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Applicato per la prima volta a Parma un braccialetto elettronico "anti-stalking"

18 novembre 2020, 11:44

Applicato per la prima volta a Parma un braccialetto elettronico "anti-stalking"

Nei giorni scorsi la polizia  ha provveduto ad applicare un braccialetto elettronico a carico di un soggetto che si trovava in regime di arresti domiciliari poiché resosi responsabile di stalking nei confronti di una donna che aveva deciso di denunciarlo; dopo alcuni mesi di espiazione della misura cautelare l'uomo, con istanza presentata dal suo difensore, ha chiesto la revoca della misura e la sostituzione con una misura meno afflittiva, quale quella del divieto di avvicinamento alla persona offesa.

Il giudice del tribunale di Parma, in considerazione del parere del Pubblico Ministero - contrario alla revoca, ma favorevole alla sostituzione della misura - ha  revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari in atto ed ha applicato, in sostituzione, la misura  del divieto di avvicinamento alla persona offesa, imponendogli di mantenere una distanza minima di 500 metri dalla stessa e dalle persone legate a lei da relazione affettiva , oltre al divieto di contattarla con qualsiasi mezzo, disponendo altresì l’applicazione del cosiddetto  braccialetto elettronico, strumento che consente di intervenire tempestivamente in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte.

 

E’ la prima volta che nel territorio della provincia di Parma viene applicato un simile strumento di controllo “a distanza” di un soggetto che si è reso responsabile di atti persecutori nei confronti di una donna.

 

Il braccialetto elettronico è un dispositivo che riceve ed invia segnali verso un’unità locale di controllo che viene posizionata in un luogo dal quale l’indagato non si deve allontanare, ovvero verso il quale non si deve avvicinare e, in caso di violazione, invia un messaggio di alert alla Sala Operativa della Questura. 

Nello specifico il sistema del braccialetto cd. “anti-stalking” invece si sostanzia essenzialmente in un doppio dispositivo, uno dei quali deve essere tenuto anche dalla vittima, nella forma di un GPS che avviserà quest’ultima nel caso di avvicinamento dell’aggressore, contemporaneamente allertando i servizi di controllo, ai quali verranno inviati anche i dati per la geolocalizzazione di vittima ed aggressore.

 

La tecnologia è venuta quindi in ulteriore sostegno al contrasto di un fenomeno che, come rilevano anche le cronache più recenti, non mostra di attenuarsi, attestandosi ormai da anni sulla triste statistica di un femminicidio ogni tre giorni.