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Francesco e Antonio Farnese: due destini, una sola epopea

La storia in diretta su Facebook

di STEFANIA PROVINCIALI -

07 luglio 2020, 09:14

Francesco e Antonio Farnese: due destini, una sola epopea

Un appuntamento inconsueto, a casa dei duchi Farnese, Francesco (Parma 1678 - Piacenza 1727) salito al trono a soli diciassette anni, e Antonio, il fratello minore a lui succeduto, destinato a regnare soltanto quattro anni e a estinguere la casata in assenza di prole; tanto diversi nella personalità quanto nella gestione del Ducato. 
Si è svolto ieri in diretta facebook sulla pagina di Gazzetta di Parma il primo appuntamento della mini serie «A casa dei Duchi», introdotta da Sabrina Schianchi, responsabile marketing di Gazzetta di Parma e curata da Carlo Mambriani, ordinario di Storia dell’Architettura dell’Università di Parma, e Alessandro Malinverni, direttore del Museo Gazzola di Piacenza, relatori dell’incontro.
 Al centro le figure dei due fratelli, con le loro scelte di vita e di governo, illustrate non solo grazie ad un coinvolgente racconto ma anche ai ritratti ed alle tante stampe delle dimore che hanno abitato, rendendole immagine di sé. 
Francesco quando sale al trono ha alle spalle il fantasma del padre, Ranuccio II, ma forte è il desiderio di migliorare le sorti del Ducato le cui casse sono in difficoltà per i lussi e gli sperperi della corte. Licenzia gran parte della servitù, dei musici, dei buffoni e abolisce spettacoli, feste e banchetti. Decide, quindi, di stabilirsi a Piacenza, nella stagione invernale. Qui ha lasciato due bellissimi appartamenti, l’uno noto come stuccato e l’altro dorato, allestiti nel palazzo farnesiano e destinati ad ospitare personaggi illustri quali il pretendente al trono britannico Giacomo, lontano parente del Farnese, che il duca cerca di ingraziarsi con la gola; testimonianza ne è un lungo elenco di vivande rintracciato da Alessandro Malinverni.
L’interesse di Francesco per Parma sarà rivolto solo alla Steccata che diviene sede dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, istituzione cavalleresca di ispirazione militare e religiosa, acquistata per dar lustro al proprio casato, dall’ultimo discendente dei Comneno.
Grande attenzione riserverà poi a Colorno con la sua reggia riletta secondo i canoni di Versailles. Francesco fu, infatti, un grande ammiratore del Re Sole, che considerava riferimento assoluto.
 Da ricordare fra tante curiosità le citazioni nel giardino al colonato berniniano di piazza San Pietro, a ribadire la vicinanza tra il Duca e il Papa. Ma mentre Francesco vede le meraviglie dell’arte e dell’architettura nelle stampe del tempo, il fratello Antonio le può ammirare direttamente poiché, fra il 1697 al 1700, compie un lungo viaggio in Italia e in Europa, che gli offre la possibilità di formarsi un gusto personale e ampliare i propri orizzonti, e forse dare suggerimenti al fratello. 
Viene a sapere della sua morte e quindi di essere divenuto Duca mentre sta festeggiando il Carnevale a Reggio Emilia, mettendo subito in luce la propria personalità. Ama divertirsi e trascorre buona parte del suo tempo con la contessa Borri nonostante il matrimonio, ad un anno dalla salita al trono, con Enrichetta d’Este.
 Vive a Parma, prima a Palazzo Rangoni e poi, con Enrichetta, a Palazzo Ducale, trasferendosi nei mesi estivi a Sala Baganza dove dividerà l’allora imponente rocca con i convittori del Collegio dei Nobili che qui trascorrevano le vacanze lunghe. 
Organizza tornei di pallone, divertendosi pur non partecipando direttamente visto il fisico: era piccolo e pingue, e va a caccia di lepri, altro piacere che si riserva nella vita. Ha lasciato alla Rocca gli splendidi affreschi di Sebastiano Galeotti ma nessun erede al Ducato che alla sua morte passerà ai Borbone. Il secondo appuntamento è in programma lunedì, 13 luglio, sempre alle 18, con «Babet e Pippo: una coppia affiatata».