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AGROSVOLTARE

L'appello: «La gente ci aiuti a vincere il premio»

Il concorso «Coltiviamo agricoltura sociale» destina  40mila euro ai tre migliori progetti
 

di Roberto Longoni -

23 novembre 2020, 08:57

L'appello: «La gente ci aiuti a vincere il premio»

L'appoggio dei parmigiani sta  sbocciando come in primavera i frutteti di Pontescodogna. Voti su voti hanno permesso ad AgroSvoltare di scalare la classifica del quinto   concorso nazionale Coltiviamo agricoltura sociale,  guadagnando  33 posizioni in pochi giorni. Da 38esimo che era martedì, ieri sera il progetto è salito al quinto posto. «Ma l'obiettivo è rientrare nei primi tre. Dobbiamo riuscirci entro le 24 di giovedì» sottolinea Simone Strozzi, presidente dell'onlus Svoltare, al cui nome  si è aggiunto  «Agro». Prefisso magico a indicare un'agricoltura che lavora la terra seminando umanità. Chi  è abituato a impegnarsi nel segno di  un'armonia silenziosa, sotto il sole e all'ombra dei Boschi di Carrega ora suona le trombe per  una chiamata generale  alle urne digitali: basta accedere al link www.coltiviamoagricolturasociale.it/iscriviti/ per dare un contributo fondamentale a chi ce la mette tutta  per  fare del mondo un luogo meno sofferente e indifferente.


Ma anche il  bene, per essere realizzato, ha bisogno di poter contare sull'ossigeno dei finanziamenti. Facile immaginare quanto possano essere utili  i 40mila euro messi a disposizione da «Coltiviamo agricoltura sociale», il bando organizzato da Confragricoltura, onlus Senior-L'etàdella saggezza  e  Reale Foundation.  Svoltare ha superato una prima selezione, già durissima. Dei 500 (abbondanti) progetti iniziali giunti da tutt'Italia ne sono rimasti 45. Ora, un'ulteriore scrematura farà scendere il loro numero fino a 30. Il voto dei cittadini, possibile fino al 26, stabilisce non solo quali siano i 15 esclusi, ma permette che i primi tre possano avere un bonus di 5 punti del quale poi dovrà tenere conto la giuria di specialisti chiamata a stabilire la classifica finale.


AgroSvoltare non è il nome di un'iniziativa sognata tutta da realizzare, bensì di una realtà già rodata. Ha anche un secondo nome, ancora più esplicativo: Custodi della biodiversità e della giustizia sociale. Ma di che cosa si tratta? «Di un progetto  - risponde Strozzi - di agricoltura sociale e biologica che accoglie persone fragili e svantaggiate che diventano i nuovi custodi della biodiversità, raggiungendo un’identità lavorativa. Nell’area protetta dei Boschi di Carrega coltiviamo la terra recuperando le tradizioni contadine, seguendo i cicli della natura e restituendo dignità sociale attraverso percorsi formativi in agricoltura». Già è tanto, ma si vuole fare di più. «Vogliamo avere la possibilità di  ampliare il nostro progetto  - prosegue il presidente della onlus - per rispondere  a un grande interrogativo: che cosa succederà ai nostri frutti e ortaggi antichi, quando i nostri contadini più anziani non ci saranno più?»
AgroSvoltare impegna dal 2018 una ventina di persone. Quattro provengono dal mondo della detenzione, sei da quello della disabilità fisica, quattro da quella psichiatrica. Sette, invece, sono stati segnalati dai Servizi sociali nell'ambito del progetto Inside: individui alle prese con  disagi socioabitativi e relazionali. Nelle tre serre di Pontescodogna, nei sei ettari di orti, nei vivai di piante autoctoni, tra i 300 alberi da frutto  scoprono un nuovo orizzonte sporcandosi le mani di terra.


«Il progetto - sottolinea Strozzi -  si sviluppa in natura e permette alle persone di sentirsi utili e accolte. È educativo e formativo». Ed è produttivo. Dai cavoli ai finocchi, dall'insalata alle patate, dallo zafferano ai broccoli, per parlare solo delle verdure di stagione: tutto ciò che è in vendita nel negozio di  Pontescodogna o in borgo Onorato 6 (dove la onlus ha sede) è coltivato e raccolto dagli «accolti» dalla onlus, con l'aiuto di tre educatori. E così  i succhi, le conserve le confetture e il miele... Delle 25 famiglie di api di Svoltare, la maggior parte è ai Boschi di Carrega. Ma sei, grazie alla collaborazione del garante dei detenuti Roberto Cavalieri, sono in carcere. Sa molto di utopia realizzata che anche via Burla possa produrre qualcosa di tanto dolce.
«Un progetto come questo - prosegue il presidente dell'onlus - vuole unire e includere. Va al di là degli schieramenti». Strozzi e Roberto Ferrara, al suo fianco in borgo Onorato, hanno già chiaro come investire gli  auspicati 40mila euro del premio. «Undicimila nell'acquisto di una quarta serra, 10mila in attrezzi agricoli, tra i quali un trattore usato e le biciclette (simili ai grilli del Giardino) che permettano la raccolta delle fragole anche a chi è costretto su una sedia a rotelle, 5mila per comperare nuove piantine, 7mila per la formazione nell'agricoltura sociale dei nuovi accolti. Infine, 5mila  appresenterebbero un contributo per il laboratorio delle trasformazioni». Una pioggia di voti benedica i campi (biologici) dell'inclusione.