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IMMIGRAZIONE

Traffico di giovanissimi calciatori dalla Costa d'Avorio: 5 indagati

10 luglio 2020, 13:53

Traffico di giovanissimi calciatori dalla Costa d'Avorio: 5 indagati

Nella giornata di ieri la polizia  ha eseguito una serie di perquisizioni a carico di 5 cittadini ivoriani TEHE Bly Blaise, classe ’64, TRAORE Hamed Mamadou classe ’75, TEHER Marina Edwige Carine classe ‘79, ABOU Zadi Gildas classe ‘78, e TEHER Larissa Ghislaine classe ‘81, ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina poiché, fingendosi genitori di 5 giovanissimi calciatori ivoriani (minorenni all’epoca del loro ingresso in Italia), ottenevano prima il rilascio del visto di ingresso e poi il rilascio del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, consentendo l’ingresso in Italia dei 5 ragazzini che venivano immediatamente avviati all’attività calcistica.

L’attività conclusasi nella giornata di ieri hapreso il via  dalle dichiarazioni etero-accusatorie rese  Giovanni Damiano Drago  nell’ambito di un procedimento penale  che lo vedeva indagato e successivamente imputato, in concorso con altri.

Drago, infatti, dichiarò di essere a conoscenza che TEHE Bly Blaise, coimputato nel medesimo procedimento, oltre ai falsi ricongiungimenti familiari già contestatigli, tra il 2014 ed il 2015, con la complicità di altri suoi connazionali, avrebbe consentito l’ingresso clandestino in Italia di 5 giovanissime promesse del calcio ivoriano, alcune delle quali sarebbero state ingaggiate in società di calcio professionistico.

Le preliminari verifiche condotte dagli agenti  hanno consentito di identificare i quattro complici di TEHE Bly Blaise ed i 5 giovanissimi giocatori e riscontrare le dichiarazioni rese da Drago.

 TEHER Marina Edwige Carine, dipendente del club Atalanta Bergamasca Calcio, è entrata in Italia, nel 2005 a seguito di ricongiungimento familiare, richiesto dall’allora marito TRAORE Hamed Mamadou (fondatore del club calcistico di Abidjan (CIV), “LFA” (Leader Foot Academy) dove  hanno esordito 2 dei 5 giovani calciatori condotti clandestinamente in Italia da Drago. I due, nel 2014, hanno fatto entrare in Italia, sempre attraverso un visto per ricongiungimento familiare, 2 figli che, dopo esser stati ingaggiati in squadre di calcio locali, sono approdati rispettivamente al Sassuolo Calcio ed all’Atalanta.

TEHER Larissa Ghislaine, sorella di Marina, dopo essere entrata in Italia nel 2000 per motivi di lavoro, nel 2013 viene raggiunta, tramite ricongiungimento familiare, dall’allora marito ABOU Zadi Gildas. Anche loro, nel 2015, si riuniscono con i loro 2 figli che entrano in Italia con un visto per ricongiungimento familiare. Come i due “cugini”, anche i figli di Marina e Zadi Gildas, immediatamente vengono avviati al calcio in squadre locali ed ora, mentre uno milita in una squadra di serie D, il secondo  milita nell’US Lecce.

Lo stesso TEHE Bly Blaise, entrato in Italia nell’’87 e coniugato con una cittadina italiana, nel 2014 viene raggiunto dal proprio figlio nato nel 1999 in Costa d’Avorio. Il giovane, al pari degli altri, dopo aver avuto il suo battesimo calcistico presso una squadra locale, ha militato nelle giovanili e nelle prime squadre di alcuni club italiani di serie inferiori, per poi esser tesserato nel Parma FC ed andare in prestito al TPS nella massima serie del campionato finlandese.

La successiva attività investigativa condotta con un’imponente attività di intercettazione telefonica ed attività tecnica di natura biologica, ha consentito di accertare l’assoluta estraneità tra questi e gli asseriti figli introdotti in Italia attraverso il meccanismo del “ricongiungimento familiare” e comprovare le condotte di ciascuno di loro.

Nella giornata di ieri, contestualmente alle operazioni di perquisizione che hanno consentito di rinvenire e sequestrare parte della falsa documentazione utilizzata per ottenere l’ingresso, i 4 ragazzi presenti in Italia sono stati sentiti come persone informate sui fatti e, dalle loro dichiarazioni, è stato raccolto il definitivo riscontro all’ipotizzata falsità dei loro rispettivi rapporti di parentela con gli indagati.