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ANNIVERSARIO

Trent'anni fa moriva Guerrino Cavalli, l'umanità in redazione

Fedele all’insegnamento dello zio sacerdote, cominciò al quotidiano cattolico «L’Avvenire d’Italia», poi una lunga carriera alla Gazzetta

di Aldo Curti -

20 novembre 2020, 09:12

Trent'anni fa moriva Guerrino Cavalli,   l'umanità in redazione

In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Guerrino Cavalli, pubblichiamo l'articolo scritto nella circostanza dall'allora condirettore della Gazzetta.

Ho conosciuto Guerrino Cavalli (Ninni per gli amici) sui campi di calcio, negli anni di guerra, lui mediano del «Romagnosi», io del «Melloni»: un approccio all’insegna dell’amicizia e della lealtà, in momenti nei quali la vita quotidiana era una lotta continua.

Proveniva da Noceto, era nipote di don Giuseppe Cavalli, uno dei sacerdoti più prestigiosi e coraggiosi della Resistenza del Parmense: e proprio alla scuola dello zio Guerrino ha improntato tutta la sua vita, all’insegna di un rigore morale che lo ha sempre distinto.

Nel dopoguerra, pur non abbandonando la passione calcistica che lo ha visto apprezzato protagonista del dilettantismo locale in varie squadre della provincia, Guerrino Cavalli consegue la laurea in Farmacia e si impiega presso il Laboratorio caricamento proiettili di Noceto. Nel frattempo la sua famiglia (il padre dipendente della Banca del Monte) si era trasferita a Parma; comincia così per lui la vita del «pendolare» fra la città e Noceto. In motorino, sempre puntuale e preciso, sfidando anche le più rischiose condizioni atmosferiche, dal freddo alla neve, alla nebbia. Sempre fedele all’insegnamento dello zio, sempre vicino alle organizzazioni religiose, è conquistato dal fascino del giornalismo, frequentando la redazione parmense del quotidiano cattolico «L’Avvenire d’Italia» (al tempo edito a Bologna e diretto da Raimondo Manzini), del quale diviene presto il responsabile.

Dapprima divide la sua attività tra il Laboratorio e il giornale. Poi si impegna esclusivamente in redazione. Guerrino Cavalli offre ai lettori un panorama ampio ed esauriente della vita della città, dalla politica allo sport, e nonostante l’esiguità di uomini e di mezzi a sua disposizione. La «Gazzetta di Parma» è già in quegli anni il quotidiano più diffuso nella nostra provincia e conquista quote di mercato sempre più ampie, ma la paginetta dell’«Avvenire» redatta da Guerrino Cavalli – che fra l’altro «alleva» qualche giovane promettente – difende dignitosamente le sue posizioni e Ninni mette in luce grandi doti di professionalità che lo portano anche a un distacco a Bologna presso la redazione centrale come caposervizio delle province.

E così quando, a metà del 1968, in «Gazzetta», il sottoscritto viene promosso al ruolo di redattore capo e deve abbandonare l’incarico di capo-cronista, ecco l’indicazione per il sostituto: Guerrino Cavalli. Il direttore Molossi è d’accordo, la sua proposta agli editori (il presidente della Segea è il dottor Marco Pauri) è accolta e Cavalli entra quindi nel nostro «staff», primo giornalista del dopoguerra a essere assunto con la qualifica di capo-servizio. Non manca chi mostra qualche perplessità: la linea politica della «Gazzetta» non è proprio sempre in sintonia con quella dell’«Avvenire», ma Guerrino Cavalli mette tutti a tacere con un comportamento di grande professionalità, senza mai tradire i suoi ideali di fondo, ma anche senza mai pretendere di imporli, sempre ligio al rispetto dell’obiettività e dell’imparzialità.

Per quasi 14 anni, esattamente fino al febbraio del 1982, Guerrino Cavalli guida la cronaca con impegno, dedizione, competenza, il tutto accompagnato da eccezionali doti umane, che lo segnalano come amico di tutti, sincero, buono, generoso, in quel disimpegno dalle gerarchie che ha sempre contraddistinto la vita interna del giornale. Amico con tutti, dal direttore all’ultimo degli assunti.

Nel febbraio 1982 è promosso vice-redattore capo insieme con un altro collega ugualmente bravo come Nuccio Acquarone, pure lui stroncato da un destino avverso qualche tempo fa.

Ancora un lungo periodo al servizio del giornale, sempre pronto, attivo, disponibile: poi, un anno fa, il pensionamento, mentre le condizioni di salute si erano fatte piuttosto cagionevoli. E qui Guerrino Cavalli ha fornito l’ultima, disperata prova del suo grande coraggio e della sua edificante fede: supera momenti di crisi gravissima, si riprende, vuole vivere. La sua ultima visita agli amici del giornale è di non molti giorni fa. Ieri mattina, purtroppo, il collasso fatale.

Mi inchino, insieme con tutta la famiglia della «Gazzetta», davanti alle sue spoglie. Conserverò sempre, negli anni che ancora mi restano, il ricordo di un collega e di un amico di straordinaria professionalità e dirittura morale, che lascia come conforto alla moglie, ai figli e ai tanti amici un retaggio di straordinario valore umano e civile.