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ALESSANDRO RINALDI

L'ultimo saluto a «Sandrino», il dentista gentiluomo dal cuore di artista

di Mara Varoli -

20 novembre 2020, 09:30

L'ultimo saluto a «Sandrino», il dentista gentiluomo  dal cuore di artista

«Salutiamo Alessandro Rinaldi dal quale si andava sereni e spavaldi. Egli infatti non è solo un dentista, ma un gentiluomo dal cuore di artista». Lo porterà con sé, l'abbraccio dell'amico Luigi Offeddu. Quel «buon ritiro» su pergamena, donato dall'inviato del «Corriere della Sera», quando Sandrino aveva chiuso lo studio di Milano, per tornare in pensione nella sua Parma. «Un medico condotto del dente», si definiva Rinaldi. Soprattutto uomo raffinato, che con tanti illustri  pazienti aveva costruito  profonde amicizie: un dentista di «famiglia», per l'appunto. Che amava la musica, l'arte, e discutere di  letteratura e sport. Sempre con competenza.

Alessandro Rinaldi, per tanti solo Sandrino, è morto all'età di 95 anni, «indossati» con orgoglio ed eleganza. Era nato a Neviano degli Arduini e suo padre faceva il commerciante di scarpe, mentre suo fratello Francesco era medico di base, molto conosciuto per aver curato generazioni di parmigiani. Studente al liceo classico Maria Luigia, Sandrino era stato allievo del poeta e le poesie gli erano entrate dentro: non ha mai dimenticato le magistrali lezioni di Attilio Bertolucci. Così come non ha mai tradito i compagni di scuola, uno tra tutti Giacomo Ulivi, che Rinaldi ospitò nel 1944 per tre giorni nella casa di stradello San Girolamo, quando il giovane partigiano era in fuga dai fascisti. Laureato in medicina nel '52 e specializzato in odontoiatria, Sandrino Rinaldi nel 1959 partì per Milano: «In Lombardia  - aveva raccontato Rinaldi in un'intervista alla Gazzetta di Parma - avevo amici medici che mi consigliarono di raggiungerli: mai suggerimento fu tanto felice. A Milano mi sono fatto conoscere in breve tempo; si affidavano alle mie cure tantissimi giornalisti, sportivi e personaggi dello spettacolo». Tant'è che quella sala d'attesa dello studio milanese si trasformava spesso in un salotto e chi veniva da Parma era obbligato a portargli la sua «Gazzetta», che Rinaldi leggeva attentamente ogni giorno. Anzi, la studiava. Così come non si sarebbe perso un minuto della partita del Parma, tifoso qual era: «Alessandro Rinaldi era stato allievo nella Clinica neurologica - racconta il professor  Manfredi Saginario -, ma poi aveva preferito odontoiatria. C'eravamo conosciuti ai tempi dell'Università e lui era molto scherzoso: allo stadio Sandrino commentava ogni comportamento dei calciatori con simpatiche battute in dialetto parmigiano: erano partite molto divertenti. E poi quelle cene con gli amici, a cui lui teneva molto: era una persona vivace,  che ti dava felicità, ma se aveva qualcosa da ridire non lo nascondeva, perché era diretto e qualche volta brusco. Comunque amorevole, che adorava la compagnia e viaggiare: conservo ancora le sue cartoline  che lui firmava con un dente».

Chi ha sete di sapere non sta mai fermo: la valigia sempre pronta con tanti libri letti e da leggere, ma anche con un'arma in più: la burla. «Insieme siamo stati a Mosca, quando ero lì inviato - confida Offeddu - e mi ricordo di averlo accompagnato nella clinica odontoiatrica, dove si usavano ancora i trapani a pedali. E lui si era fatto spiegare per filo e per segno il meccanismo. Sandrino è sempre stato curioso. Di una curiosità intellettuale infinita. Basta dire che tre giorni fa, quando l'ho sentito al telefono, per l'ultima volta, mi ha detto: “Sono stanco, i miei coetanei non ci sono più. E poi sono curioso di sapere cosa c'è dall'altra parte”». Con l'amico Offeddu i viaggi sono stati tanti, come quella volta in America.  «Pur avendo già una certa età è  salito su una di quelle torri altissime a Disneyland - continua l'inviato del “Corriere” -. C'è stato un tempo in cui si era comprato la macchina di Paperino per visitare tutta Europa. Sandrino era un ottimo dentista, ma che belle quelle chiacchierate e quelle cene con tanti giornalisti: lui si voleva informare su tutto». La curiosità di un bambino, che aveva sempre voglia di «giocare», l'amore per gli animali, per i suoi cani, in primis la sua Marcellina, e una sensibilità non comune per il jazz e la classica: «Quanto aveva sofferto per la morte del maestro Fabiano Monica», chiude Offeddu. E ora che Sandrino Rinaldi non c'è più, lo vediamo ancora là, nella Monument Valley, seduto accanto a un capo sioux e all'amico giornalista, ad ascoltare il silenzio, mentre il suo sguardo si perde all'orizzonte.