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Occupazione dei dottori di ricerca, a Parma dati migliori della media nazionale: 92%

20 luglio 2020, 15:01

Occupazione dei dottori di ricerca, a Parma dati migliori della media nazionale: 92%

Il tasso di occupazione dei dottori di ricerca dell’Università di Parma a un anno dal conseguimento del titolo è più alto della media nazionale: 92%  contro 89%. È uno dei dati contenuti nel V Report sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei dottori di ricerca, realizzato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.

Il Report di AlmaLaurea sul Profilo dei dottori di ricerca ha analizzato le performance formative di 3.938 dottori di ricerca del 2019 di 24 atenei. Il Report di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei dottori di ricerca ha analizzato 5.526 dottori di ricerca del 2018 di 36 atenei, contattati a un anno dal conseguimento del titolo.

 

Qui si riporta l’analisi relativa ai dottori di ricerca dell'Università di Parma

 

IL PROFILO DEI DOTTORI DI RICERCA DELL'UNIVERSITÀ DI PARMA

 

I dottori di ricerca del 2019 dell'Università di Parma, coinvolti nel V Report sul Profilo dei dottori di ricerca, sono 124.

 

Caratteristiche dei dottori di ricerca

Il 19,7% dei dottori ha svolto un dottorato in collaborazione con le imprese (dottorato industriale o in alto apprendistato) e l’8,2% dei dottori di ricerca ha ottenuto un titolo congiunto o un titolo doppio/multiplo (joint degree o double/multiple degree).

Il 67,2% dei dottori di ricerca ha conseguito il dottorato nello stesso ateneo della laurea, il 27,0% in un ateneo italiano diverso da quello di conseguimento della laurea, mentre il 5,7% dei dottori ha ottenuto la laurea in un ateneo estero. La quota di dottori di ricerca con cittadinanza estera è il 7,3%.

Gli studenti che decidono di iscriversi a un corso di dottorato hanno ottenuto, in media, buone performance nel percorso di studio precedente; il 61,7% dei dottori di ricerca, laureatisi in Italia, ha conseguito la laurea di secondo livello ottenendo il massimo dei voti (110 e lode).

L’età media al dottorato di ricerca è pari a 31,4 anni e il 66,9% dei dottori ottiene il titolo di dottorato al massimo a 30 anni di età.

 

Motivazioni per l’iscrizione al dottorato e fruizione di finanziamenti

Aveva intenzione di iscriversi al dottorato già al momento della laurea l’85,2% dei dottori di ricerca. La motivazione ritenuta decisamente più importante per l’iscrizione è il miglioramento della propria formazione culturale e scientifica (85,2%). Tra le altre motivazioni, risultano decisamente importanti la possibilità di svolgimento di attività di ricerca e studio in ambito accademico (46,7%) e il miglioramento delle prospettive lavorative (38,5%).

La fruizione di finanziamenti per la frequenza del dottorato ha riguardato l’86,9% dei dottori di ricerca del 2019.

 

Attività svolte durante il dottorato

Tra i dottori di ricerca del 2019, il 68,0% dichiara di aver partecipato, abitualmente per almeno un anno, ad attività formative strutturate all’interno del proprio corso di dottorato.

Il 58,2% dei dottori di ricerca ha svolto un periodo di studio/ricerca all’estero e per il 19,7% di questi la durata dell’esperienza ha superato i 6 mesi. La soddisfazione complessiva dei dottori per l’esperienza all’estero è pari, in media, a 8,6 su una scala 1-10.

Il 32,8% dei dottori dichiara di dedicare alla ricerca oltre 40 ore a settimana (il 10,7% dedica alla ricerca più di 50 ore alla settimana) e l’80,3% dei dottori è stato coinvolto in gruppi di ricerca.

Infine l’82,0% dei dottori del 2019 ha realizzato almeno una pubblicazione e, tra questi, il 97,0% l’ha realizzata in inglese.

 

Valutazione del dottorato e prospettive future

Per analizzare la soddisfazione per l’esperienza di dottorato appena conclusa si è scelto di

prendere in considerazione l’opinione espressa dal complesso dei dottori in merito ad alcuni aspetti.

L’acquisizione di nuove competenze e abilità specifiche ha ottenuto in media un punteggio medio di 8,1 su 10; l’approfondimento di contenuti teorici 7,5 e la padronanza di tecniche di ricerca 7,7.

Il 61,5% dei dottori di ricerca dichiara che, potendo tornare indietro al momento dell’iscrizione, si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso di dottorato e presso lo stesso ateneo. Il 3,3% rifarebbe un altro dottorato nello stesso ateneo, il 3,3% un dottorato in un altro ateneo italiano, il 23,8% si iscriverebbe ad un dottorato all’estero e l’8,2% non si iscriverebbe più ad un dottorato.

L’81,1% dei dottori ritiene che per il proprio settore disciplinare ci siano maggiori opportunità lavorative all’estero. Solo l’1,6% dei dottori ritiene invece di avere maggiori opportunità di affermarsi in Italia.

 

 

LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI DOTTORI DI RICERCA DELL'UNIVERSITÀ DI PARMA

 

Il V Report sulla Condizione occupazionale ha riguardato 130 dottori di ricerca del 2018

dell'Università di Parma, intervistati a un anno dal conseguimento del titolo.

 

Condizione occupazionale a un anno dal conseguimento del dottorato di ricerca

Il tasso di occupazione (si considerano occupati quanti sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è pari al 92,0%. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze lavoro ovvero su quanti sono inseriti nel mercato del lavoro, è pari al 3,6%.

Il 43,5% degli occupati prosegue l’attività intrapresa prima del conseguimento del dottorato, mentre il 10,1% ha dichiarato di avere cambiato lavoro dopo il conseguimento del titolo; il 46,4% degli occupati si è inserito nel mercato del lavoro solo al termine del dottorato di ricerca.

 

Caratteristiche del lavoro svolto a un anno dal conseguimento del dottorato di ricerca

Tra gli occupati a un anno dal conseguimento del dottorato, il 3,7%, svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.), mentre il 33,3% è assunto con un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato. Il 18,5% svolge un’attività sostenuta da assegno di ricerca, il 13,6% può contare su una borsa post-doc, di studio o di ricerca mentre il 28,4% dichiara di essere stato assunto con un contratto non standard (per la quasi totalità si tratta di contratti alle dipendenze a tempo determinato). L’1,2% è impegnato con contratti formativi, lavori parasubordinati, altri tipi di lavoro autonomo o senza regolare contratto.

La retribuzione mensile netta dei dottori di ricerca è, in media, pari a 1.717 euro. Il lavoro part-time coinvolge l’8,6% degli occupati.

Il 67,5% degli occupati svolge una professione intellettuale, scientifica e di elevata

specializzazione: in particolare, il 20,8% è un ricercatore o tecnico laureato nell'università mentre il 46,8% svolge un’altra professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione. Decisamente contenute le quote di occupati che svolgono altre professioni.

Il 35,6% ha dichiarato di svolgere attività di ricerca in una giornata lavorativa tipo in misura elevata, il 38,4% in misura ridotta, mentre il 24,7% ha dichiarato di non svolgere per nulla attività di ricerca.

Il 48,5% ritiene che il titolo di dottore di ricerca sia molto efficace o efficace per il lavoro svolto, il 31,8% degli occupati dichiara che il titolo è abbastanza efficace per lo svolgimento del proprio lavoro, mentre il 19,7% ritiene che sia poco o per nulla efficace. Il 52,1% degli occupati dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studio, il 37,0% le utilizza in misura ridotta, mentre il 9,6% dichiara di non utilizzarle per nulla.

 

Caratteristiche dell’azienda in cui lavorano i dottori di ricerca a un anno dal conseguimento del titolo

Ma dove vanno a lavorare? Il 61,5% dei dottori di ricerca è occupato nel settore pubblico, il 32,1% in quello privato, mentre il 6,4% è occupato nel settore non profit. Il settore dei servizi assorbe l’80,8% dei dottori di ricerca, mentre l’industria accoglie il 17,9% degli occupati; nessun occupato ha trovato impiego nel settore dell’agricoltura.

L’83,3% degli occupati dichiara di lavorare al Nord, il 5,1% al Centro, mentre il 2,6% al Sud. Infine, il 7,7% lavora all’estero.

 

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