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Vignali: "Abbiamo cambiato Parma". Il Pd "No al revisionismo". Lavagetto: "Due progetti diversi". FdI: "Guardiamo al futuro"

24 gennaio 2021, 17:51

Vignali: "Abbiamo cambiato Parma". Il Pd "No al revisionismo". Lavagetto: "Due progetti diversi". FdI: "Guardiamo al futuro"

Botta e risposta tra l'ex sindaco di Parma, Pietro Vignali e l'ex assessore Lavagetto. Al centro del dibattito l'esperienza politica e amministrativa civica, una delle prime italiane, vissuta tra Ubaldi e Vignali. Se per l'ex primo cittadino si tratta di una lunga ed unica esperienza (13 anni) positiva, per l'ex assessore sono due esperienze differenti. E' intervenuto anche il Pd, che ha parlato di  un giudizio negativo sull'impostazione politica delle Giunte Ubaldi prima e Vignali poi,  e anche sui loro risultati. Infine FdI ha risposto più all'intervento del Pd, definendolo lecito, ma privo dell'analisi che la stagione amministrativa del centrodestra parmigiano, archiviata poi per via giudiziaria, è stata fortemente voluta dalla città, rimasta bloccata, impantanata, ingessata dopo decenni di grigie amministrazioni di sinistra.

La lettera dell'ex sindaco Pietro Vignali

Gentile direttore,
vorrei fare una  riflessione che, partendo da alcuni sviluppi recenti personali, vorrei allargare a tematiche a lungo dibattute e di recente anche sul suo giornale, sulle quali ho sempre volutamente evitato di intervenire. 
I miei chiarimenti potranno sembrare marginali rispetto agli sconvolgimenti che la pandemia ha portato. Non dobbiamo però rinunciare a costruire le sorti della nostra comunità imparando tanto dai successi quanto dagli errori. Una serena riflessione, dopo essere stato in silenzio per lungo tempo, per fornire chiarimenti su un periodo recente, personale e collettivo integrante della storia mia e della città. A luglio ho ricevuto la notizia che il Tribunale ha archiviato, dopo 10 anni, una nota inchiesta a mio carico tanto infamante quanto inconsistente su richiesta della Procura che ha riconosciuto «errori investigativi». Pochi giorni dopo il Tribunale di Bologna ha deliberato la mia riabilitazione anche per  altre indagini aperte in quel periodo annullandone gli effetti giuridici. Ho provato sollievo dopo momenti difficili. Anni nei quali il silenzio ha parlato per me. 
Ho dedicato 13 anni alla città anni trascurando vita privata e professionale. In quel periodo, grazie alle amministrazioni civiche, Parma ha cambiato volto: quando mi insediai (Ubaldi Sindaco) come assessore alla Viabilità e ambiente c’era solo un tratto di tangenziale con un semaforo! Anni di intenso lavoro che avevano portato Parma a scalare le classifiche delle città più vivibili per qualità della vita, servizi, asili, sport, innovazione migliorando socialità, viabilità, pulizia, vivacità culturale e sicurezza con presidi fissi. Siamo rimasti in vetta per mobilità sostenibile e ambiente trasformando la città e passando dalla “maglia nera” d’Italia al podio. 
Il dibattito per le inchieste ha offuscato le realizzazioni che avevano reso Parma un modello. Tra queste il nuovo Festival Verdi (inaugurato dopo la mia elezione), la storica mostra sul Correggio (più visitata d’Italia) e la destinazione del Palazzo del Governatore per l’arte contemporanea. Il Quoziente familiare  e l’Housing sociale (primi casi nel Paese). E ancora la “carta per la sicurezza”, i progetti per l’Efsa (nuova sede e istituzione Scuola europea) e il completamento di infrastrutture avviate anni prima come tangenziale, complanare (che ha salvato Cibus) e i nuovi impianti del rugby e del baseball per citare i principali mantenendo la tassazione tra le minori in Italia. 
Avrò fatto anche errori: in alcuni casi avrei dovuto confidare meno di altri e mi è stato detto che avrei dovuto fermare alcuni progetti problematici avviati dall’amministrazione precedente (stazione, Pasubio, Ghiaia, Ponte Nord) ma questo non è stato possibile essendo già appaltati prima del mio insediamento. È stata fatta confusione sul presunto rischio di dissesto del Comune. Pericolo che non c’è mai stato come riconosciuto anche dal primo assessore al Bilancio dell’Amministrazione successiva alla mia che dichiarò in Consiglio che «chi parla di dissesto del Comune lo fa a sproposito oltre che in modo irresponsabile». Non nego ci fossero problemi ma in città si è diffusa un’informazione non corretta e parziale nata da un grave errore del commissario Ciclosi: aver comunicato la situazione del Comune che teneva conto dei soli debiti senza considerare crediti e attivo. Un’assurdità contabile che ha destato allarmismo. In realtà, nonostante l'epocale crisi del 2008 scoppiata pochi mesi dopo la mia elezione, l’attivo di Comune e partecipate superava i debiti di circa 637 milioni di euro. L’indebitamento del Comune era inferiore (fonte ministero dell'Interno) alla media nazionale (883 euro per abitante contro i 1.235 nelle città capoluogo) e la cassa al momento delle mie dimissioni superava i 55 milioni di euro a cui  andavano aggiunti  71 milioni di euro ottenuti dal governo. 
Due erano i problemi: il patto di stabilità e alcune società i cui interventi sono stati deliberati prima del mio insediamento: in particolare Spip e due società costituite anni prima (stazione e Pasubio) trovatesi in difficoltà perché il massimo sviluppo ha coinciso con il picco della più grossa crisi dal dopoguerra. Nonostante il periodo difficile di debiti ingenti ne abbiamo anche tolti perché fermando un'opera abbiamo generato un beneficio di 200 milioni di euro. 
Rimane l’amarezza ma anche gli insegnamenti che questa esperienza mi ha trasmesso. Ho visto allontanarsi amici e collaboratori. E questo è uno degli aspetti più tristi anche se non mi sono mai mancate manifestazioni d’affetto da parte di tantissimi cittadini. Ora mi auguro che questa crisi per la pandemia possa essere stimolo per migliorare la sanità e l’occasione per ripensare il futuro delle città, partendo dalle periferie alle prese con problemi sociali, sicurezza e degrado. Dopo un anno da impotenti spettatori della nostra storia e in cui le istituzioni centrali sono state a volte in balia degli eventi e con scelte non sempre coerenti penso che nel 2021 dovremo cercare di essere noi i protagonisti di scelte importanti. Conosco Parma e so che saprà guadagnarsi la sua meritata rinascita dopo questa crisi drammatica. Questo il mio augurio più sincero. 

 

La replica dell'ex assessore Giampaolo Lavagetto

In merito al comunicato dell'ex Sindaco Pietro Vignali apparso oggi sul vostro giornale, mi corre l'obbligo di segnalare come non ritenga corretto considerare quel periodo di 13 anni di governo della città come  un unico progetto politico-amministrativo senza soluzione di continuità. Al contrario, la diversità tra la gestione operata da Vignali rispetto a quella del suo predecessore, oltre che a portare alla scissione di Civiltà Parmigiana operata dallo stesso Vignali per dare vita ad un proprio movimento civico, si palesò in tutta la sua evidenza nella discussione in consiglio comunale dell'assestamento di bilancio del 2010 in cui, come riportarono i quotidiani locali, Ubaldi, motivando la sua astensione al voto, rivolgendosi all'allora assessore al Bilancio affermò che “deriva da un imbroglio su mutui e BOT verso imprese che non possiamo pagare”. Del resto, anche i giornali dell'epoca, riportarono dichiarazioni nel giorno delle sue dimissioni, in cui Vignali dichiarò che se avesse saputo che la crisi economica non fosse finita e che il Governo stesse per imporre un nuovo patto di stabilità, non avrebbe fatto certi investimenti. Fatta chiarezza sulla diversità delle due esperienze, ogni cittadino potrà farsi la propria opinione su cosa abbia rappresentato l'esperienza di Governo dell'uno e dell'altro Sindaco per la nostra città

La risposta di Filippo Fritelli e Michele Vanolli, segretario provinciale e cittadino del Pd

Ci sono molti modi per "cambiare il volto" di una città. Nello specifico, quello a cui si riferisce l'ex sindaco Vignali, ha lasciato cicatrici ben visibili sul volto di Parma e i danni li hanno pagati i cittadini in quasi un decennio di sacrifici.
Non ci appassiona il dibattito su quella stagione politica, anche per rispetto delle vicende umane e giudiziarie di alcune delle persone coinvolte.
Tuttavia, non possiamo esimerci dall'intervenire, perché non possiamo accettare in silenzio che si faccia un tentativo, neppure troppo velato, di revisionismo storico o, peggio ancora, di restaurazione.
Il nostro giudizio sull’impostazione politica delle Giunte Ubaldi prima e Vignali poi,  e sui loro risultati, era e resta negativo.
E' un fatto storico, non un opinione, che il Comune di Parma, al culmine di quella amministrazione, si è trovato sommerso dai debiti e a rischio default, poi fortunatamente scongiurato.
Sono un fatto storico i progetti della metropolitana, della Ghiaia, della Stazione, del Ponte Nord, i cui risultati sono ancora ben radicati non soltanto nei ricordi dei cittadini di Parma, ma anche nel nostro presente, visto che sono sotto i nostri occhi ogni giorno.
E ancora, le operazioni finanziarie spericolate realizzate utilizzando il sistema delle società partecipate, che hanno portato ad un bilancio con “gravi irregolarità”, per citare l'espressione utilizzata dalla Corte dei Conti.
Ciò detto, preferiamo lasciare agli storici il giudizio su  quella stagione politica, preferendo porre la nostra attenzione su altri temi.
Nel 2022 a Parma si aprirà un ciclo politico nuovo, potenzialmente in grado di guidare la città fino al 2032, per questo motivo pensiamo che sia più utile ed importante concentrare il dibattito tra le forze politiche sui progetti per il futuro della città.
Progetti che devono avere al centro la visione di una città sostenibile, solidale, connessa e a misura d'uomo, come più che mai impone la prospettiva determinata dal Covid; prospettiva, che rende anacronistico ogni ritorno al passato quand'anche - e non è il caso dell'era Vignali- avesse rappresentato una stagione proficua.

Interviene Stefano Bosi, coordinatore provinciale di FdI

L'intervento dell'ex sindaco Vignali, rinfrancato dalla recente riabilitazione giudiziaria, sulla Gazzetta, ha provocato l'immediata reazione del partito democratico che, in una nota, dichiara inaccettabile qualsiasi tentativo di revisionismo o addirittura di restaurazione. Che il PD conservi un giudizio negativo circa l'operato delle giunte Ubaldi e Vignali è ovviamente legittimo così come condivisibile è l'intenzione di voler volgere lo sguardo al futuro di questa città che oggi ci appassiona assai più delle dispute sul passato. Senza però dimenticare che la stagione amministrativa del centrodestra parmigiano, archiviata poi per via giudiziaria, è stata fortemente voluta dalla città, rimasta bloccata, impantanata, ingessata dopo decenni di grigie amministrazioni di sinistra. Come il PD, anche Fratelli d'Italia auspica che dal 2022 si possa aprire un ciclo politico nuovo: Parma lo merita e oggi più che mai ne ha necessità. Serve infatti inaugurare una nuova stagione amministrativa che sappia progettare il rilancio e la rinascita della città e che sappia essere audace, lungimirante, ambiziosa, concreta. Il partito democratico chiude la propria nota auspicando una città "sostenibile, solidale, connessa e a misura d'uomo": espressioni che sembrano una risonanza della abituale e sterile retorica della stagione Pizzarottiana, loro alleato alle ultime elezioni regionali. Una retorica saldamente ancorata in una visione ideologica sinistra e radical, capace di produrre soprattutto inconsistenti azioni simboliche, ma anche responsabile di aver diviso la città, facendola precipitare nel degrado, nell'insicurezza, nell'immobilismo, nell'impoverimento sociale ed urbano. Il prossimo decennio sarà cruciale per la rinascita di Parma e Fratelli d'Italia, insieme a tutto il centrodestra, è pronta a raccogliere la sfida.

 

Francesca Gambarini, coordinatore regionale Cambiamo!

Non vogliamo perdere tempo a fare paragoni tra com'era Parma nel periodo delle amministrazioni di centrodestra e Parma com'è ora. Parma era un gioiello, all'avanguardia in Europa su tanti fronti - dalla sicurezza all'impresa, dalla cultura all'ambiente, al sociale - e con tanti progetti per crescere ancora. Oggi Parma è purtroppo una città ripiegata su sè stessa, insicura e senza slancio verso il futuro. Il paragone è impietoso e non ci interessa farlo perchè vogliamo guardare al futuro e chiudere definitivamente l'esperienza Pizzarotti. Non vogliamo perdere tempo neppure a discutere con il Pd che, senza altri argomenti, agita ancora lo spauracchio di un default rivelatosi totalmente falso. Noi guardiamo al futuro e lavoriamo per ridare a Parma un'amministrazione di centrodestra, che la faccia tornare ad essere quel gioiello che tutti noi vogliamo che sia.