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AMARCORD LO STRADONE

E' spuntato un chiosco dove c'era l'anguriaro: torna la magia nel viale dall'aria parigina

29 giugno 2020, 10:41

E' spuntato un chiosco  dove c'era l'anguriaro: torna la magia nel viale  dall'aria   parigina

LORENZO SARTORIO
E’ maestoso, elegante ma, soprattutto, raffinato ed aristocratico. E, quel blasone, nonostante siano trascorsi i secoli, lo porta con la disinvoltura e la nonchalance dei nobili veri. Il caro vecchio Stradone, per i parmigiani tout court « al Stradón», per eleganza e classe, fa assaporare un certo tipo d’aria parigina grazie alla lungimiranza del ministro ducale Guillaume Du Tillot che, nel 1759, incaricò del progetto un autentico genio, l’architetto Ennemondo Alexandre Petitot, il quale si ispirò ai boulevard parigini ingentilendo ulteriormente la sua creazione con il leggiadro casinetto che poi prese il suo nome. 
Ebbene, il caro-vecchio Stradone, vegliato dai suoi fronzuti ippocastani, in questi giorni ha fatto riaffiorare le sue assonanze parigine grazie ad un civettuolo punto di ristoro dove la gente può accomodarsi ai tavolini all’ombra dei secolari alberi dell’Orto Botanico trascorrendo piacevoli serate garbatamente illuminate da una fila di lampadine che rendono l’atmosfera magicamente retrò. Un ritorno agli anni '50-'60  per lo Stradone, che ospitò diverse attività merceologiche ormai relegate nel cassetto della memoria degli over anta come i rintocchi della campanella della «Céza dal Bambén» che, da qualche mese, si è ammutolita. 
Ed ora spazio agli amarcord di uno che, lo Stradone, lo conosce bene come Adriano Catelli, per oltre sessant’anni custode della Cittadella. Intanto dove, da alcuni giorni, è sbocciato il punto di ristoro in stile parigino, in estate, sorgeva un baracchino per la rivendita delle cocomere che venivano tenute al fresco in un «sój» posto sotto la fontanella dall’altra parte della strada. In inverno, invece, sempre nella stessa posizione, in prossimità delle festività natalizie, un ambulante vendeva i pini di Natale ed il beneaugurante vischio verde o dorato. Nel periodo estivo altre due «anguriaie» esponevano sullo Stradone il loro «taglio rosso». Una di queste (gestita da un certo Tonino) e posizionata davanti al palazzo dell’Avviamento Professionale (ora sede dell’Amministrazione Provinciale) era frequentata per lo più da camionisti mentre l'altra, con il tetto sempre in frasche, al termine del viale, quasi dinnanzi al Petitot, era la preferita dai «moróz» che facevano ritorno dal vicino dancing della «Raquette». 
Altri rivenditori dello Stradone erano i castagnini, meglio le castagnine: ben tre. Una, all’angolo con via Padre Onorio, un’altra all’angolo con strada XXII Luglio e la terza nei pressi di Barriera Farini che cedeva il posto, nel periodo natalizio, al rivenditore di alberi di Natale. Due chioschi si affacciavano sul viale: uno, ricavato nella recinzione dell’Avviamento, con vendita di bibite e panini agli studenti e l’altro, all’angolo con via Padre Onorio, molto elegante e purtroppo chiuso da anni, che esponeva fiori e piante. 
Lo Stradone nel tratto dell’attuale viale Berenini, per molti anni, dinanzi all’ex tabaccheria, ospitò pure uno dei distributori più attivi ed efficienti di Parma. Era quello dell’Agip dove si portava l ‘auto a lavare e la si ritirava più lucida del pavimento di un convento di monache. Anche la Gazzetta fece per anni la sua comparsa sullo Stradone nell’edicola, appiccicata alle mura della «Céza dal Bambén» , della simpatica Maria Magnani, figlia del carbonino di vicolo San Cristoforo, una gran brava persona. Ed infine gli ambulanti storici del viale come il mitico Cero, a bordo del suo trabiccolo a pedali, che vendeva ceci caldi e pattona d’inverno e gelati in estate. Stazionava in zona anche il «bombonén» con il suo carrettino di dolciumi. Lo chiamavano « Bondansa» che la diceva lunga sulla sua generosità nel dosare le varie leccornie.