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Reddito di cittadinanza, trovati 23 "furbetti". Uno era in carcere, un altro "scorda" 60 mila euro di vincite

13 novembre 2020, 08:44

Reddito di cittadinanza, trovati 23 "furbetti". Uno era in carcere, un altro "scorda" 60 mila euro di vincite

In questo particolare momento di grave crisi sanitaria ed economica che sta attraversando l’intero Paese a causa dell’emergenza Covid-19, le Fiamme Gialle di Parma hanno intensificato l’impegno nella lotta ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria che, nell’attuale quadro socio-economico, risultano maggiormente lesivi e insidiosi.

Particolare attenzione viene rivolta agli illeciti in materia di spesa pubblica. L’intento dell’azione di controllo in questo settore è assicurare che le risorse stanziate raggiungano gli obiettivi prefissati, in modo da creare le condizioni più favorevoli per sostenere il rilancio e lo sviluppo del Paese.

Da qui l'avvio di controlli eseguiti dai reparti partendo da concreti elementi di anomalia rilevabili sulla base degli input informativi emersi dal controllo economico del territorio, dalla consultazione delle banche dati e dalle attività di intelligence.
Ed è così  che i finanzieri parmigiani hanno intrapreso un’attività di controllo sulle prestazioni erogate dallo Stato a favore di persone e famiglie che si trovano effettivamente in condizioni di necessità e bisogno. In materia di Reddito di Cittadinanza (RdC), 

L'attenzione è rivolta verso quelle posizioni che già evidenziavano criticità e/o incongruenze sulla scorta di un’attenta analisi di rischio a monte, eseguita su tutta la platea dei richiedenti il contributo.
Come noto, il Reddito di cittadinanza è un sussidio economico che viene erogato a soggetti, o a nuclei familiari, in possesso, cumulativamente, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, di alcuni requisiti specifici, sia soggettivi che econometrici ben precisi.

Gli accertamenti sin qui svolti dalle Fiamme Gialle di Parma, confrontando i dati inseriti nelle dichiarazioni ISEE presentate con quanto rilevato dalle banche dati in uso al Corpo e dagli elementi forniti dai Comuni di residenza dei percettori, hanno permesso di individuare 23 soggetti che hanno indebitamente percepito l’emolumento in rassegna, per un importo complessivo pari a quasi 150.000 euro.
E' stata accertata la presenza di false certificazioni che attestavano la simulata precarietà economica e lo stato di bisogno tali da costruire artificiosamente i requisiti reddituali e patrimoniali richiesti a norma di legge ed indurre in errore gli Uffici competenti ad erogare il beneficio.
In un caso, è stata individuata una persona che ha continuato a percepire illecitamente il contributo nonostante da mesi fosse in carcere; aveva omesso infatti di comunicare all’I.N.P.S. il suo stato di detenzione. In un altro caso, una persona aveva dichiarato di possedere i requisiti reddituali e patrimoniali richiesti, “dimenticandosi” però di dichiarare oltre circa 60 mila euro in vincite nelle apposite dichiarazioni.
Per tutti i 23 soggetti sono stati attivati i competenti uffici per l’avvio delle procedure per la sospensione delle eventuali e successive indennità ancora in fase di erogazione, o per il recupero delle somme già indebitamente percepite.