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la testimonianza

Lo chef Galati: 'Io, miracolato grazie ai medici. E a chi mi ha accarezzato in sogno '

20 aprile 2020, 11:35

Lo chef Galati: 'Io, miracolato grazie ai medici. E a chi mi ha accarezzato in sogno '

E' tornato dalla sua famiglia dopo 40 giorni dal ricovero. Quaranta giorni di lontananza, di sofferenza, incubi e paura ma anche di gratitudine, stupore, di ricadute e di lenta ripresa. E ha deciso di raccontare il suo incontro con il virus, lo chef Roberto Galati. Titolare dal 1985 coi fratelli della pizzeria “Al fornello “ a Parma, del “Timeout” a Lemignano dal 2006, dal 2017 è anche "motore" di “PizzaMi” di via Cerati e si occupa di produzione per la Gdo e Ho.re.ca di prodotti da forno per intolleranti al glutine e lattosio. Ecco la sua testimonianza, scritta "perchè sarebbe bello che tutti sapessero cosa succede nei reparti Covid", sia per quanto riguarda il lavoro e l'umanità di medici e operatori, sia per spiegare perchè è necessario - per chi ha la fortuna della salute - rispettare le regole e le raccomandazioni.

"Il 10 marzo mi sono svegliato con febbre, mal di gola, tosse secca e debolezza. Erano tutti i sintomi che si sentivano dalle varie trasmissioni tv. Così decido di non andare a lavorare e curarmi da subito a casa con Tachipirina

Il 12 ero notevolmente peggiorato e la saturazione era scesa a 88. Decidiamo di chiamare il 118
Arriva in 20 minuti un medico in ambulanza, mi fa subito l’elettrocardiogramma, la saturazione, la pressione, la glicemia e la febbre che era arrivata quasi a 39
Il suo consiglio era di andare subito in pronto soccorso
Chiama una seconda ambulanza con autista e infermiera (lui era da solo) che arrivano dopo 15 minuti. Mi caricano e si parte

Arrivato al pronto soccorso ero svenuto, mi sono svegliato che mi stavano visitando. Mi hanno dato l’ossigeno e catapultato in una specie di “lazzaretto”
Erano le giornate con il massimo di ricoveri giornalieri. C’erano tanti pazienti, le barelle erano finite e vedevo persone che stavano male sedute o stese sulle sedie e panche. Sembrava di essere in guerra. Uomini, donne, anziani. Ricordo le urla di alcuni che chiedevano aiuto. Mancava l’aria. La stessa notte faccio la tac e la triste risposta: il polmone era intaccato. Complessivamente resto nel “lazzaretto” 48 ore con solo l’ossigeno come terapia. Finalmente viene il mio turno e vengo portato in reparto.

Subito medici e infermieri si adoperano a farmi tutti i controlli. Io cerco di capire la gravità guardandoli nei loro occhi stanchi. Intuisco che c’erano problemi
La saturazione scendeva, il cuore fibrillava, la glicemia 415 e la pressione 180-100. Mi chiedono quali farmaci prendessi, non riesco a rispondere ma con la mano gli indico la carpetta dove avevo i documenti con i farmaci. Mi dicono che non andavano bene perché avevano principi attivi che aiutavano la crescita del mostro. Quindi cambio di terapia immediata con nuovi farmaci. Intanto la febbre non scendeva viaggiava sempre tra i 39-40. La flebo di Tachipirina non funzionava e bisognava aspettare 6 ore per rifarla in più la glicemia era sempre altissima. Nel frattempo incubi, sete di aria. Continuavo a bere

Finalmente si libera un casco, lo igienizzano e mi sottopongono al trattamento Niv con C-pac (il casco con ventilatore). Mi stringe al collo mi da l’impressione che mi strangola ma i medici mi tranquillizzano. Avrei respirato meglio. Faccio fatica ad abituarmi ma devo

Dopo 7 giorni ho avuto un ulteriore crollo. La febbre era sempre alta e la saturazione scendeva.Ho saputo dopo che una dottoressa aveva chiamato mia moglie per dirgli che ero peggiorato e che il tampone era positivo. Sabato 14 percepisco dai medici che parlavano tra loro che stavano aspettando che si liberasse un posto in terapia intensiva. Alcune infermiere ma anche dottoresse mi spronano a non mollare, mi stringono la mano, mi fanno qualche carezza
Sono vere medicine per lo spirito e li devo ringraziare tutti. Peccato non poterli riconoscere ho solo i loro occhi nella mia mente. Il posto non si libera ed è stata la mia salvezza. La notte tra sabato 14 marzo e domenica 15 la febbre a 40 mi aveva veramente distrutto, avevo continui incubi in dormi veglia
Poi riconosco benissimo mio papà: lo vedo seduto sulla mia sinistra in fondo la letto, il suo braccio sinistro sulla mia gamba sinistra che l’accarezzava ma era triste, arrabbiato e non mi guardava in faccia. Invece sulla mia destra mia zia Assunta. Mi stringeva la mano ed era solare come sempre nella sua vita. La mattina dopo non avevo più la febbre. La Niv aveva funzionato e saturavo benino tanto che convinco i medici a staccarmi quel casco così fastidioso.

Dal lunedì 16 si comincia un lento recupero. Nel frattempo nella mia stanza da 4 letti in 30 giorni passano 11 persone me compreso e 5 non ci sono più
Anche Paolo, un ragazzo un anno più giovane di me, arrivato 2 settimane dopo e avevamo già instaurato una certa complicità, non ce l’aveva fatta e questa notizia mi fece sprofondare in un grande sconforto. Si sentivano da altre stanze i lamenti, urla e invocazioni di aiuto. Voci che ti restano bene in mente

Intanto io comincio a respirare meglio e cominciano ad abbassarmi l’ossigeno. Dopo 30 giorni al Maggiore di Parma mi trasferiscono in clinica a Langhirano per trascorrere 2 settimane di isolamento. Dopo solo 2 giorni mi stacco dall’ossigeno e ricomincio respirare da solo. Ricomincio anche a mangiare e piano piano mi mettono in piedi. Mi fanno 2 tamponi e tutti e 2 sono negativi. Non so descrivere la felicità mista a tristezza (sensazioni strane) ma mi libero in un copioso pianto. Oggi sono tornato dalla mia famiglia. Mi sento fortunato, miracolato. Un miracolo fatto da medici, infermieri, oss, e permettetemi di pensare anche da mio papà e mia zia. Ringrazio tutti compreso la mia famiglia che da casa ha sofferto in un doloroso silenzio. Mi dispiace. Da oggi vivo un nuovo percorso. Ciao a tutti e stiamo a casa per il bene di tutti".