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Assemblea dell'Unione Parmense degli Industriali. La presidente Sassi: "Nuove sfide da affrontare insieme"

12 novembre 2020, 15:57

Assemblea dell'Unione Parmense degli Industriali. La presidente Sassi: "Nuove sfide da affrontare insieme"

Si è svolta in diretta streaming  la parte pubblica della 75ª assemblea annuale dell’Unione parmense degli industriali. Presente in collegamento anche il presidente nazionale di Confindustria Carlo Bonomi. A causa della situazione sanitaria nazionale, l’evento, che propone un momento di confronto e riflessione sui temi che caratterizzano il territorio e il suo sviluppo, quest’anno si è tenuto non in presenza come è consuetudine, ma in diretta streaming ed è   stato visibile a tutti sul sito dell'Unione parmense degli industriali www.upi.pr.it, sul canale Youtube dell’Associazione. L'appuntamento è stato trasmesso in diretta sul canale televisivo della nostra emittente: 12 Tv Parma.
La presidente dell’Upi, Annalisa Sassi, nel corso del suo intervento ha  passato  in rassegna tutto quanto sta accadendo sia dal punto di vista generale che da quello locale, soffermandosi sulle azioni che sono già state realizzate e su quelle necessarie per sostenere lo sviluppo del nostro territorio.  

LA RELAZIONE DELLA PRESIDENTE

"L'Upi è nata alla fine della guerra in una società da ricostruire - ha esordito la presidente Sassi -. Oggi il Paese è più forte di allora ma con prospettive analogamente incerte. Oggi la pandemia con tutti i suoi riflessi ci ha fatto capire quanto le associazioni sono importanti per consentire alla nostre imprese di ripartire.  Quest'anno abbiamo superato momenti assai difficili e i problemi non sono ancora risolti. Purtroppo la ripresa economica si presenta incerta e molto parziale. Alla fine il vaccino sarà trovato, l'occupazione risalirà ma gli effetti economici continueranno a mortificare la crescita. Senza la cooperazione fra stati non ci possiamo salvare. Mai come in questa fase è importante per i Paesi europei essere parte di una comunità più vasta: le grandi sfide se affrontate insieme fanno meno paura. Il risultato da raggiungere è quello di un modello di sviluppo sostenibile e digitale. Riguardo alla situazione italiana è inutile rimarcare come tutti noi viviamo una situazione di incertezza. Da imprenditori abbiamo dovuto adattarci per fronteggiare un evento epocale del quale non si vede ancora l'epilogo. Il futuro sarà comunque appannaggio di chi sarà riuscito nelle difficoltà a tracciare nuove rotte. Le aziende sono luoghi sicuri e non luoghi di contagio: la responsabilità degli imprenditori non aveva bisogno di questa prova.  L'attività delle nostre imprese prosegue per garantire la continuità di servizio di alcune filiere quando il resto del Paese è per necessità bloccato. Occorre poi prendere atto che la crisi non ci consentirà di tornare esattamente come prima, occorrerà un lungo periodo di ristrutturazione.  La strategia che ha contribuito al declino italiano è stata la difesa del posto di lavoro che c'è e non quello che potrebbe essere creato. Dobbiamo fare interventi che portino ad una crescita solida e costante. Dobbiamo essere attenti che i fondi non finiscono in rivoli di spese improduttive o a risanare le perdite di aziende statali in perdita. Chiediamo sviluppo e fondi per progetti destinati al rilancio del Paese e al futuro delle nuove generazioni.  È giusto pensare cose che vadano a loro beneficio e non tutelare chi è già garantito". 

"Il recovery fund non è un regalo ma un prestito e dovremo metterci nella condizione di restituirlo. Occorre una sana gestione perché buona parte andrà restituito e non possiamo permetterci di sprecare neanche un euro altrimenti sarà un disastro. Soffriamo di una crescita troppo bassa: la crisi deve essere un'occasione per cambiare altrimenti ci impoveriremo ulteriormente". 

"Non possiamo non ricordare le persone che se ne sono andate a causa di questo virus e vogliamo dividere il lutto e il commiato con chi resta. Un pensiero ai medici, gli infermieri, gli operatori sanitari che collaborano in vari modi in questa emergenza sanitaria, a tutti coloro che con ruoli, responsabilità e modalità diversi hanno e continuano a dare un contributo determinante ad affrontare questo flagello. A loro un grande e sentito ringraziamento. Credo utile sottolineare come nel nostro territorio anche tutte le strutture della sanità privata abbiano dato dimostrazione di una grande disponibilità e capacità organizzativa e professionale".

LA TAVOLA ROTONDA

Il vicedirettore esecutivo di Radio 24-Il Sole 24 Ore Sebastiano Barisoni, ha quindi dialogato approfonditamente sui temi dell’attualità economica con Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, e con Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano.  Le conclusioni dei lavori della parte pubblica sono state affidate al presidente di Confindustria Carlo Bonomi. 

"Come immaginate questa crisi?"  È la prima domanda di Barisoni a Cottarelli e Sapelli.

"Questa crisi nasce fuori dal sistema economico - afferma Sapelli - e colpisce la riproduzione della vita umana. Non crolla solo la manifattura ma anche i servizi: il digitale, i trasporti eccetera. Non bisogna foraggiare l'assistenzialismo ma bisogna investire in chi produce".

"Tutti prevedono che il Pil tornerà al livello del 2019 solo nel 2022 ma secondo me sono previsioni troppo pessimistiche - afferma Cottarelli -. Il fatto che dopo la spagnola ci sia stata una ripresa economica molto rapida mi fa pensare ad una ripresa più forte anche adesso. I Paesi manufatturieri in questa crisi hanno fatto meglio degli altri: stiamo reagendo come la Germania e meglio di Spagna e Portogallo. Una volta trovati il vaccino e la cura la speranza è che il rimbalzo possa essere più rapido di quanto oggi si preveda".

"Il problema di questo Paese - continua Sapelli - è l'incapacità della pubblica amministrazione. Non siamo stati in grado di avere un'idea sociologica dell'impresa e dell'economia. In città non ci sono più i segretari comunali che conoscevano anche le pietre delle città, ci sono i city manager che stanno lì 4 anni e poi vanno in un'altra città che li paga di più".

Il direttore dell'Upi professor Cesare Azzali ha ringraziato gli intervenuti ed ha quindi dato la parola a Carlo Bonomi, presidente nazionale di Confindustria che ha tratto le conclusioni.

LE CONCLUSIONI DI BONOMI

Carlo Bonomi è intervenuto in tele conferenza: "È bello sentire il professor Sapelli parlare di economia sociale - ha detto - però credo che Confindustria sia  cambiata rispetto a quella che lei ha delineato. Non è retorica ma per quello che mi riguarda è una Confindustria fatta di fatti, cuore e coraggio e che cerca di fare tornare ad essere un soggetto storico. Abbiamo presentato il 29 settembre un lavoro fatto sulla visione della società che immaginiamo negli anni Trenta e Cinquanta e come arrivare a quell'idea di società che abbiamo in testa. Il convitato di pietra è stato il covid ed è stato più volte citato come è stata affrontata la crisi e come ne usciremo. Sembra quasi che l'Italia abbia una crisi dovuta solo al virus, invece arriva da una recessione e da una stagnazione nel 2019. Arriviamo da 25 anni di produttività ferma. Con degli interventi amministrativi che avevano tolto fiato alla leggera ripresa del 2015 e 2017 come quelli del reddito di cittadinanza. L'emergenza ha colto impreparati tutti i paesi Europei. Io penso che questa sia ancora la prima ondata e non ancora la seconda e nell'affrontarla noi fin dall'inizio avevamo chiesto delle misure ma non siamo stati ascoltati. Abbiamo chiesto il mes e il sure ma siamo stati respinti.  Siamo fortemente critici sul dopo: va bene affrontare l'emergenza ma pensiamo già alla fase due che deve essere dedicata alla crescita e allo sviluppo".

"Non è pensabile nominare un commissario per fare ogni cosa perché il sistema non funziona. Poi siamo in ritardo anche sulle nomine dei commissari. La vera opportunità che abbiamo è di fare quelle riforme che il Paese non è mai stato capace di fare. O siamo in grado con intelligenza di disegnare il Paese del futuro oppure non siamo in grado di spendere quei soldi nei tempi previsti dall'economia moderna. Confindustria da sola non ce la fa: siamo l'unico corpo intermedio che sta parlando al Paese e lo sta facendo in maniera molto equilibrata e sempre sui temi economici e non politici. Ma non troviamo con chi parlare sui temi economici. Temi come il mes non si possono affrontare solo per ideologia. La propensione al risparmio degli italiani durane la pandemia è aumentata del 18%, una cosa che non si vedeva dai tempi della crisi petrolifera. Segno che non c'è nessuna fiducia nel futuro. Ora bisogna tracciare la rotta ed essere molto chiari nel prendere coscienza su qual è la realtà di oggi e comunicare in maniera chiara le decisioni. Non possiamo essere convocati ogni sabato sera davanti alla tv per  ascoltare  dei dpcm che poi nessuno sa applicare perché non si capiscono. È impensabile che il Paese sia stato bloccato per tre mesi per la discussione sui banchi a rotelle: erano altri gli investimenti da fare per la scuola".

"I sacrifici che abbiamo fatto sono stati vanificati per scelte che non seguivano l'interesse del Paese".

12TVPARMA Appuntamento trasmesso in diretta 
La parte pubblica della settantacinquesima assemblea annuale dell'Unione parmense degli industriali   è stata trasmessa  in diretta dalla nostra emittente 12 Tv Parma.   La giornata  dell'assemblea dell'Unione parmense degli industriali, oltre che in diretta, è  trasmessa anche in replica,  sempre oggi alle ore 21.