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Su RaiStoria 'La sciabola di Cadorna' - Video

21 aprile 2020, 12:17

Il generale Raffaele Cadorna (1889 – 1973), è stato il comandante del Corpo Volontari della Libertà durante la lotta di Liberazione, il braccio militare del CLN. Era nipote del Raffaele Cadorna che comandò la presa di Roma, ed era figlio del Luigi Cadorna comandante dell’esercito italiano nella prima guerra mondiale fino a Caporetto. Tre generali dell’esercito, di nobile origine piemontese, che hanno dato vita alla più celebre dinastia militare del Paese, intrecciata con le maggiori vicende storiche degli ultimi due secoli. A Raffaele Cadorna è dedicato il documentario per il ciclo “Italiani”, con la consueta introduzione di Paolo Mieli, in onda in prima visione mercoledì 22 aprile alle 21.10 su Rai Storia. Cadorna intraprese la vita militare per tradizione di famiglia, ma anche per passione personale. Poco più che ventenne conquistò la sua prima medaglia al valor militare nella guerra italo turca del 1911 – 1912. Partecipò poi a tutte le vicende belliche del Novecento, fino alla lotta di Liberazione. Antifascista dall’inizio, fu per questo inviso al regime che cercò sempre di non valorizzarlo, ma neppure poté impedire che, diventato generale di brigata e poi di divisione, avesse comandi prestigiosi come il Savoia cavalleria di Milano, la Scuola di cavalleria di Pinerolo, la divisione corazzata Ariete. Al comando della divisione Ariete, l’indomani dell’otto settembre 1943 fronteggiò vittoriosamente i tedeschi a Nord di Roma. Subito dopo, entrato in clandestinità, fu esponente della Resistenza nella Capitale. Nell’estate 1944 venne scelto come comandante militare della Resistenza al Nord e nell’agosto fu paracadutato in Lombardia. Non ebbe vita facile con il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, i cui esponenti, come Ferruccio Parri e Luigi Longo, erano particolarmente gelosi delle loro prerogative. Rappresentò comunque un nevralgico punto di incontro tra Resistenza, Governo dell’Italia liberata e Alleati, ed ebbe un ruolo decisivo nelle drammatiche ore del 25 aprile 1945 e della esecuzione di Mussolini. Dopo la guerra, fu per due anni Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, e poi per tre legislature senatore eletto come indipendente nelle fila della Democrazia cristiana, svolgendo un lavoro prezioso per la riorganizzazione delle Forze Armate italiane.