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POLITICA

Intervista a Carlo Calenda

«Il Pd ha perso la bussola: il sì al referendum aggrava i problemi»

di Stefano Pileri -

09 settembre 2020, 15:16

Intervista a Carlo Calenda

 «Il Pd ha perso la bussola: ha votato per tre volte no in Parlamento e ora dice sì al referendum». Carlo Calenda non è sorpreso dalla scelta della direzione Dem in vista del voto del 20-21 settembre, ma constata con amarezza che il partito, con cui era stato eletto all'Europarlamento, è «sempre più succube del Movimento 5 Stelle». Proprio un anno fa, quando era nata la nuova maggioranza con i «grillini», lui aveva lasciato il Pd e dato vita al suo nuovo movimento Azione. E ora è in prima linea nella battaglia per il no al referendum. Ma mette subito in chiaro: «Sia chiaro: non sono contro al taglio  dei parlamentari,  ma sono contro  al taglio fatto in questo modo».
Lei aveva votato a favore della riforma Renzi bocciata nel referendum del 2016  che riduceva i parlamentari ed eliminava il bicameralismo perfetto...
«Io ero favorevole e resto favorevole alla riforma costituzionale che era stata approvata in Parlamento e poi bocciata nel referendum del 2016. Ma  così no, così non va».
Perché non va bene  fatto così? 
«Per due ragioni principali. Con questo  bicameralismo perfetto Camera e Senato continuano a fare lo stesso lavoro:  il Senato duplica il lavoro della Camera, magari con maggioranze diverse e così diventa  impossibile governare. Il fatto poi che, con questa riduzione  dei parlamentari, il Senato diventi molto più piccolo della Camera ma dovrà comunque fare lo stesso lavoro. Questo porterà a un allungamento dei tempi e renderà il lavoro più farraginoso».
La seconda ragione? 
«I cittadini non scelgono i propri parlamentari che vengono scelti dalle segreterie. il referendum non risolve questo problema. Anzi, quando si riduce il numero di parlamentari, la qualità  è destinata a diminuire  perché  non verranno tagliati i fedelissimi dei segretari di partito, ma quei pochi esponenti della società civile presenti in parlamento».
Quindi che riforme vorreste voi di Azione?
 «Una riforma semplice che preveda un sistema monocamerale con l'eliminazione di una camera e con una legge elettorale con la preferenza che permetta di scegliere gli eletti. In più servirebbe una revisione del federalismo, perché ci sono delle competenze, come quelle sulle infrastrutture, che devono essere gestite a livello centrale e altre che possono essere gestite sempre più  a livello  regionale...»
Vari esponenti del Pd  che chiedono di votare sì  a questo referendum dicono che si possono introdurre dei correttivi ai problemi ...
 «Sono tutte balle, di chi ha votato per tre volte no in Parlamento a questo progetto di riforma e ora vota sì per un solo e semplice motivo, perché il Pd su ogni dossier è sotto scacco del M5S. Tu puoi essere per il sì, ma allora non voti tre volte no definendo il taglio come una riduzione della  rappresentanza democratica e poi voti sì per tenere in piedi la maggioranza dimostrando per l'ennesima  volta che sei disponibile ad accettare qualsiasi cosa pur di stare al governo. Come su altri provvedimenti,  prima il Pd aveva detto che non l'avrebbe mai votato senza dei correttivi, poi si è  adeguato alle richieste del M5S.  Sa qual è la differenza di questo governo dal Conte 1?»
Quale?
«Che là era la Lega che imponeva l'agenda di governo e il M5S si adeguava. Qui è il M5S che impone le scelte e il Pd si adegua pur di tenere in piedi questo governo, perché sono tutti terrorizzati dall'idea di andare alle elezioni e di perdere. Tutto questo referendum è una pagliacciata portata avanti dal Movimento 5 stelle che, dopo aver fondato tutto il suo racconto  anticasta sul limite dei due mandati ed esserselo rimangiato,  ora ha bisogno del referendum che scasserà le istituzioni italiane. Il Pd cerca a tutti  i costi di tenere in piedi la maggioranza.   Però non è possibile stare al governo a tutti i costi senza risolvere i problemi in una fase drammatica, come questa, senza avere nemmeno un'idea di cosa fare concretamente per il paese ad esempio con i fondi  messi a disposizione dall'Europa»
Il governo dice che sta studiando le misure da mettere in campo...
«Sì,  in Italia abbiamo  il ministro Gualtieri  che dice che ha una montagna di documenti da approfondire. In Francia  hanno già presentato il piano di rilancio è quello che noi stiamo aspettando dagli stati generali. E questo piano definisce quali sono le cose da fare con i fondi  che arriveranno, ma la cosa interessante è che ci sono le liste delle cose che verranno fatte con le relative di cifre. In Italia non ce l'abbiamo questo piano  di rilancio. Purtroppo siamo il paese che dovrebbe  farlo di più e meglio perché siamo quello più indebitato e con l'economia più fragile. Qui si continua a galleggiare». 
E invece cosa servirebbe? Lei che priorità sceglierebbe se fosse al governo?
«Indicherei tre priorità. Prima di tutto, il   rifacimento completo del  servizio sanitario pubblico. A novembre sorso azione aveva denunciato la situazione del Servizio sanitario nazionale prima dell'emergenza del coronavirus. Abbiamo la possibilità di richiedere i fondi del Mes per rifare il servizio sanitario e bisogna farlo.  La seconda priorità sono istruzione e formazione. Serve un piano per gli asili e un piano per estendere il tempo lungo  a tutte le scuole fino a quelle di secondo grado e per potenziare gli istituti tecnici come avviene in Germania. Quanto all'università servirebbero subito 9.000 borse di specializzazione per laureati in medicina che attualmente restano senza la possibilità di accedere a una scuola di formazione specialistica»
Terzo punto? 
«Un gigantesco piano di stimoli per tutto quello che riguarda gli investimenti nel settore delle tecnologie digitali e di quelle ambientali. Quando si vuole si riesce a costruire misure che danno risultati in tempi rapidi  e lo avevamo dimostrato tra il 2016 e il 2017.  La politica in tutto il mondo è  prima di tutto amministrazione e capacità di fare accadere le cose. In Italia no»
Perché?
«Noi ci perdiamo dietro a delle polemiche e discussioni surreali in cui finisce dentro  di tutto e invece, tanto più  in una fase di emergenza come questa, è ancor più necessaria una politica che sappia dare risposte e amministrare. Servirebbero dei partiti riformisti che non si facciano sottomettere ai populisti del momento... Questo consente a Di Maio, Tonineli  e compagni di dettare legge. Permette  a queste persone  che si sono dimostrate incapaci di governare molto peggio di qualsiasi casta, permette, dicevo, di  dominare la politica italiana. Questo è il populismo che bisogna fermare. Ed è per questo motivo che questo referendum ha una forte valenza di merito ma anche una forte valenza politica».