Sei in Parma

Commercio

Via Repubblica, Mussi chiude: cala la saracinesca su un secolo di storia

Ieri l'ultimo giorno di attività. La sofferta decisione di Alberto e Monica

di ANTONIO BERTONCINI -

01 agosto 2020, 09:57

Via Repubblica, Mussi chiude: cala la saracinesca su un secolo di storia

Non è facile racchiudere un secolo di storia in poche frasi, e ancora meno facile è abbassare la serranda per l’ultima volta. Ieri all’una, dopo una bicchierata con il groppo in gola, insieme ai più affezionati clienti, Alberto Mussi ha chiuso per sempre il negozio di via Repubblica 29, al piano terreno di Palazzo Pigorini. È un altro pezzo della storia di Parma che se ne va insieme con la bottega di abbigliamento intimo, indossato da quattro generazioni di parmigiani.
 Stavolta non c’entra nulla il Covid, perché la decisione era stata presa da tempo, e non è neppure un effetto diretto della crisi del commercio, perché i clienti ai Mussi non sono mai mancati, così come non sono mai venuti meno la cortesia, il sorriso e la professionalità di Alberto, che dietro il bancone  ha passato mezzo secolo di vita, e di Monica Tagliavini, moglie di Alberto, che in merceria  ha vissuto gli ultimi trent’anni.
A fondare l’azienda fu il nonno Giocondo, 99 anni fa. Cominciò nel 1921 vendendo calze, maglie e mutande con un carretto piazzato davanti al Teatro Regio. Gli affari andarono bene, e riuscì ad aprire il negozio di via Repubblica, ereditato da Luigi, che passò quindi il testimone al figlio, ma in negozio restò fino ai novant’anni suonati. Nel frattempo, gli altri fratelli non rimasero con le mani in mano, e il marchio Mussi sbarcò in diverse zone di Parma, come via Trento, via Garibaldi e via Torelli, che continuano tuttora l’attività.
«Chiudere lo storico negozio di strada Repubblica è stata una decisione ponderata e difficile – constata Monica Tagliavini – ma ormai era giunta l’ora di farlo, perché questo è un lavoro molto impegnativo. Alberto, che è qui da cinquant’anni, ha diritto a godersi la pensione e nostro figlio ha scelto un lavoro diverso. Così abbiamo venduto il negozio, anche se non siamo riusciti a cedere l’attività. Il calo c’è stato, ma potevamo proseguire senza problemi. Certo, dispiace che dopo 99 anni sparisca un simbolo del commercio di Parma. Ma, se devo dire la verità, a questo punto non consiglierei a un giovane di investire in un negozio di abbigliamento: ci sono troppe tasse, troppi rischi e troppa concorrenza dei centri commerciali e dei negozi on line. Il nostro lavoro era un’altra cosa, figlio di un tempo diverso fatto di qualità e di rapporti umani».