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la lettera

Una studentessa: «Era inutile riaprire le scuole se non c'erano i trasporti»  

26 novembre 2020, 08:53

Una studentessa: «Era inutile riaprire le scuole se non c'erano i trasporti»  

Lei lo chiama «uno sfogo», ma nelle sue parole si legge molto di più della delusione di non poter avere la scuola aperta. Una lettera che Ana Luciana, 18 anni di Sorbolo e studentessa della 4ªD dell'istituto Bodoni, ha scritto alla «Gazzetta»: «La situazione attuale è insostenibile - scrive Ana Luciana Tuh -. Indubbiamente le regioni andavano chiuse e anche le scuole, a causa della crescita della curva dei contagi, ma magari non andavano proprio riaperte? Perché riaprire le scuole se non c'erano i trasporti, per poi richiuderci in casa?  Ma qualcuno ha pensato alle conseguenze psicologiche che ci sono per i giovani?». 
Torna il ricordo di quei viaggi sui bus pieni: «Studiare è necessario - continua Ana Luciana - così come è necessario andare a scuola, vedersi con gli amici, fare delle attività piacevoli, insomma avere emozioni positive.   Gli adulti stressati in casa, i professori stressati a scuola e noi giovani siamo impotenti, possiamo solo subire pressioni da tutte le parti, senza avere nessuna valvola di sfogo. Era inutile riaprire le scuole se non si avevano i trasporti, io sono stata testimone di continui assembramenti a causa del trasporto per un lungo periodo. Reputo inutile anche richiedere un rendimento proficuo dagli studenti che giustamente perdono la voglia di fare qualsiasi cosa. Il riposo e lo studio vanno bilanciati a parer mio. Non reputo giusto che sia permesso andare a scuola con gli assembramenti sui trasporti e che sia vietato  vedere il proprio ragazzo o l'amico o fare attività fisica in palestra (rispettando tutte le norme riguardanti il covid). Oltre a tutto questo, mi ritrovo in quarta a dover recuperare ore di alternanza scuola lavoro con corsi pomeridiani (in quanto non è possibile andare a lavorare nelle aziende); di conseguenza non sono più solo 5 ore di scuola al computer, ma 8 ore. Per finire - conclude la lettera -, non vorrei neanche parlare delle ragazze/i che hanno deciso di lasciare il percorso di studi per la situazione difficile e pesante che si è creata».  M.V.