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Remo Gaibazzi, mostra nel 2021: scattato l'appello ai collezionisti

In vista della grande mostra di febbraio 2021 l'associazione cerca opere da inserire nel catalogo
 

27 settembre 2020, 10:36

Remo Gaibazzi, mostra nel 2021: scattato l'appello ai collezionisti

Nel febbraio del 2021, promossa dal Comune e nel quadro delle iniziative di Parma Capitale italiana della cultura, si aprirà al Palazzo del Governatore una grande mostra organizzata dall’Associazione Remo Gaibazzi, dedicata alla produzione dell’artista nel periodo 1979-1994.

Sarà l’ultima tappa della ricognizione complessiva (con parallela catalogazione delle opere) della pittura di Gaibazzi, intrapresa dall’Associazione a partire dal 2002 con l’esposizione, voluta dal Comune, «La città di Gaibazzi 1935-1974» (a Palazzo Pigorini), cui seguì nel 2006, alla Galleria Niccoli e nella sede dell’Associazione, «Il grado zero della pittura. Remo Gaibazzi 1974-1978», promossa dalla Provincia di Parma. Si tratta ora di ricostruire gli ultimi quindici anni (1989-1994) della carriera dell’artista, caratterizzati dall’utilizzo della scrittura: una tendenza, questa, attestata anche nelle punte più avanzate della ricerca artistica internazionale, ma che Gaibazzi sviluppa in modo originale, come apparirà dal confronto con alcuni esempi di altri artisti non solo italiani che saranno esposti al fine appunto di segnalare il vasto contesto in cui ha operato l’artista parmigiano, pur non lasciando mai la nostra città.

Sei le mostre personali che Gaibazzi allestì in quei quindici anni: quella nel Palazzo Della Rosa Prati (1979) in cui le scritte, a pennarelli multicolori, erano vergate su grandi tele appese al muro senza supporto e senza cornice; quelle alla Galleria Consigli (1981) e alla Bottega (1983), nelle quali il supporto è costituito da materiale trasparente rigido (plexiglass) o flessibile (acetato): le scritte, che sfruttano la trasparenza dei supporti, istoriati nel recto e nel verso, sono tracciate in oro e in bianco. Vengono poi tre mostre alla Galleria Mazzocchi: nel 1986 le scritte, di nuovo multicolori, sono su cartoncino bianco o nero; nel 1990 la mostra è in realtà un’operazione unitaria, costituita da una serie di sessantacinque piccole formelle di plexiglass tutte grigie e apparentemente tutte uguali, ma che in realtà presentano ciascuna una diversa sfumatura di grigio: insieme formano una linea che potrebbe continuare indefinitamente, se il muro a un certo punto non terminasse; infine, nel 1993, Gaibazzi espone di nuovo una serie: sono cinquanta spirali tracciate in nero su carta velina bianca, ancora una volta apparentemente tutte uguali, ed ancora una volta effettivamente diverse.


L’Associazione, con la mostra alle porte,  fa appello ai collezionisti in possesso di opere non ancora registrate nel catalogo online: così sarebbe importante ritrovare tele coeve a quelle esposte a Palazzo Della Rosa Prati (quelle rimaste all’artista sono andata distrutte in un incidente domestico), o recuperare di un’opera su cartoncino nero (esposta nel 1986) che affiancava due colonne di scritte: una a sinistra e vergata con la mano sinistra in argento, una a destra tracciata in oro con la destra, ecc. In ogni caso, a chiunque si presenterà con un’opera non ancora catalogata, l’Associazione rilascerà, gratuitamente, un certificato di autenticità, provvedendo naturalmente a catalogarla.

Alla mostra si affiancheranno conferenze e dibattiti su argomenti specifici, come il significato dell’utilizzo della scrittura in pittura, ma anche sui temi più generali su cui Gaibazzi non ha mai smesso di riflettere: il lavoro del tempo e il tempo del lavoro ( “lavoro”, come verbo e come sostantivo, è la parola che ha continuato a scrivere in tutti gli ultimi quindici anni). Per informazioni contattare Giorgio Mazzocchi chiamando il numero 320-9731316. k.g.