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Strade, scuole, teatri: 10 opere di Parma vittime della burocrazia

A Parma è lungo l'elenco di edifici e opere pubbliche arenate nel "mare infinito" di regolamenti e legislazioni complicate: e nessuno sembra voler trovare soluzioni

di Gianluca Zurlini -

08 agosto 2020, 15:00

Strade, scuole, teatri: 10 opere di Parma vittime della burocrazia

Quando si parla di ritardi o di opere incompiute nel settore pubblico spesso il colpevole indicato è la burocrazia. Una parola che vuol dire tutto e niente, se non tradotta in casi concreti.
Che proviamo a riproporvi guardando a quello che accade dietro l'angolo, nella nostra città, dove, soprattutto negli ultimi anni, sembra esserci una sorta di assuefazione alle lungaggini necessarie per risolvere i problemi. E così proviamo a spiegarvi i motivi, prendendo a immagine simbolo quella a fianco del silos "incompiuto" che da anni è presente all'ingresso della città da via Colorno,  della mancata risoluzione di problemi in alcuni casi teoricamente semplici che riguardano il completamento o la sistemazione di edifici e strutture pubbliche. Questo per  far capire  come nel nostro Paese  un qualunque intervento, se c'è di mezzo la mano pubblica, può rimanere fermo al palo per anni semplicemente per  conflitti di competenze fra enti o   mancanza di una firma. E come, a volte, il finanziamento sia l'ultimo dei problemi perché ci si arena di fronte alla complessità delle procedure dei bandi di gestione o addirittura non si riesce a trovare il bandolo della matassa dal punto di vista legale. In queste pagine trovate un vero e proprio "campionario" di situazioni irrisolte grandi e piccole; alcune clamorose, come quella del Teatro dei Dialetti e altre meno vistose, ma non meno importanti, come i cavalcavia autostradali a senso unico alternato, che spiegano bene cosa comporta la "burocrazia" applicata nella pratica quotidiana.
 

1 - Teatro dei Dialetti, un progetto di 20 anni fa: quella struttura mai conclusa

Il Teatro dei Dialetti

A Parma è forse il monumento più eclatante a dimostrazione di come il denaro dei cittadini possa venire speso senza nessun costrutto. Si tratta del Teatro dei Dialetti, voluto da Elvio Ubaldi e inserito nell'ambito di accordi per i nuovi centri commerciali. Costruito a nei primi anni Duemila, l'edificio e buona parte dell'impiantistica sono stati completati circa 12 anni fa. E il cartello che ancora campeggia su viale Mentana indica come data "fine lavori" il 2008. In realtà, il cantiere è finito, ma il teatro non solo non ha mai aperto, ma non ha neppure mai visto uno spiraglio possibile per l'apertura. Il risultato è che quello che avrebbe dovuto diventare un luogo della cultura e del divertimento della città si è trasformato nel rifugio di senzatetto, come dimostrano le aperture che spesso si vedono nella ormai consunta recinzione di un cantiere finito e mai completato. E così i soldi sono stati spesi, ma il teatro è diventato un "figlio di nessuno", emblema soltanto dello spreco del denaro dei cittadini.

2 - Il ponte di Castelnuovo a Baganzola, inagibile dal 2016: un ponte fuori uso che sarebbe utile

Il ponte di Castelnuovo a Baganzola

È un ponte militare realizzato all'interno dell'alveo della Parma a valle della città che collegava due strade frazionale facendo risparmiare molti chilometri di strada ai residenti nelle zone di Moletolo e Baganzola.  Per decine di anni è stato sommerso dalla Pärma voladóra tutte le volte che arrivavano le piene. E, immancabilmente, veniva chiuso al traffico tramite le sbarre che si trovavano ai due accessi prima degli argini.  Una funzione modesta, ma preziosa che ha continuato a svolgere. Nel 1996 era stato dichiarato inagibile, ma per altri 20 anni ha continuato a svolgere la propria funzione.
Poi, nel 2016, due anni dopo la grande piena, arriva la decisione, dovuta, del Comune per la chiusura. Una chiusura senza appello: la motivazione è l'inagibilità dichiarata. Ma  alla chiusura non segue   nessuna azione per valutare la possibilità di renderlo nuovamente agibile.  E così il ponte resta in piedi, ma inutilizzato,  testimone di una burocrazia che non decide nulla: né il recupero, né la demolizione.

3 - Il cavalcavia di via Moletolo, "sospirate" barriere: quel senso unico provvisorio da 6 anni

Il cavalcavia di via Moletolo

È una strada comunale di campagna che porta a frazioni con poche decine di abitanti e a qualche abitazione sparsa fra i terreni coltivati. Una strada che supera l'A1 con un cavalcavia che fino all'estate del 2014 era regolarmente transitabile nei due sensi. Poi, all'improvviso si scoprì, a seguito di una verifica tecnica,  che le barriere protettive ai lati della carreggiata erano inadeguate alla sicurezza e rischiavano di provocare la caduta delle auto sull'autostrada. Il risultato fu una chiusura totale al traffico per 6 mesi della strada e, a dicembre 2014, la riapertura "provvisoria" a senso unico alternato regolata da un semaforo con tempi lunghissimi. Il rimedio, in un paese normale, sarebbe stato semplice: sostituire le barriere protettive adeguandole ai nuovi standard di sicurezza. Ma qui interviene, implacabile, la burocrazia: che non scioglie il "nodo" su quale ente, fra Comune e autostrada, debba affrontare la spesa. Ognuno resta sulle proprie posizioni e, visto che la strada è minore, il semaforo "provvisorio" è lì da 6 anni e nessuno parla più dei lavori.
 

4 - Il cavalcavia di via Paradigna, vecchio e inadeguato: grandi aziende difficili da raggiungere

Il cavalcavia di via Paradigna

Su via Paradigna, nella parte che da via nuova Naviglio arriva fino a via Forlanini, è sede di importanti aziende cittadine, come la Chiesi e la Cft (ex Rossi&Catelli), che si trovano ai lati opposti dell'autostrada e vivono da 6 anni una situazione da paese sottosviluppato. Neppure questo è infatti  bastato per evitare che anche qui, da 6 anni, il cavalcavia che supera l'autostrada del Sole, sia transitabile solo a senso unico alternato regolato da semaforo. Il problema è l'inadeguatezza delle barriere laterali del sovrappasso per la sicurezza. Un problema dovuto al fatto che questo, come quelli di via Moletolo e via Nuova Naviglio, è un cavalcavia che non è stato demolito e ricostruito in occasione dei lavori per l'Alta velocità. E così le vecchie barriere, giudicate pericolose, hanno costretto il Comune prima a chiudere e  poi a ridurre il traffico sul cavalcavia. Che rimane vecchio e inadeguato, visto che nessuno interviene per obbligare le Autostrade (o eventualmente il Comune) a metterlo a norma. 

5 - La nuova piscina in zona Efsa, la vasca senz'acqua: pronta da 7 anni, ma ancora chiusa

La nuova piscina in zona Efsa

Della piscina Efsa ha parlato di recente il vicesindaco e assessore allo Sport Marco Bosi annunciando che è stato trovato il gestore e che entro l'anno dovrebbe finalmente entrare in funzione. 
Un annuncio che si spera sia, questa volta, seguito dall'apertura dell'impianto. Il punto è però che la piscina era già pronta, nella sua struttura essenziale, a fine 2013. Da allora in poi, però, è entrato in scena l'inesorabile meccanismo della burocrazia. Si sono infatti trovati problemi nella capienza degli spogliatoi rispetto alle possibili presenze in vasca. Una questione che si è trascinata per anni fra carte e documenti di vario tipo. Poi, quando tutto sembrava potersi risolvere, i primi bandi indetti dal Comune, evientemente giudicati non appetibili dalle società sportive, sono andati deserti. E così, fra carte e cavilli burocratici, la vasca, a 7 anni dal suo completamento, finanziato coi soldi per l'Efsa, è ancora senz'acqua. Ancora per poco tempo? Forse sì, ma visti i precedenti, sarà opportuno attendere che qualcuno entri in quella vasca prima di cantare vittoria.

6 - Il sovrappasso dell'inceneritore, l'odissea di via Versailles: società fallita, 4 anni di chiusura

Il sovrappasso dell'inceneritore

La strada si chiama pomposamente via Versailles. Ed è "momentaneamente" chiusa dal maggio del 2016. A dimostrazione di come le intese fra pubblico e privato possano anche essere viziose e non virtuose. I fatti: la strada viene inserita una quindicina di anni fa nell'ambito delle opere accessorie collegate alla realizzazione di un nuovo centro commerciale. Negli annunci avrebbe dovuto diventare una "complanare" per collegare meglio il casello autostradale alla zona dell'inceneritore e dello Spip. La strada viene costruita dai privati e comprende il cavalcavia che supera la ferrovia Parma-Brescia e il canale Naviglio. I lavori, però, vengono eseguiti male e ne deriva la chiusura "temporanea". La procedura burocratica, seguita rigorosamente dal Comune, prevede l'ingiunzione ai privati di intervenire per sistemarlo. I lavori, con grande lentezza, partono ma si bloccano poco dopo perché  l'impresa fallisce e il cantiere  entra nella procedura fallimentare. Risultato? La strada è chiusa e non si sa se e quando mai riaprirà, a spese questa volta del Comune.
 

7 - La bretella tra le vie Colorno e Paradigna, asfalto mai consumato: un privato ricorre, stop lungo 10 anni

La bretella tra le vie Colorno e Paradigna

La zona Nord della città è quella più "ricca" di esempi di opere inutilizzate, incompiute o bloccate da cavilli burocratici.  A poche centinaia di metri dal sovrappasso dell'inceneritore "chiuso per fallimento" c'è una lingua d'asfalto che è stata costruita una dozzina di anni fa. Si tratta della "bretella" che parte dalla rotatoria di via Colorno al termine del cavalcavia autostradale e arriva fino a via Paradigna. L'asfalto c'è e la strada è ben visibile, ma nessuna auto è mai riuscita a percorrerla per intero, perché ci sono new jersey in cemento che sbarrano l'accesso verso via Paradigna.
A bloccare l'entrata in funzione di quella che avrebbe dovuto essere un'alternativa allo stretto cavalcavia di via Paradigna  e collegarsi poi a via Versailles è stato il ricorso di un privato per problemi legati a barriere acustiche e rispetto delle distanze dalla proprietà. Ma i tempi della burocrazia italiana (leggi giustizia) sono biblici. E il risultato è che l'asfalto steso più di 10 anni fa non si è mai consumato e la strada è un monumento all'inefficienza: soldi spesi per nessuna resa.

8 - L'ex municipio di Baganzola, da 10 anni nell'abbandono: da cuore istituzionale a luogo senza vita

L'ex municipio di Baganzola

Dovrebbe essere la "porta" di ingresso alla frazione. Ma da ormai 10 anni l'ex Municipio di Baganzola è un esempio di degrado che mal si concilia con la sua gloriosa storia istituzionale. Dal 1869 al 1943 è stato infatti la sede del comune di Golese e migliaia di persone, alcune delle quali ancora viventi, hanno avuto il loro primo contatto con l'istituzione proprio nelle sue stanze. Poi, dal 1979 fino al 2010 è stata la sede della circoscrizione Pablo-Golese-San Pancrazio, con i consiglieri eletti che si riunivano e organizzavano anche affollate assemblee di cittadini, fra cui quelle per lo spinoso tema dell'Alta velocità. Dal 2010 il palazzo, di proprietà pubblica, è completamente inutilizzato e lasciato nel progressivo degrado. Spesso ci sono state intrusioni al suo interno di sbandati e avrebbe necessità di una costosa ristrutturazione che però le casse pubbliche non sembrano in grado di potersi permettere. Anche questo è comunque un patrimonio pubblico che, con l'abbandono, sta perdendo di valore nel disinteresse della burocrazia.
 

9 - L'ex scuola elementare di San Pancrazio, patrimonio in decadenza: al posto dei bimbi silenzio e degrado

L'ex scuola elementare di San Pancrazio

Si trova nel cuore di San Pancrazio, ma ormai da tempo è diventata una "ferita" aperta al suo interno invece che fonte di un servizio importante per i cittadini come quando funzionava come scuola elementare. Qui la proprietà risulta sia ancora degli ex Iraia che, nonostante abbiano negli anni tentato di venderla, non sono ancora riusciti a farlo.
Ma nel tempo l'immobile si è sempre più degradato e sta ovviamente perdendo anche di valore. In questo caso si tratta di un edificio in una zona densamente abitata e di transito che, se fosse nelle mani di un privato, avrebbe sicuramente trovato un'adeguata utilizzazione. Invece, dopo avere ospitato qualche attività dopo la chiusura della scuola, l'edificio è sempre rimasto desolatamente vuoto, con il giardino che spesso vede crescere alte sterpaglie prima dei (sempre tardivi) interventi di sfalciamento. Non ci sono notizie recenti sulla sorte cui è destinato questo immobile: l'unica cosa certa è che si tratta di un patrimonio  che non viene in alcun modo valorizzato da anni.

10 - Le ex scuole di Fraore e Marore, né fondi né compratori: scuole abbandonate senza nessun futuro

L'ex scuola di Fraore

Forse, in tempi di Covid, avrebbero potuto anche diventare utili per avere a disposizione maggiori spazi nei quali collocare gli studenti. Invece, le ex scuole elementari di Fraore e di Marore sono l'esempio di come un edificio che un tempo era un punto di ritrovo della comunità e che dovrebbe essere un patrimonio della comunità possa cadere in rovina senza che si sia riusciti né a venderlo a privati né a recuperarlo a uso pubblico.
L'ex scuola di Marore, oltretutto, fra i suoi alunni ha avuto anche un nome illustre come quello di Giovannino Guareschi, che di certo non sarebbe contento di vederla ridotta come è oggi: un semirudere abbandonato da decenni, con porte e finestre murate per evitare che i senzatetto, come è già avvenuto in passato, possano trovare rifugio al suo interno. Le abbiamo prese ad esempio perché sono ben visibili, quella di Marore dalla tangenziale Est e quella di Fraore da via Emilia Ovest. Per recuperarle non ci sono fondi, per venderle non si trovano compratori. E il risultato è il degrado.