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Vandalizzato il defibrillatore nel parco Vezzani

In una storia drammatica del libro "118 Storie della Croce Rossa", l'importanza del Dae

22 ottobre 2020, 18:08

Vandalizzato il defibrillatore nel parco Vezzani

Nel mare di notizie poco rassicuranti riportate sul web in queste ore ve ne è un'altra che lascia sconcertati. Lo riporta la Pubblica Assistenza di Parma  sulla sua pagina Facebook: "Questa notte alle 2.59 è stato vandalizzato il nostro DAE, a disposizione della comunità, posizionato nel parco Vezzani (zona via Montanara, via torrente Pelpirana). Non pensavamo che l'idiozia umana arrivasse a tanto. Sporgeremo denuncia alle autorità e speriamo si possa risalire al responsabile. Nel frattempo provvederemo al ripristino perché questo strumento salvavita possa continuare ad essere utile in caso di necessità".

 Siamo molto amareggiati - afferma Luca Bellingeri, Presidente Assistenza Pubblica Parma - . Mai ci saremmo aspettati che qualcuno arrivasse a danneggiare uno strumento salvavita. Siamo orgogliosi di questo progetto, lo abbiamo fortemente voluto, e sicuramente un fatto del genere non ci scoraggia. Continueremo a portare avanti il nostro messaggio di altruismo e di solidarietà sperando di riuscire a raggiungere anche gli irresponsabili, come i colpevoli del vandalismo di stanotte. Una città dove i valori positivi si diffondono è una città dove gli esempi negativi vengono sempre più isolati: è questa la forza del volontariato, è questo ciò che la Pubblica fa ogni giorno con i propri volontari ».

La notizia non è nuova. Già in passato dei DAE a disposizione della comunità erano stati scandalizzati se non rubati.

 

In una storia drammatica (di fantasia) l'importanza del Dae

Nel libro "118 Storie della Croce Rossa" (edito nei mesi scorsi con la Gazzetta di Parma) una storia drammatica (per fortuna di fantasia) faceva capire le criticità del trovare un DAE danneggiato o addirittura rubato. Riporto qui la storia "30:2" che ha con sé anche il messaggio dell'importanza di questi defibrillatori e della formazione dei Giovani nelle scuole.

È sera. Una notte buia di inverno, in un quartiere sperduto, in un condominio giallo.
Ha venti gemelli il mio condominio. Uno di fianco all’altro, per una lunga via. Con parcheggi e lampioni che ogni tanto lampeggiano svogliati.
Io abito al 19.
E si arriva fino al 41 nella via dove abito. Tutti dispari. Uno stradello di periferia, una strada mezza di campagna e mezza di città, illuminata malissimo e che, se devi percorrerla in bicicletta, rischi di finire investito.
Un gruppo di ragazzi gira alla sera, fuma qualche canna in un vicolo interno. Rompe qualche cestino dell’immondizia a volte. Un giorno hanno dato fuoco ad una siepe. Si annoiano questi ragazzi.
Stasera sono sola con mio padre. La mamma è fuori a cena.
La televisione illumina il buio del salotto.
Sto parlando con mio papà.
Oggi a scuola c’era la Croce Rossa. Ci hanno insegnato a fare il massaggio cardiaco e come si usa un defibrillatore.
A 17 anni è giusto che ognuno di noi lo sappia usare.
-Si salvano delle vite, papà! -
-Dai che la Juve ha un rigore contro! Questo non posso perdermelo! -
-Papà…-
-Me lo racconti dopo cosa hai fatto oggi a scuola. Chissà se lo sbagliano…-
Papà scherza. So che del calcio non gliene frega proprio nulla, ma è stanco. Con una mano si strofina il petto, con l’altra si gratta una spalla. Il suo volto è proprio devastato dalla giornata di lavoro.
Il calciatore prende la rincorsa.
-Papà…-
Si sente lo stadio in silenzio.
-Papà…-
Ed è goal. Tutti urlano nello stadio.
Papà apre gli occhi.
Poi li chiude.
Poi si accascia a terra.
-Papà dai anche se becchiamo un goal non devi fare tutta questa sceneggiata…-
Ma l’uomo non risponde.
Non si muove.
Io capisco che c’è qualcosa che non va.


30 Il numero è speciale. In Croce Rossa è il codice della automedica. Quella che penso serva ora. Accidenti! Papà sta male, molto male. Non sento il suo solito respiro pesante. Non sento il suo piede che sbatte a terra a ritmo, non sento il suo cuore battere. Ma 30 sono anche i secondi in cui si deve agire. E i battiti che si devono fare.
29 Di secondi ne è già passato uno. Mio papà non ha mai scherzato facendo finta di svenire. Magari ha urlato qualche parolaccia, un “fanculo” all’arbitro ma io vedo che la situazione è messa male. Ho coscienza. Di tutto. Di quello che sta accadendo. E di quello che devo fare.
28 Ho già il telefono in mano. Chiudo in gran fretta Facebook con cui stavo messaggiando con un amico, chissenefrega se è anche uno carino della scuola, ora devo fare una telefonata speciale. Una telefonata che non ho mai fatto e che ho paura di fare.
27 -118 buona sera mi dica tutto- -Papà sta male, non respira, non vive più! Mandatemi qualcuno. L’automedica, il dottore, il cardiochirurgo. Mandate qualcuno presto! - E gli fornisco l’indirizzo e tutto. Adesso sono agitata. Mi viene da piangere. Ma non voglio frignare. La vita di mio padre è nelle mie mani.
26 L’operatore del 118 ha capito. Ma da qui alla città ci sono dieci minuti di strada. Lui conta. Vuole che massaggi. Avevo già iniziato. L’avevo messo in vivavoce e spingevo. Spingo. Sento le costole incrinarsi. Mi viene da piangere e inizio. Non lo avevo mai fatto su un uomo vero. Il manichino è un gioco. Una bambolina. Io spingo. L’operatore del 118 dice solo una cosa: -C’è un DAE lì in zona?-
25 Sì. C’è. Ma chi massaggia il papà? So che questa scossa è più importante di dieci battute in più. Il Dae è proprio in un porta DAE davanti a casa. Uno di quei cosi dove ci mettono gli estintori di solito. Ecco lì c’è il Dae. Non l’ho mai usato però. Fa niente.
24 Come il numero dei gradini che scendo di corsa. Quattro rampe di scale da sei gradini ciascuna.
23 Apro la porta. Esco di corsa. È tre numeri più in là… Mi seve quel DAE. Devo defibrillare il papà. Papà che mi ha defibrillato tante volte l’umore, dandogli una scossa di vita con una risata, ora merita una vera e propria scossa. Che gli doni il regalo più grande che abbiamo: la vita.
22 Mi blocco alla teca che lo contiene
21 Ci tiro un pugno.
20 Il Dae non c’è.
19 È il mio numero di condominio. Mi giro. Dove cavolo è il defibrillatore? Dove è? Piango. Mi blocco e piango. Tiro un calcio a quel porta oggetti schifoso che non ha l’unica cosa che mi servirebbe stasera.
18 Una risata in lontananza. È la risata della morte. O di chi in questi giorni ha rubato la cosa più importante che potessi avere a disposizione: la vita di mio papà.
17 Sono passati ormai tre minuti. Mio padre deve essere massaggiato. Anche senza DAE. Mi asciugo le lacrime con la mano, sento anche il mio cuore appesantirsi, sento un dolore che non è di un muscolo ma di vita.
16 Corro di nuovo verso casa. Come un olimpionico corre i 100 metri.


15 Siamo a metà del tempo. Ormai l’automedica e l’ambulanza saranno a metà strada. A metà.
14 Sputo. Di rabbia. E di fatica. Non so chi si sia portato via un oggetto a cui fino ad ora non davo importanza e poi è diventato improvvisamente vitale. Non so se siano stati quei ragazzi così per gioco o sia stato un ladro professionista, che poi lo venderà all’estero su qualche sito illegale. Non ci si può mettere il lucchetto se no sarebbe inutilizzabile, ma qualcosa si deve pur fare.
13 Il tempo accelera. Secondi sempre più veloci.
12 Sento una sirena in lontananza. Gioisco. Stanno arrivando.
11 Continuo il mio massaggio. Papà è ancora lì immobile
10 Massaggio. E basta.
9 Continuo a massaggiare
8 La sirena è sempre più forte. Mi sono premurata di lasciare tutte le porte aperte.
7 Una frenata. Sono arrivati
6 Sento un grido. Prendete il DAE!
5 I passi sempre più forti su per le scale. Le tre rampe di scale.
4 Aprono la porta. Entrano
3 Mi spostano di peso. Io volevo continuare a massaggiare. Papà è mio. Voglio dargli io quello che lui ha dato a me: un bellissimo futuro.
2 Stracciano i vestiti e gli attaccano il DAE
1 GOAL alla tv ne hanno segnato un altro. E non so se questo sia il goal della vita o della sconfitta. Non so se mentre i giocatori si abbracciavano anche il cuore di mio padre si contorceva e riprendeva il suo ritmo normale. Non so se il tempo che ho premuto sia bastato o il DAE mancato sia stato un regalo indispensabile alla morte…

Le conclusioni sono solo queste:

1 L’importanza di insegnare il BLSD nelle scuole. In molti di noi “crocerossini” hanno imparato che andavano ancora al liceo. Magari già maggiorenni o forse no ma insegnare le 30 battute fondamentali è una cosa di importanza vitale. In tutti gli istituti, classici o matematici le manovre salvavita sono una cosa che può fare la differenza. Più della formula del piano inclinato.
2 L’importanza che i DAE non spariscano. Se ne leggono parecchi di episodi in cui un defibrillatore sparisce. Con un furto o un atto vandalico. E poi ve ne sono in giro troppo pochi. Ne servirebbero molti, molti di più. Molte scosse di vita per dare quella scossa che riaccende un cuore.

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