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"Scorta mediatica" per il giornalista Ungaro minacciato dalla 'ndrangheta

04 settembre 2020, 16:27

"Scorta mediatica" per il giornalista Ungaro minacciato dalla 'ndrangheta

Una "scorta mediatica" per tenere alta l’attenzione sulle minacce al giornalista Donato Ungaro (collaboratore della Gazzetta di Parma), a causa di una serie di articoli scritti nei primi anni del 2000 sugli intrecci tra 'ndrangheta e imprenditoria locale a Brescello (Reggio Emilia). E un’audizione a Roma, in commissione antimafia, per far conoscere la vicenda a livello nazionale ed evitare l’isolamento del cronista. Sono due delle iniziative di cui si è parlato questa mattina a Bologna, in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato lo stesso Ungaro, il presidente della Federazione nazionale della stampa Giuseppe Giulietti e i responsabili dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna e dell’Aser (Associazione Stampa Emilia-Romagna). 
«A Reggio Emilia si doveva sistemare un assessore comunale per un piano regolatore e un giornalista che dava fastidio, il dottore Ungaro». Sono queste le parole del pentito Vincenzo Marino, durante l’udienza del 24 luglio 2020, davanti alla Corte d’Appello di Bologna dove si sta svolgendo uno dei filoni del processo Aemilia. In realtà già dal gennaio del 2018, durante il primo grado, a Reggio Emilia, Marino aveva parlato di un «giornalista da sistemare», senza però fare il nome. 

«Quello che a me interessava era capire chi poteva essere il giornalista e per questo mi rivolsi all’Ordine dei giornalisti di Bologna e all’Aser - ha detto Ungaro -, esprimendo la preoccupazione per un collega che poteva eventualmente correre rischi. Ordine e Aser chiesero al procuratore capo di Bologna di indagare per dare un nome al giornalista, ma non successe nulla. Decisi allora di indagare per conto mio». Ungaro, che all’epoca collaborava con una testata locale e lavorava per il Comune di Brescello, venne poi licenziato e «cacciato dal giornale», ha raccontato il cronista. «Oggi guido i bus a Bologna, ma mi sono messo in aspettativa senza stipendio per non mettere a rischio la salute dei passeggeri». 
Giulietti ha ricordato i dati dell’Osservatorio sui giornalisti minacciati: «Nei primi sei mesi del 2020 sono già cresciuti rispetto a tutto il 2019 e in rete sono aumentati del 60%. Ieri abbiamo consegnato la documentazione su Donato Ungaro al viceministro degli Interni Matteo Mauri e inoltre abbiamo deciso, come Fnsi, di costituirci parte civile in questo processo. Infine - ha concluso Giulietti - credo debba esserci una discussione pubblica sulla vicenda, chiederò al presidente Morra di fare una audizione in commissione antimafia».