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sfruttamento della prostituzione

Sorbolo, il privè del locale trasformato in "casa chiusa": arrestati il gestore e il suo braccio destro

09 ottobre 2020, 09:16

Sorbolo, il privè del locale trasformato in "casa chiusa": arrestati il gestore e il suo braccio destro

Sono finiti in manette martedì, per mano dei Carabinieri della Compagnia di Parma, coordinati dalla Procura. Guido Beretti, residente a Reggio Emilia e gestore di un locale a Sorbolo, e il suo braccio destro Massimo Pietrazzi, sono accusati del reato di sfruttamento della prostituzione.

Le indagini hanno appurato che il privè del locale - il Super Club, ex Lulù - era  adibito stabilmente a "casa chiusa", un luogo in cui consumare sesso a pagamento e favorendo la prostituzione di una serie di ragazze straniere (russe, nigeriane, rumene), indicate fittiziamente quali socie dell’associazione. E' stata una di loro, nei primi mesi del 2019, a chiedere aiuto ai Carabinieri della Stazione di Salsomaggiore Terme e a raccontare la sua situazione e ciò che accadeva in quel club.
Sono partiti gli accertamenti mediante appostamenti, assunzione di informazioni, intercettazioni, e poi con l'ingresso nel locale, dove i militari hanno trovato locale, in un privè, una coppia che stava consumando un rapporto sessuale.
Secondo gli investigatori, i due arrestati hanno potuto favorire e sfruttare la prostituzione delle ragazze, pretendendo dai clienti a cui venivano proposte le prestazioni sessuali il pagamento di una somma di denaro come corrispettivo per la disponibilità (per il periodo di tempo concordato) del locale privé, a cui si  aggiungevail denaro consegnato dal cliente direttamente alla ragazza.
Nei confronti dei due arrestati il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari. Accogliendo la richiesta della Procura, il Gip ha disposto anche il sequestro preventivo del locale per evitare l’ulteriore proseguimento dell’attività illecita e di agevolare la commissione di altri reati.
Nella vicenda risultano indagati, con la stessa accusa, il proprietario del locale e la convivente del gestore, nei cui confronti il GIP –pur ritenendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza- ha ritenuto l’insussistenza delle esigenze cautelari, soprattutto alla luce del sequestro del locale.