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Supporto psicologico, senza sosta le telefonate e le richieste di aiuto

19 novembre 2020, 09:10

Supporto psicologico, senza sosta  le telefonate e le  richieste di aiuto

MONICA TIEZZI
«Mi misuro la temperatura continuamente. Che ne sarà di me se mi ammalo di Covid? Sono separata, mia figlia vive in un altro Comune e non mi può assistere. Sono angosciata». È una delle chiamate arrivate al numero   Ausl gratuito dedicato all'emergenza Covid: 339-6860219 dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18. E’ possibile anche scrivere una e-mail a supportopsicologico@ausl.pr.it indicando  il telefono  a cui essere contattati.
Dall'altro capo del filo psicologi e psicoterapeuti della Psicologia clinica e di comunità dell'Ausl: due quelli che rispondono direttamente al numero (Barbara Bruni e Daniele Rovaris), più una ventina di professionisti dislocati sul territorio: una decina per gli adulti e una decina per i bambini. 
Il servizio è stato istituito in occasione della prima ondata Covid, nel marzo scorso: da allora, fino a maggio, ha fornito 2.900 prestazioni, dato pubblicato - assieme a quelli delle altre province - nel portale regionale di psicologia. «Nella prima ondata, quando Vaio è diventato ospedale Covid, eravamo cinque colleghi in corsia e abbiamo   assistito i  contagiati ricoverati e i loro familiari: i primi alle prese con l'evolversi della malattia, i secondi  impossibilitati a stare al fianco dei malati. E in qualche caso costretti ad affrontare un lutto senza addii e funerali» spiega Bruni.
Il servizio, mai dismesso, ha   vissuto un periodo di calma nel periodo estivo e ha ripreso l'attività a settembre, in coincidenza con la ripresa dei contagi, con una media di due-tre telefonate al giorno. Fino a che il reparto Covid dell'ospedale Maggiore  è arrivato a sfiorare 150 ricoverati, le terapie intensive si sono nuovamente riempite e l'Emilia Romagna si è colorata di arancione.
«Ora riceviamo una media di 15 telefonate al giorno - dice Bruni -. Telefonano cittadini contagiati, costretti a quarantene a volte solitarie e spesso angosciose, ma anche familiari di persone infettate dal coronavirus o che temono di essere contagiate. Una situazione di fragilità spesso acuita dalla perdita del lavoro o dalle difficoltà economiche».
La prima telefonata, spiega Bruni, è di valutazione: «Se l'intervento si presenta breve, forniamo subito un colloquio. Se invece la problematica necessita di un'integrazione con i colleghi sul territorio, li attiviamo per un percorso in presenza all'ospedale di Vaio o negli ambulatori dei distretti. Importante anche coinvolgere i medici di medicina generale e valutare con loro la necessità di terapie  mirate». 
Quali le emozioni e i sentimenti più frequentemente riferiti da chi chiede aiuto?
«Incertezza, incredulità, senso di imprevedibilità, paura del futuro, solitudine - elenca Bruni - Ci ha contattato un sospetto contagiato   che aspettava  da giorni il risultato del tampone, ansiosissimo per l'attesa. Una giovane di 35 anni ci ha chiamato in preda ad un attacco di panico: i genitori si sono separati da poco, lei vive con un compagno e ha perso il lavoro nel primo lockdown. Si stava dando da fare per trovare un nuovo impiego quando l'Emilia Romagna è diventata zona arancione. In questo caso l'abbiamo indirizzata ad un collega che valuterà se affiancare alle consulenze anche una terapia farmacologica».
Tanto è il disorientamento dei malati che arrivano  telefonate a volte sorprendenti. «Ci ha chiamato una contagiata ricoverata in un ospedale di Gioia Tauro, in Calabria. Ha spiegato di aver trovato il nostro numero sul web. “Qui non c'è un servizio psicologico, l'ospedale mi sembra impreparato a questa pandemia, non so a chi rivolgermi”. Abbiamo fornito una consulenza e contattato un medico dell'ospedale calabrese per informarlo della situazione della signora». Chiedere aiuto quando si è in difficoltà non è una vergogna, né  una colpa, ci tengono a dire gli psicologi del servizio: «E'  un diritto ed è il primo passo da compiere per iniziare a stare meglio».