Sei in Parma

SEIRS

L'automedica «evoluta» per i malati Covid: la nuova sfida del Seirs

Parte la raccolta fondi per il Progetto 0-100. Iannaccone: "Nessuno resterà solo"

di Chiara Cacciani -

21 aprile 2020, 10:44

L'automedica «evoluta»  per i malati Covid: la nuova sfida del Seirs

«Dopo l'attentato alle Torri Gemelle avevamo fatto corsi con esperti militari su un possibile attacco con sostanze chimiche o batteriologiche. Ma era un’ipotesi - allarga le braccia Luigi Iannaccone -: nessuno pensava che qualcosa di simile ci avrebbe visti in campo e che quelle esercitazioni ci sarebbero tornate utili...». 
A quelle lezioni e alla lunga esperienza nel mondo del soccorso, il Seirs Croce Gialla - l’associazione che presiede -  sta quotidianamente aggiungendo gli insegnamenti diretti dell’emergenza Covid-19 e immaginando la fase successiva. 
«C’è necessità di fare tesoro di quello che è successo: non deve più ripetersi. Anche se Parma ha reagito bene, occorre fare dei potenziamenti. Ciascuno deve fare la propria parte, e anche noi stiamo cercando un modo per tradurlo in concretezza», dice Iannaccone.
 Ex caposala della Rianimazione ed uno dei pilastri della Protezione civile parmense, è allenato all’operatività. Così allenato che «il modo» ha già un nome: si chiama «Progetto 0-100» «e possiamo definirlo una versione aggiornata dell’automedica - spiega -. Chiediamo aiuto a cittadini e aziende per acquistare e allestire un mezzo che in modo snello ed efficace, anche se spartano, possa portare velocemente più livelli di soccorso in città e in prima periferia grazie a dotazioni particolari che possano adattarsi a più esigenze». L’idea è di avere a bordo, ad esempio, ventilatore polmonare portatile pediatrico/adulti, monitor multiparametrici portatili, pulsossimetri, defibrillatore, rilevatori di temperatura corporea, bombole di ossigeno portatili.
Il progetto era stato impostato nei mesi pre-virus su due categorie particolari: le persone con morbo di Alzheimer e i bambini e gli adolescenti. «Avevamo intercettato la necessità di un dispositivo che aiuti a gestire i bambini con, ad esempio, patologie respiratorie gravi. Abbiamo poi affiancato l'idea di un controllo remoto delle persone con Alzheimer, che traccia i loro spostamenti quando si perdono: grazie alla geolocalizzazione è possibile sapere dove intervenire per soccorrerli. Poi il Covid-19 ha cambiato ancora le carte». 
E le nuove carte raccontano che «a proposito di coronavirus, adesso il problema reale è di tutti coloro che hanno avuto il contagio con sintomi ma non sono più in ospedale o non sono mai stati ricoverati. Queste persone hanno e avranno ancora bisogno di essere seguite, curate, visitate e trasportate. Hanno e avranno bisogno della consegna a domicilio delle bombole di ossigeno e dei farmaci». Raccontano anche, le nuove carte (“e lo vediamo ogni giorno”, testimonia), che all’interno di un’unica famiglia la patologia respiratoria ha colpito più persone: marito e moglie insieme, o un genitore e un figlio, a volte anche tre componenti dello stesso nucleo. «Quando non respirano, le persone si spaventano, si sentono morire, arriva il panico. E avere su un unico mezzo le attrezzature e il personale che possono portare un primo soccorso in attesa dell'arrivo dell’ambulanza, è fondamentale. I tedeschi lo fanno già, il Trentino sta partendo: con la stessa tecnologia si possono affrontare diverse situazioni d’emergenza e adattarla anche alle esigenze che verranno». Con un solo motto: «Nessuno resterà solo».


Raccolta fondi Tutti possono contribuire
con una donazione a vincere la sfida

Ha bisogno di tempi brevi di allestimento, l’automedica per la fase post-emergenza Covid-19 pensata dal Seirs Croce Gialla. La sfida è tutta, dunque, nella raccolta dei fondi necessari. Chi volesse fare una donazione può utilizzare l’iban IT82R0623012710000035600614 . Dall’inizio dell’emergenza i volontari del Seirs sono impegnati nei trasporti di pazienti affetti dal virus, nella consegna di spesa e di farmaci a chi ne ha bisogno e nella distribuzione di pc donati dai privati alle scuole per sostenere la didattica a distanza, nella risoluzione dei problemi quotidiani delle famiglie con ricoverati. Decine e decine di servizi al giorno. “Perché portiamo a casa farmaci, alimenti, sapone da barba? Perché consegniamo i telefoni con cui due familiari contagiati e in posti diversi si sono possono vedere dopo tanto tempo? Per abbattere il senso di panico. La gente è molto spaventata e non va lasciata sola. Abbiamo aperto l'associazione a chi voleva aiutare nelle consegne a domicilio e abbiamo avuto più di 30 adesioni: la grande soddisfazione è che diversi dei nuovi volontari resteranno anche dopo”.