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progetto Lightup

La sentenza del Consiglio di Stato: può riprendere la sperimentazione sui macachi a Parma e Torino

I due atenei: "Preoccupazione e rammarico per il ritardo accumulato e le false accuse"

28 gennaio 2021, 20:19

La sentenza del Consiglio di Stato: può riprendere la sperimentazione sui macachi a Parma e Torino

Il Consiglio di Stato mette fine alla lunga querelle sulla sperimentazione sui macachi e, dopo lo stop dello scorso ottobre, conferma in via definitiva la validità dell’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute per il progetto Lightup delle Università di Torino e di Parma, che ha l’obiettivo di ridare la vista a migliaia di persone che l’hanno persa. «Ci auguriamo ora il miglior successo della ricerca a beneficio del progresso delle conoscenze e della salute dei pazienti», commentano i due atenei, mentre la Lav parla di «speranze di salvezza svanite per gli animali». E annuncia nuove battaglie. 


Il progetto era stato sospeso una volta dal Consiglio di Stato un anno fa, poi a maggio il Tar aveva respinto i ricorsi degli animalisti dando, appunto, di nuovo via libera alle sperimentazioni, bloccata dai giudici amministrativi che oggi, in udienza collegiale, hanno dato via libera alla sperimentazione. «La sentenza - dichiara Giuliano Grignaschi, direttore di Research4Life - sancisce definitivamente che tutto è stato fatto nel rispetto delle normative e degli obiettivi di una sperimentazione che è giudicata di grande interesse a livello europeo». 


Soddisfatti anche i due atenei: la pronuncia - dicono - prova oltre ogni ragionevole dubbio l’inattaccabile solidità e correttezza sul piano etico, tecnico-scientifico e formale non soltanto del progetto ma anche dell’iter autorizzativo svolto dagli organismi competenti, Ministero della Salute in primis. Restano però preoccupazione e rammarico per «il considerevole ritardo accumulato (ben 20 mesi) nelle attività progettuali, nonchè le false accuse rivolte contro dottorandi, ricercatori, personale e istituzioni pubbliche a causa della campagna denigratoria che, per alcuni tratti, ha travalicato i limiti del confronto sereno e del reciproco e doveroso rispetto su questioni tecnicamente complesse e con indubbi, delicati, risvolti etici, sfociando anche in minacce, aggressioni e deturpazioni perpetrate su suolo ed edifici pubblici delle città e degli Atenei coinvolti». 
«Oggi non ha perso solo la Lav e gli oltre 440'000 cittadini che hanno aderito alle nostre richieste, ha perso tutta la ricerca, ha perso l’Italia - è invece l’opinione della biologa Michela Kuan, responsabile Lav Ricerca senza animali - dove si continua a voler difendere una sperimentazione fuorviante, dispendiosa e ancorata al passato, a discapito del diritto e della vita di tutti e dei metodi innovativi di ricerca. Non ci fermeremo qui». 

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