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Romagnosi, la prof Pellegrino muore alla soglia della pensione

Il ricordo della 3ªE: "Ci ha insegnato a focalizzarci sul presente"

04 maggio 2020, 09:53

Romagnosi, la prof Pellegrino muore alla soglia della pensione

«Renata Anna Pellegrino ci ha lasciati  nel silenzio e nella lontananza di questo tempo sospeso segnato dalla pandemia». Lo si legge sul sito del liceo classico Romagnosi, per salutare l'apprezzata insegnante di storia dell'arte che era in cattedra per  l’ultimo anno. Aveva 66 anni e amava insegnare e sapeva coinvolgere gli studenti. 
Partecipava attivamente alle   giornate del Fai,   trascorrendo, senza che ve ne fosse  obbligo, le giornate con i ragazzi, «non per controllarli, ma piuttosto - ricorda il preside Guido Campanini - per stimolarli, incoraggiarli, farli sentire importanti nei momenti nei quali erano  catapultati dal piccolo ambiente della classe alle folle in fila davanti a san Francesco del Prato o a palazzo Ducale».
 
«Mi aveva telefonato  per comunicarmi che sarebbe entrata in ospedale a Parma, ma poi avrebbe continuato le cure a Genova, interrompendo così, alla vigilia degli esami, quel rapporto con le sue classi che erano per lei, davvero, una ragione di vita - aggiunge Campanini -.  Si è improvvisamente aggravata, e nel giro di pochi giorni il male, che probabilmente covava in lei da  tempo, se l’è portata via».

La notizia della scomparsa dell'insegnante ha scosso in modo particolare gli  studenti dell'ultimo anno. La 3ªE ha raccolto i   pensieri rimbalzati nella chat di gruppo  e li ha fatti pervenire in redazione.    «È forse la migliore professoressa che abbiamo mai avuto - si legge -: ci ha sempre trattato come pari. Si preoccupava per noi, ci aiutava sempre. Si meritava una pensione serena, a fare le conferenze in giro e raccontare le sue mille storie». Parole il qualche modo confermate dal preside: «Nei dieci anni della mia permanenza al Romagnosi - dice - la prof. Pellegrino è una delle pochissime persone  di cui non ho mai sentito una critica – né dagli studenti, né dai genitori».
I messaggi si affollano sullo schermo di 19 cellulari. «Penso che per lei fossimo noi le vere opere d’arte e ha sempre cercato di farcelo capire - si legge -.  Ci ha fatto sentire speciali, e questo secondo me basta per descrivere che meravigliosa persona era e che rimarrà per sempre nella nostra anima».   «Le parole scorrono spontanee, come un fiume che sgorga dalle palpebre socchiuse del nostro cuore - affermano i ragazzi -. Vi ricordate   il primo giorno di scuola, quando ha fatto una foto ad ognuna di noi per imparare i nostri nomi! Con i suoi occhiali esagonali e la sua risatina dolce».  «E i capelli? Quando ci diceva che un tempo erano stati rossi e lunghi fino al sedere, con la permanente afro! Me la sono sempre immaginata con gli occhiali da hippie e vestiti strani!» «Io mi ricordo di quando ci ha spiegato le regole del suo gioco artistico per capire a quale corrente appartenessimo».  «Io penso che il momento più bello sia stato quando ci ha fatto urlare in classe, tutte insieme. Per liberarci dalle ansie di fine maggio. È stato bellissimo». «Mi ricordo   quando ci diceva di visualizzare nella   mente ciò che ci preoccupava come una scritta grande e rossa e poi di cacciarla via, per lasciare spazio al qui e ora. Vi giuro, ho sempre cercato di vivere secondo la sua filosofia, ci ha insegnato a focalizzarci sul presente e lasciar perdere tutto ciò che ci tenesse bloccate». «Ma anche la lezione dedicata interamente a capire cosa non andasse, l’anno scorso! Quando eravamo tutte stressate, lei è stata l’unica a sacrificare una delle sue poche ore per parlarci».  «Ci considerava proprio   persone, non  numeri su un elenco… E ci ha insegnato a vivere la scuola come esercizio di vita, dove solo grazie alla curiosità e alla voglia di scoprire cose nuove diventiamo persone migliori».  È vero, e lei era veramente un pozzo di sapienza. Vi ricordate quando ha spiegato a tutte l’origine dei nostri nomi? Eppure era umile, non si sentiva mai arrivata: per lei non c’erano limiti, e non ci saranno neanche ora». 
«La morte  - si legge infine - è difficile da comprendere, e quando il destino ce la sbatte davanti così all’improvviso il primo pensiero è sempre: perché proprio a lei? Perché proprio adesso? Perché proprio alla fine dell’ultimo anno di una vita passata tra i banchi di scuola? Non lo sappiamo. O forse non c’è un perché. Ma nel garbuglio di pensieri che affiorano nella nostra mente come un vortice disordinato, ci sono così tanti ricordi belli e vivi che non si può pensare che finisca tutto così. Tanti non credono, tanti non sanno che cosa credere: ma noi siamo convinte che ci ascolti e che sorrida anche ora, in qualche posto lontano ma vicino».