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Una morta e 136 nuovi casi a Parma. Restano 11 i pazienti in terapia intensiva

01 novembre 2020, 16:22

Una morta e 136 nuovi casi a Parma. Restano 11 i pazienti in terapia intensiva

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 57.597 casi di positività, 1.758 in più rispetto a ieri, su un totale di 12.039 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è oggi del 14,6%.

Dei nuovi contagiati, sono 902 gli asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: complessivamente, tra i nuovi positivi 181 persone erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 362 sono state individuate nell’ambito di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 43,4 anni.

Sui 902 asintomatici, 257 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 64 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 6 per screening sierologico, 19 con i test pre-ricovero. Per 556 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 526 nuovi casi, poi Modena (321), Reggio Emilia (282), Parma (136), Piacenza (116), Ferrara (86), Ravenna (85) e Rimini (68).  Seguono Forlì (49), Cesena (46) e Imola (43).

Questi i dati - accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali - relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

I tamponi effettuati sono stati 12.039, per un totale di 1.601.730. A questi si aggiungono anche 3.234 test sierologici.

I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 24.917 (1.706 in più di ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 23.518 (+1.655 rispetto a ieri), il 94% dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 16 nuovi decessi: 6 in provincia di Modena (5uominidi 96, 93, 75, 72 e 68 anni e 1 donna di 93),  4 in provincia di Bologna (4 uomini di 87, 83, 80 e 69 anni), 2 sia in provincia di  Piacenza (entrambi uomini rispettivamente di 89 e 73 anni) che in quella di Ravenna (entrambe donne rispettivamente di 97 3 95 ani) e 1 in quelle di Parma (donna di 86 anni) e Forlì-Cesena (donna di 91 anni). Nessun decesso nelle province di Reggio Emilia, Ferrara e Rimini. Dall’inizio dell’epidemia i morti complessivi in Emilia-Romagna sono 4.647.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 132 (+7 rispetto a ieri), 1.267 quelli in altri reparti Covid (+44).

Sul territorio, le 132 persone ricoverate in terapia intensiva sono così distribuite: 7 a Piacenza (dato invariato rispetto a ieri), 11 a Parma (invariato),  8 a Reggio Emilia (+1), 26 a Modena (+1), 44 a Bologna (+2), 3 a Imola (invariato), 8 a Ferrara (invariato), 6 a Ravenna (+1), 5 a Forlì (invariato), 4 a Cesena (invariato) e 10 a Rimini (+ 2 rispetto a ieri).

Le persone complessivamente guarite salgono a 28.033 (+36 rispetto a ieri).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 7.216 a Piacenza (+116 rispetto a ieri, di cui 38 sintomatici), 5.907 a Parma (+136, di cui 66 sintomatici), 8.972 a Reggio Emilia (+282, di cui 183 sintomatici), 8.377 a Modena (+321 di cui 119 sintomatici), 11.299 a Bologna (+526, di cui 267 sintomatici), 1.093 casi a Imola (+43, di cui 28 sintomatici), 2.670 a Ferrara (+86, di cui 8 sintomatici); 3.087 a Ravenna (+85, di cui 59 sintomatici), 2.439 a Forlì (+49, di cui 39 sintomatici), 1.842 a Cesena (+46, di cui 29 sintomatici) e 4.695 a Rimini (+68, di cui 20 sintomatici).

Diminuiscono (oggi) i casi in Italia

Diminuiscono i contagi per Covid in Italia, sono 29.907 (ieri 31.758), secondo il bollettino del ministero della Salute, ma a fronte di oltre 30 mila tamponi in meno (183.457 contro i 215.886 di ieri); l’incremento delle vittime è di 208 in 24 ore, anch’esse in calo (ieri 297). 

Curva difficile da interpretare

Come ogni domenica i dati epidemiologici mostrano un leggero calo, conseguenza del minor numero dei tamponi fatti nel fine settimana: i dati del ministero della Salute del primo novembre registrano 29.907 nuovi contagi contro i 31.758 del giorno precedente, a fronte di 183.457 tamponi, 30.000 in meno rispetto ai 215.886 del 31 dicembre. Si sono registrati anche meno decessi: 208 contro i 297 del giorno precedente, mentre sono stati 96 in più in 24 ore i ricoveri nelle unità di terapia intensiva. Nessuna flessione, invece, nel rapporto fra casi positivi e tamponi, arrivato al 16,3% contro il 14,7% del 31 ottobre: è il segno di come siano sempre più numerosi i casi che sfuggono al tracciamento. 
Tra le regioni, l’aumento maggiore dei casi si è registrato in Lombardia con 8.607, seguita da Campania (3.860), Toscana (2.379), Lazio (2.351) e Veneto (2.300). 
«Come sappiamo, l’andamento della curva non può essere calcolato su un giornata, ma su un periodo», osserva Stefania Salmaso, dell’Associazione italiana di epidemiologia. Vista così, la curva continua a salire e interpretarla diventa sempre più difficile perchè molti dati sfuggono. 


Quello che secondo l’epidemiologa emerge ormai con chiarezza è che «aumentano i casi che non possono più essere attribuiti a una catena di contagio», vale a dire che «c'è ormai l’incapacità di risalire ai contatti: è un segnale di come le strutture territoriali siano sotto pressione». 
Proprio questo, prosegue, è uno degli elementi chiave individuati nel documento «Prevenzione e risposta a Covid-19" nel quale ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità tracciano i quattro possibili scenari della pandemia. «Quel documento, rileva l’esperta, indica infatti «la necessità di alzare il livello di guardia quando le catene di trasmissione non sono identificate». Lo scenario che corrisponde alla situazione più grave, il quarto, corrisponde infatti a una «situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo». 
I numeri descrivono la situazione in modo chiaro, prosegue Salmaso, se pensiamo che «i circa 170.000 casi rilevati nell’ultima settimana risiedono in 5.700 comuni: vale a dire che non ci sono più focolai circoscrivibili e che, quindi, la diffusione dei contagi è capillare». 
Un altro segnale che merita attenzione è l’aumento della quota dei casi con sintomi, mentre sempre di più gli asintomatici non vengono identificati. «Ora il sistema sta andando in sofferenza - osserva Salmaso - e i dati indicano che si identificano soprattutto i casi con sintomi: non si riescono a intercettare le infezioni prima che diventino sintomatiche». In sintesi, «la catena di trasmissione non è più tracciabile e la situazione diventa sempre meno facile da controllare». 


Una preoccupazione che riflette quella dei medici: «servono misure più drastiche per riuscire a piegare la curva epidemica e per consentire a tutti gli italiani di essere curati», osserva il presidente della Federazione degli ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli. «Da settimane continuiamo a dire che la curva, per come si è impennata, non ci lascia tranquilli e che, se continua così, ben presto negli ospedali prima non avremo più posti da dedicare ai malati non Covid e poi ai pazienti Covid». 
Un’altra sfida, infine, è riuscire a proteggere le fasce d’età più deboli: «nel marzo scorso - osserva Salmaso - l’età mediana delle persone colpite da Covid-19 era di circa 60 anni, poi si è ridotta e in estate è arrivata a 30 anni, ma adesso è già risalita a 43 anni».