Sei in Parma

L'INTERVENTO

Il FAI: sulla Cittadella occorre puntare in alto

26 ottobre 2020, 11:50

Il FAI:  sulla Cittadella occorre puntare in alto

GIOVANNI FRACASSO  
SIMONE VERNIZZI* 

Le Giornate FAI d’Autunno dello scorso weekend sono state una pregiata occasione per ritrovare un pubblico appassionato di arte e cultura, con tanta gente che in modo ordinato e attento alla sicurezza ha voluto visitare la Chiesa di San Francesco, il Chiostro della Fontana del Convento di San Paolo, l’antica Farmacia di San Filippo Neri e la mostra su Mattioli e Stendhal a Palazzo Bossi Bocchi.  In questi due giorni è emersa, nei tanti iscritti e volontari FAI, un grande preoccupazione sulla situazione della Cittadella. È emersa molta preoccupazione per un Masterplan che non piace, ma genera apprensione e incertezza. 
         Può una città Capitale della Cultura ridurre una fortezza rinascimentale ad un luogo di divertimenti? Può una capitale della Cultura mettere in secondo piano la sua storia (e che grande storia), la sua stessa identità a scapito della «moda degli eventi»? 
           La Cittadella non è un parco qualunque. Quando si parla della fortezza della città si deve avere identica cura come se si stesse parlando del Giardino di Boboli a Firenze. La nostra fortezza è un simbolo del Rinascimento italiano, in cui cultura, idealismo erano intrisi con l’arte della guerra. Dietro quel «pentagono» vi sono Euclide e Tolomeo, vi è Vitruvio, vi è la cultura e la tradizione di Francesco De Marchi, le intuizioni di Francesco Paciotto e la sapienza di Smeraldo Smeraldi.


           Alla fine del Cinquecento l’Italia aveva perso la possibilità di avere uno stato nazionale ma esprimeva ancora i più grandi condottieri d’Europa. Alessandro Farnese fu uno di questi: straordinariamente vincente nella guerra delle Fiandre ma fondamentale anche nella battaglia di Lepanto, con la conquista della nave ammiraglia turca. Il suo lascito per Parma fu la costruzione della Cittadella. Fortezza ma anche «strumento geopolitico», perché grazie al prestigio di Alessandro il ducato farnesiano poté sopravvivere e Parma rimase capitale. E la Cittadella divenne un potente deterrente contro le velleità di conquista della città da parte di eserciti stranieri. Questa storia immensa viene valorizzata nel Masterplan? Ci sembra proprio di no. 

            Il FAI di Parma condivide le critiche e le osservazioni mosse da Legambiente, Italia Nostra, Ada, Europa Verde e altre associazioni al Masterplan presentato dal Comune.  Le condivide pienamente nel merito. E trova inaccettabile un ulteriore aspetto: quello del percorso per cui si è arrivati al Masterplan sulla Cittadella. Essere Capitale della Cultura vuol dire assumersi la responsabilità di scelte condivise, di creare percorsi decisionali aperti al dialogo e alla condivisione. Vuol dire «progettare insieme», rafforzare il legame tra cittadinanza e istituzioni. Sulla Cittadella invece di rafforzare questo legame, invece di privilegiare il terreno del confronto, è sembrato prevalere quello della chiusura, quello della chiusura nella torre d’avorio.

         Invitiamo il sindaco Pizzarotti e tutta la giunta comunale a rivedere questo Masterplan e a creare le condizioni per un confronto costruttivo ed armonioso, puntando sul dialogo. Non è tempo per divisioni o per arroccamenti.  Chiediamo al sindaco di istituire un tavolo di lavoro con il coinvolgimento delle associazioni come Italia Nostra, Legambiente, Ada, il FAI, Europa Verde ecc., con il coinvolgimento dei cittadini e del Comitato per la Cittadella. E poi, allargando la prospettiva, occorrerà coinvolgere «Parma io ci sto», il Consorzio forestale del Kilometro Verde Parma guidato da Maria Paola Chiesi: abbiamo l’onore di avere a Parma competenze e progettualità straordinarie, per questo sul progetto andrà coinvolto anche l’Orto Botanico con il professor Renato Bruni e l’Università degli Studi di Parma e poi la Fondazioni Cariparma e la Fondazione Monteparma.

        Il Rinascimento ci lascia l’eredità e l’insegnamento di una cultura aperta, in cui il pensiero critico fa da lievito per la società: oggi occorre riprendere quell’insegnamento, il Comune deve accettare le critiche delle associazioni e dei cittadini e ripensare il progetto sulla Cittadella. Come diceva Macchiavelli occorre «fare come gli arcieri prudenti, e quali parendo el loco dove disegnano ferire troppo lontano e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiungere con la loro freccia a tanta altezza, accorti arcieri i quali… ma per potere con l’aiuto di sì alta mira, pervenire nel disegno loro». Bisogna, dunque, cambiare passo, puntare in alto, rilanciare il dialogo, costruire in modo condiviso un progetto ambizioso e di elevato valore culturale e ambientale per la Cittadella. 

*delegazione Fai di Parma