODA INFINITA
L'estate e il caldo potranno peggiorare alcuni problemi dell'«era Covid».  Negli ospedali, ad esempio,  «la maggior parte degli impianti di condizionamento rimarranno fermi a causa di impianti di filtraggio ritenuti, almeno al momento, non sicuri per i malati e gli operatori - fa notare Nicola Gaibazzi,  direttore della cardiologia ambulatoriale specialistica dell'ospedale Maggiore - Un tuffo indietro di 30 anni anche per noi medici,  abituati al freddo estivo in ospedale degli ultimi anni, piuttosto che alla calura sotto i pesanti camici e divise, figuriamo con la vestizione richiesta dal Covid». 
Anche le code ai supermercati, auspica Gaibazzi, andranno  «gestite con intelligenza, visto che difficilmente si potrà chiedere ai cittadini, in particolare anziani o cardiopatici, di restare per ore sotto il sole cocente, situazione ideale per sincopi vaso-vagali, favorite da molti farmaci cardiovascolari.  Sarebbero utili pensiline, e   raccomandare ai clienti in attesa di muoversi sul posto, anche poco, e di idratarsi».

RUNNER IN MASCHERINA? 
Se, come alcuni Regioni hanno già deliberato, la mascherina fuori casa diverrà obbligatoria, come conciliarla con lo sport  all'aperto? 
«L'esercizio fisico   è  il   farmaco più efficace per sani e malati, per cui già nelle fasi iniziali della quarantena collettiva ho   trovato sbagliato  trattare gli sportivi come  untori - dice Gaibazzi - Nel giusto contesto (no ad assembramenti, no ad attività che implichino contatto) va sempre raccomandata l'attività fisica, stando ad alcuni metri dagli altri quando li incrociate. La mascherina in questo contesto non deve essere indossata, è inutile e fastidiosa. La si può tenere in tasca ed usarla solo alla fine, se si prevede  di   tornare all'auto e poter  incontrare altri».