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Regolarizzazioni: a Parma duemila domande

16 settembre 2020, 11:19

Regolarizzazioni: a Parma duemila domande

Sono quasi duemila (1.936) le domande di regolarizzazione di lavoro presentate da lavoratori immigrati nella provincia di Parma. La gran parte (1.792) riguardano il lavoro domestico e di assistenza e la parte restante (144) il lavoro subordinato nel settore agricolo. In tutta l’Emilia-Romagna sono state inviate 18.107 domande riferite al settore domestico e 2.101 domande riferite al settore agricolo.
Dopo una prima fase piuttosto convulsa - durata dal primo giugno al 15 agosto - dovuta principalmente alla carenza di provvedimenti procedurali, da metà agosto è scattata la cosiddetta «fase due» con l’istruttoria delle domande e la vera e propria regolarizzazione del rapporto di lavoro.
«Va certamente nella giusta direzione l’intento di regolarizzare i rapporti di lavoro, ma nella pratica si è concluso con una risposta parziale, come dimostrato dalla proroga dei termini per presentare le istanze di regolarizzazione dal 15 luglio al 15 agosto, senza comunque raggiungere il numero di domande stimate - dichiara il segretario generale aggiunto della Cisl di Parma Piacenza Angela Calò –. Bisogna considerare che, oltre a colf e badanti e lavoratori agricoli, l’iter avrebbe potuto e dovuto comprendere anche altri settori come l’edilizia, la logistica, il turismo, diventando in questo modo un’occasione per quantificare e far emergere dall’invisibilità questi lavoratori, in modo da offrire risposte in termini di tutele e garanzie lavorative, sanitarie e sociali. Senza contare che la regolarizzazione sarebbe stata un naturale freno al loro reclutamento illegale, una pratica purtroppo molto utilizzata anche nella nostra provincia». 
«Il datore di lavoro che ha presentato istanza per assumere un migrante – commenta Mario Mastrorilli, responsabile territoriale dei servizi fiscali di Parma e Piacenza - ha due strade percorribili: aspettare la chiamata della Prefettura o, nell’attesa, se intenzionato a iniziare da subito il rapporto di lavoro, procedere alla stesura di un vero e proprio contratto. Al di là di quale percorso si scelga, il nostro appello è che il datore di lavoro si affidi sempre a operatori professionali, seri e qualificati. Il Caf Cisl, proprio per questi motivi, mette a disposizione il suo servizio "Colf e badanti"». Questo per un duplice motivo. «Da un lato si tutela il datore di lavoro – prosegue Mastrorilli - visto che proprio in questa seconda fase (sulla base delle indicazioni della circolare 2399 del 24 luglio 2020, redatta in modo congiunto del ministero dell’Interno e da quello del Lavoro e delle Politiche sociali), si pone in capo allo stesso datore una serie di obblighi e doveri; dall’altro si tutela l’opera dello stesso lavoratore immigrato».
r.c.